Assalto al caveau NP Service, solo una condanna: tutti assolti

Una sola condanna a 2 anni, pena sospesa, per il clamoroso assalto al caveau della NP Service avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 giugno del 2015 nel Villaggio Artigiani di Foggia. è questo quanto ha disposto ieri il Gup del Tribunale di Foggia, Carmen Corvino, che nei prossimi 90 giorni dovrà  depositare le motivazioni della sentenza che, per il reato del tentato colpo da 14 milioni di euro, ha assolto gli altri imputati.

Il pubblico ministero, Rossella Pensa, aveva chiesto condanne da 3 a 8 anni di reclusione, circostanza sensibilmente ribaltata dal giudice.

L’ARRESTO. La banda “”cerignolana”” era stata arrestata nel gennaio 2016, quando a finire in manette furono 14 persone (2 delle quali ricercate). Alla batteria “”cerignolana””, con aggiunta di elementi di spicco baresi ed ortesi, oltre all’assalto al caveau di NP Service di Foggia, furono contestati altri reati come un nuovo attacco ad un caveau Cosmopol ad Avellino (il relativo processo avrà  inizio il 3 aprile prossimo) ed un assalto (sventato) al portavalori della Cosmopol sul tratto Melfi-Cerignola.
Il colpo non riuscito del giugno 2015 al Villaggio Artigiani del capoluogo ha fruttato una sola condanna a 2 anni, pena sospesa, a carico di Natale Martino, che inoltre dovrà  risarcire NP Service, nel frattempo costituitasi parte civile nel processo. Tutti assolti gli altri imputati, che hanno però ricevuto condanne per gli altri reati contestati alla banda nel corso delle indagini, visto che dalle intercettazioni sarebbero emersi ulteriori fatti criminosi legati a giri di riciclaggio, ricettazione e armi.
Nella circostanza è stata riconosciuta l’associazione a delinquere.

L’ASSALTO ALLA NP SERVICE. All’indomani dell’agguato si La banda era composta da parlò di città  presa in ostaggio dalla criminalità . Savino Costantino, classe ’69; Giuseppe Iaculli, ’72; Gianfranco Specchio, ’74; Pasquale Menniello, ’73; Filippo Cirulli, ’65; Antonio Russo, ’70; Martino Natale, ’77; Vito Franco, ’65; Piero Mesecorto, ’88; Vincenzo Lavacca, ’70; Gerardo Russo, ’72; Luigi Saracino, ’94. Pasquale Saracino, classe ’75 (ritenuto il capo della banda e padre di Luigi), e Antonio Braschi, classe ’78, latitanti. Secondo l’accusa, la banda fece ingresso in Villaggio Artigiani con una colonna di auto, tir ed un caterpillar per sfondare la porta della NP Service e, attraverso la pala meccanica, iniziò a distruggere la parete della struttura per accedere al caveau contenente 14 milioni di euro.
Per sbarrare la strada ai poliziotti, la batteria diede fuoco ad alcuni mezzi pesanti posizionati nelle vie strategiche di accesso del capoluogo, come via Fortore; poi disseminò chiodi sulle direttrici principali della città  per rendere impossibile l’accesso alle auto della polizia. Piano perfetto, o quasi. Perchà© dopo qualche minuto una pattuglia riuscì ad arrivare sul luogo dell’agguato. Ne nacque un conflitto a fuoco e furono sparati 68 colpi (circa 30 partirono dalle armi delle forze dell’ordine). Di quella drammatica notte del 24 giugno il Tribunale ha dichiarato responsabile, condannandolo a due anni di reclusione pena sospesa, solamente Martino Natale.

CONDANNE ULTERIORI. Le altre condanne hanno riguardato reati legati ad altre vicende emerse grazie all’utilizzo delle intercettazioni ambientali: come la ricettazione e il riciclaggio imputato ad Antonio Russo, di Orta Nova, condannato a 6 anni di reclusione. Oppure il possesso di armi. Basti pensare che mesi dopo l’assalto al caveau all’interno di un camion di Filippo Cirulli (3,4 anni di reclusione), titolare di un tir-arsenale, le forze dell’ordine hanno trovato un vano nascosto sotto chili di ghiaia nel quale pianificare assalti e nascondere giubbotti antiproiettile, kalashnikov, pistole; mantenendo sempre lo sguardo all’esterno grazie all’uso di una videocamera collegata ad un monitor posizionato nel bunker mobile, allestito per ospitare fino a sei persone. Le altre condanne per i reati emersi dall’inchiesta NP Service: Pasquale Saracino e Gianfranco Specchio a 4 anni; Savino Costantino, Giuseppe Iaculli, Antonio Braschi a 3,4 anni di reclusione; Luigi Saracino e Pasquale Menniello a 2 anni e Franco Vito a 2 anni e 8 mesi. Agli imputati è stato riconisciuto il reato associativo.

LA RICHIESTA DEL PM. Di diverso tenore, invece, la tesi dell’accusa. Il pubblico ministero Pensa aveva chiesto una condanna ad otto anni di reclusione per Antonio Russo, di Orta Nova, e Pasquale Saracino, di Cerignola. Sei anni per Antonio Braschi, Filippo Cirulli, Savino Costantino, Giuseppe Iaculli, Gianfranco Specchio e Pasquale Menniello. Inoltre, 5 anni per Martino Natale.

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