Dileo: “”Il Murale Di Vittorio sulla rotatoria? Idea bislacca””

Il recupero del murale di Giuseppe Di Vittorio è il tema della settimana. Due proposte, quella dell’amministrazione comunale e quella del consigliere di maggioranza Limotta, appaiono contrapposte. Per l’architetto Antonio Dileo, l’ultima proposta, di spostare “”in un’isola circolare”” l’opera, viene definita “”bislacca””. Di seguito la lettera aperta.

Nelle ultime settimane ho letto dichiarazioni riguardo un possibile recupero e ricollocazione del murale dedicato a Di Vittorio. Un tema intorno al quale l’associazione Casa Di Vittorio si è molto impegnata per cercare soluzione e stimolare interesse generale, per nuovamente conferire visibilità  e lustro ad un concittadino artefice di una parte della storia moderna nazionale e del mondo sindacale. L’Iniziativa intrapresa dall’amministrazione ad abbracciare tale progetto è encomiabile. Anni di denuncia finalmente trovano orecchie per ascoltare, intelligenza per non dimenticare e lungimiranza politica nel voler dare soluzione alla questione in essere.
Questa settimana, sui social network, è stata pubblicata una proposta che mira a dare soluzione al problema. Ma, in antitesi all’ultima dichiarazione di intenti progettuali recentemente pubblicata, un consigliere comunale, nel novembre scorso, propose un’altra soluzione. Le due proposte sono altamente dissonanti tra loro, e, visto che l’argomento è meritevole di una larga intesa a livello popolare, credo sia opportuno che si chiariscano, in modo univoco, i programmi e le eventuali decisioni, facendo, però, alcune considerazioni. Di Vittorio è un valore che non appartiene solo ad una classe politica o a gruppo di maggioranza o di opposizione. Di Vittorio appartiene a tutti, ed in primis, alla capitanata e a Cerignola.
Il lavoro svolto dal nostro concittadino è stato un lavoro solido, concreto, lungimirante e mirato all’elevazione culturale, economica e politica del popolo, alla partecipazione attiva e globale. Per questo ritengo doveroso che qualsiasi scelta si faccia debba essere la più popolare e la più condivisa. Le scelte successive dovranno riflettere una sola idea: L’Unità . Leggendo le recenti dichiarazioni, sembra che la soluzione sia quella di collocare il monumento al centro di una rotatoria di smistamento del traffico veicolare. L’idea partorita è decisamente bislacca e deleteria. Un monumento, se riconosciuto da tutti, deve necessariamente avere un proprio spazio specifico, una propria vita intorno. Questo spazio non può essere ridotto e sminuito ad una rotatoria. In tal modo si tradirebbe il messaggio del sindacalista, si sminuirebbe la sua figura, producendo uno scempio urbanistico ed architettonico alla città  e contemporaneamente una diffamazione del monumento stesso, e all’idea che deve propugnare.
In città  abbiamo, sotto gli occhi di tutti, l’esperienza della statua eretta in ricordo di Giovanni Paolo II. Una statua con piedistallo posta al centro di una rotatoria, riducendola quasi a segnale stradale. La seconda proposta, formulata da un consigliere comunale nel novembre scorso, è di collocare una nuova statua, in travertino, in piazza della Repubblica; quest’ultima da rinominare in Piazza Di Vittorio, recuperando i residui pannelli del vecchio murale da ricollocare nella sala consiliare.
Questa proposta sembra più accreditabile rispetto alla soluzione della rotatoria, in quanto il monumento godrebbe di uno spazio proprio. A riguardo, le domande che mi pongo sono le seguenti: perchè insistere, con l’intervento, su una piazza che ha già  una connotazione, un nome ed una sua funzione di raccolta, e non pensare ad altre piazze, nuove o esistenti, che potrebbero risultare un nuovo polo urbano che determini altre soluzioni concrete di sviluppo?Perchè insistere su uno spazio già  configurato che non necessita di appesantimenti funzionali e semantici? Ed infine, perchè riporre i residui pannelli in uno spazio rappresentativo e non in uno spazio didattico-museale in modo da rafforzare, non solo l’opera artistica, ma anche il messaggio sindacale e la vita di Di Vittorio?
è evidente che le due proposte pubblicizzate attraverso fonti di informazione liquida in voga giungono da tavoli tecnici composti da poche persone, senza tenere conto di un dibattito popolare allargato alle varie componenti che il caso necessita. Mi auguro che le parti interessate e decisionali tengano conto che nella nostra città  vi sono studiosi, storici, sindacalisti, sociologi, architetti, associazioni di vario genere, mondi scolastici che possono dare un concreto contributo alla soluzione.
Occorre ripensare il tutto, e ripensarlo chiamando tutte le forze locali a dare il proprio contributo.Grave sarebbe se l’idea nascente rimanesse supportata solamente da un gruppo di una parte politica o se fosse il risultato sterile di uno o più tavoli tecnici. In tal caso i risultati potrebbero essere deleteri per la rappresentazione artistica, per la divulgazione del messaggio del sindacalista e per le divisioni sociali che verrebbero inevitabilmente a crearsi.
Antonio Dileo

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