Caos vaccini a Cerignola, la testimonianza: “Famiglie dei disabili lasciate sole”

Caos vaccini a Cerignola, la testimonianza: "Famiglie dei disabili lasciate sole"

Un racconto lucido e puntuale di ciò che è successo in questi giorni al Tatarella di Cerignola, dove la ASL ha messo in piedi un’organizzazione alquanto inadeguata del servizio vaccini. A parlare, attraverso una lettera, è Marilla, una giovane ragazza cerignolana presente durante il weekend straordinario di somministrazione dosi per categorie fragili. Di seguito la sua testimonianza ed il suo appello.

La mia è una testimonianza di quanto è accaduto sabato, una delle giornate di vaccinazione garantite a conviventi e cargiver di persone con disabilità:

In queste ultime ore mi sta capitando di leggere le numerose critiche in merito all’assembramento dovuto ai 3 giorni di vaccinazioni, fine settimana garantito anche ai cargiver e conviventi di persone con disabilità (legge 104/92 art. 3 c. 3). A chi scrive “che ora siamo tutti familiari/cargiver di disabili” rispondo che le disabilità sono tante, le famiglie (nucleo familiare) è altrettanto vario, sabato, rispetto alla foto che gira, eravamo almeno il doppio di quella folla, non perché non sappiamo rispettare una fila, come qualcuno afferma, ma perché, ahimè, è giusto dire che questi 3 giorni sono stati organizzati male. Questo ovviamente ha facilitato i “furbetti” dell’ultimo momento a infiltrarsi, ad entrare da quella che era l’uscita, alimentando quindi rabbia e ulteriori ritardi con la conseguente diminuzione della quantità di vaccini. Famiglie intere, disabili, fermi ad aspettare dalla mattina, un diritto; un diritto che stentava ad arrivare, mi duole aver visto ragazzi con disabilità essere tornati indietro, rinunciando a un loro diritto! Perché è stato estenuante, fisicamente e mentalmente, più volte i medici e le guardie giurate ci dicevano “andate via, non ci sono abbastanza vaccini”, ma molti di noi hanno insistito, sono rimasti fino alle 19, perché almeno loro, ragazzi e non, con disabilità ne avevano il sacrosanto diritto.

C’è stata confusione, ci hanno detto che non si aspettavano tutta questa gente. Non mi sento di incolpare nessuno, anche se le cose non dovrebbero essere così, ma vorrei che si parlasse con giusta causa, io c’ero, ho visto e sentito cose allucinanti. Medici, conosciuti nella nostra città, che ci auguravano “buona fortuna” , ma buona fortuna di cosa?! Essere sbeffeggiati per cosa? Per garantire sicurezza a un fratello, un genitore disabile? Perché se in ospedale ci vado io non è un problema, ma se ci va mio fratello, o un parente che vogliamo tutelare la storia è diversa; “noi oggi chiudiamo alle 17:30” (la chiusura era prevista alle 18:30). Quindi io dico di andare oltre a una foto pubblicata su un articolo, tutti sapevamo che non era normale stare così, ma le cose vanno vissute, e io scrivo perché c’ero.

Se qualcosa è andata storta è colpa di tutti noi, tutti nessuno escluso, è inutile battersi il petto ora perché purtroppo un ragazzo disabile non ha potuto accedere a un SUO DIRITTO morendo SOLO, in ospedale, dobbiamo tutti vergognarci, i messaggi di cordoglio non servono a niente, noi famiglie con disabili non veniamo mai ascoltate MAI, quando succede?? Quando accade qualcosa di brutto, qualcosa che faccia notizia e poi dove sono tutti gli altri giorni quelle persone che spendono solo belle parole?! Se sabato abbiamo potuto vaccinarci è solo grazie ad un signore, di cui non conosco il nome, che ha lottato letteralmente per garantirci questo diritto e lo voglio ringraziare, io come le altre famiglie sicuramente. Noi una voce l’abbiamo e anche forte, ma veniamo ascoltati solo quando fa “comodo”, solo quando c’è da prendersi un merito, ma le battaglie, perché questo sono, le affrontiamo noi famiglie SOLE e accanto a noi non c’è mai nessuno, nessuna istituzione, nessun partito, nessun politico NESSUNO. Allora l’unica cosa che possiamo fare è stare zitti, tutti, ed assumerci ognuno la propria colpa.

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