“”Un amore esemplare”” di Daniel Pennac in scena al Mercadante

Si abbassano le luci, la musica comincia a suonare e sul palco appare una donna che siede ad una scrivania, spalle al pubblico, ed inizia a disegnare. E’ Florence Cestac e i suoi acquerelli dipingono la casa di campagna dove Jean e Germaine vivono il loro “”amore esemplare””.

Si è concluso ieri, a Martina Franca, dopo le tappe di Foggia, Bari, Manfredonia, Brindisi e Cerignola, il tour pugliese dello spettacolo teatrale Un Amore esemplare, gioco teatrale fra racconto e fumetto, con la regia di Clara Bauer e tratto dal fumetto Un Amour Exemplaire di Daniel Pennac e Florence Cestac, edito da Dargaud.

Le parole di Pennac e i disegni di Cestac adattano al palcoscenico, dopo averlo fatto con la carta, le vite di Jean e Germaine, protagonisti di una storia d’amore straordinaria, esemplare, della quale fu testimone lo stesso Pennac, bambino in vacanza negli anni Cinquanta in un paesino dell’entroterra della Provenza, La Colle sur Loup. Jean è il primogenito del marchese di Bozignac, ricchissimo produttore di vino, e Germaine è la figlia dello straccivendolo Loignon.
Diseredato dal padre per aver sposato Germaine, Jean e sua moglie vivranno del loro amore e dell’amore per i libri. Così, Jean e Germaine “”non avevano una buona reputazione”” perchà© “”erano una coppia improduttiva””.
Spiega Pennac, “”nella buona società , per essere frequentabili, bisogna avere un mestiere, dei bambini, una seconda casa, bisogna uscire, ricevere, produrre conversazioni, citazioni, referenze, ricette, indirizzi, barzellette, racconti di vacanza, bisogna avere delle opinioni, delle convinzioni, una religione, un circolo sportivo, un ente di beneficenza…”” e invece i due non hanno nulla di tutto questo ma solo l’amore per l’altro: “”Jean aveva Germaine e Germaine aveva Jean e del loro amore non parlavano mai””.
L’incapacità , o forse il disinteresse, dei due all’omologazione sociale li rende esemplari per lo scrittore che sempre sognerà  un amore come questo. E l’amore quasi utopico eppure reale della coppia, raccontato dalla penna dello scrittore francese, sorvola con leggerezza non soltanto le barriere sociali, issate da chi li vuole relegati alla lontananza delle rispettive classi di nascita, ma scavalca con agilità  anche le barriere linguistiche, in uno spettacolo che passa con scioltezza dalla lingua francese a quella italiana, e quelle create dagli orrori della seconda guerra mondiale; Pennac riesce, così, a toccare anche temi storicamente profondi come l’Olocausto. In scena, con le musiche di Alice Pennacchioni, al fianco di Pennac e Cestac, tocca poi a Ludovica Tinghi, Massimiliano Barbini e Pako Loffredo animare brillantemente il racconto.
Lucia Pepe

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