Forum sui migranti a Cerignola, Romano : “”I muri prima o poi crollano””

La diocesi Cerignola-Ascoli Satriano ha acceso i riflettori sulla pervadente questione dei migranti lo scorso 31 marzo, con il forum sull’Accoglienza degli stranieri, tenutosi presso il Salone Giovanni Paolo II in Episcopio. Con la benedizione di Mons. Luigi Renna, la serata è trascorsa in due ore fiume, durante le quali sono state messi al bando gli isterismi del mondo esterno.

Il tema rovente, che non manca mai di accendere gli animi presso larghi strati della popolazione italiana, ha avuto come colonne portanti soprattutto i risultati concreti, messi a segno ed esposti con chiarezza e vivacità  da padre Dante Carraro, esponente di Cuamm-Medici per l’Africa, organismo di volontariato sorto presso la diocesi di Padova, e le ricette da calare nella gestione delle emergenze, tramite le parole del senatore Lucio Romano, eletto nella lista montiana Scelta Civica, e membro della Commissione Affari Ue e Migrazione. Approdato a Cerignola su invito dell’organizzatrice e presidentessa della sezione cittadina di Scienza e Vita, associazione di sensibilizzazione sulla bioetica, prof.ssa Italia Buttiglione, il medico di Aversa e docente presso l’Università  Federico II non ha lesinato ammonizioni veloci e puntuali. Intervenendo in medias res, ha subito posto all’attenzione della platea sull’arrivo di <<milioni di persone che si stanno muovendo a causa della guerra. 65 milioni di persone sono costrette a fuggire, ma sono dati sottostimati. La storia ci insegna che i muri prima o poi crollano. Queste persone non verranno fermate dalla paura. La sicurezza non deve prevalere sulla cultura dell’accoglienza e dell’integrazione””. Per via del suo incarico relativo alle politiche comunitarie, con franchezza disarmante esorta a discutere razionalmente del fenomeno migratorio, perchà© “”nel momento in cui non avviene, per quanto si possa svolgere un’azione diplomatica, scatteranno disintegrazioni””.

Alle nostre domande risponde con flemma mista a forma persuasiva. I suoi occhi tradiscono un’intima ansia, anche se le sue parole sono ferme e precise. “”L’impegno dell’Italia è particolarmente forte per una condivisione e assunzione di responsabilità . Non solo in termini di accoglienza, ma anche di ricollocazione dei migranti che arrivano sulle nostre sponde. Un impegno significativo che si traduce con iniziative. La prima è quella del Migration Compact, nell’ambito della quale l’Itlaia sta spendendo molte energie, e l’altra è l’istituzionalizzazione dei corridoi umanitari. A tutt’oggi, sono a capo a realtà  associative, come la Conferenza Episcopale Italiana, la Tavola Valdese, la Comunità  di Sant’Egidio. Un percorso che si sta portando avanti con accordi bilaterali con la Tunisia, in Niger e la Stessa Libia, per creare condizioni di sicurezza e controllo in quelle nazioni particolarmente impegnate in questo tema”” enuncia.

Fiero avversario dei nazionalismi in crescita nell’Eurozona, a dimostrazione del quale basti leggere il suo recente intervento sull’Huffington Post della settimana scorsa, Lucio Romano è anche profondamente consapevole del carico di responsabilità  cui l’Italia deve andare incontro per poter tenere fede ai suoi impegni nell’ottica della cooperazione europea. “”L’integrazione sottende una corresponsabilità  delle varie istituzioni. Anche dei comuni d’Italia. Solo una minima parte di questi ha dato disponibilità  ad accogliere i migranti. Teniamo conto che la distribuzione nel rapporto tra numero di migranti e popolazione italiana non può creare nessun problema. E’ solamente un pregiudizio di ordine sociale e politico da parte di alcuni che crea queste barriere e intolleranze, estremamente dannose. E? un fenomeno che non è episodico, ma che ci accompagnerà  ancora per diversi anni. E’ un tratto storico che riprende altre immigrazioni, che hanno caratterizzato anche la popolazione italiana poco prima della prima guerra mondiale. Non deve stupirci assolutamente, ma accompagnare con politiche internazionali. E’ un fenomeno inarrestabile, e che crea un problema qualora non si sappia creare soluzioni che possano dare giuste risposte””.

Subito il pensiero ci corre alla nostra Puglia, regione circondata da innumerevoli kilometri di coste, che a giudizio del senatore deve prepararsi a un immediato futuro di assunzione di rischi e predisporsi ad una situazione in via di arrivo all’orizzonte “”E’ ineluttabile che le regioni che si affacciano sul mare sono le prime ad essere coinvolte. La Sicilia è più esposta rispetto alla Puglia, e credo che dobbiamo organizzarci tutti per dare risposte concrete. Credo che la parte del governo e di chi lo appoggia è massima in questo. Consideriamo la legge approvata due giorni fa sui minori non accompagnati. E’ una legge che è un monito di civiltà , che in Europa non trova simili”” dichiara con orgoglio nelle battute finali.

Sul versante africano, gran parte dei lavori è stato affrontato con esiti più che positivi da parte dell’ong di padre Carraro. Ascoltare il suo elenco riempie di caldo ottimismo e fiducia in una Chiesa vicina ai poveri del mondo. “”Abbiamo iniziato a lavorare nel Sud Sudan, dal 2006, sapendo di dover farlo per altri 30 o 40 anni. Avevamo un solo ospedale : ora ne abbiamo cinque. L’Etiopia ha il doppio degli abitanti dell’Italia, e ha solo 20 ortopedici. Nell’Africa Subsahariana abbiamo venti ospedali e scuole per infermiere e ostetriche. Nel Mozambico si è appena aperta una facoltà  di Medicina, con molta fatica, ma che sta producendo i primi medici autoctoni””:

Pare doveroso chiudere la ricognizione della giornata con le parole di un signore del Senegal, residente in San Severo, a capo di una cooperativa di connazionali, che ha speso le sue parole per promuovere la sua iniziativa “”che permette ai migranti di non essere un peso per gli italiani””. Tanto per ricordare che ci sono ancora persone che, in momenti difficili, cercano le soluzioni e guardano al futuro prossimo senza vellicare le ubbie del basso ventre di una nazione in preda a innumerevoli problemi, dei quali l’immigrazione costituisce solo la punta dell’iceberg””.
Enrico Frasca

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