IL PUNTO | Cerignola da Terzo Mondo, serve più Stato

| IL PUNTO | Il foggiano è tra le prime province in Italia per il traffico illecito di rifiuti: Cerignola, sin dalla fine degli anni 90, è stata interessata da inchieste per il tombamento dei rifiuti nelle campagne di Pozzo Monaco o in zona Diga Capacciotti.

Il meccanismo è quello del sandwich, raccontato dai pentiti napoletani del clan dei Casalesi, ed è proprio quel panino velenoso ad aver inquinato – e ad inquinare ancora oggi – l’agro cerignolano, il terzo in Italia per estensione e grandezza.

Cerignola è un caso nazionale, così come lo sono I 5 Reali Siti. La monnezza è un business irrinunciabile perchè dietro le tonnellate sepolte sottoterra ci sono giri milionari di soldi e affari. Anche di morte, malattia e sofferenza. A parte i proclami – tra l’altro isolati- nessuna forza politica riesce o vuole imporre il tema degli illeciti ambientali nell’agenda politica.

Ci si dovrebbe sedere a tavolino per studiare una forma di contrasto allo sversamento dei rifiuti. Si dovrebbe creare un ponte con le istituzioni nazionali per ottenere fondi speciali per la bonifica dei numerosi siti inquinati, perchè a processo finito in molti casi non c’è possibilità  di arrivare alla sanificazione delle cave.

E alle pene ridicole imposte da legge, si aggiunge la beffa delle bonifiche mancate. Tutto questo non trova spazio sui media, negli interventi di maggioranza e opposizione. Mentre dal napoletano, dalla Terra dei Fuochi, l’avviso rimane lo stesso da almeno 5 anni: “”I nostri camion arrivano da voi nel foggiano, attenzione””.

Di questo la politica dovrebbe farsene carico in maniera certa e determinata. Non una parola dell’europarlamentare Gentile, che tra Campania e Capitanata ha preso i voti per farsi eleggere a Bruxelles; non una parola di Metta, che dispensa invece elogi per sagre e festicciole. Non una presa di coscienza seria delle opposizioni e dei partiti extragovernativi, che invece dovrebbero incalzare i loro deputati di riferimento affinchè la situazione arrivi direttamente a Roma, ai tavoli del governo. Invece dai big romani c’è solo una processione perenne per spuntare candidature o innescare guerre fratricide nei partiti. E’ arrivata l’ora che il cittadino inizi a ripudiare il proprio eletto, se l’eletto non si occupa della salute della propria gente.

L’insipienza della classe politica locale è ormai ad un punto di non ritorno. C’è bisogno che i cittadini, svincolati da padrini e padroni, si riapproprino dei propri spazi e della propria salute. è il caso che chi non si adoperi per le vere urgenze del territorio venga considerato nemico stesso del territorio e non più semplice avversario. Di rifiuti si muore. Che siano sottoterra o accatastati in zona industriale. E nessun credo o tifo politico vale la salute.

Per questo serve più magistratura, più cittadinanza attiva e più Stato, per liberarci dal livellamento al ribasso che questa politica – trasversalmente- ci propina quotidianamente per nascondere la propria inadeguatezza alla risoluzione dei veri problemi.
Michele Cirulli

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