martedì, Giugno 9, 2026
Opinioni

L’antimafia della domenica con gli esperti delle braciole


Il 23 maggio si celebra la Giornata della Legalità e a Cerignola invece è andata in scena il giorno prima, perché il rischio di non trovare nemmeno una persona in corteo, con le scuole chiuse, era molto forte.

È un piccolo corto circuito che rivela quanto il tema sia poco sentito e chi lo propone sia poco credibile agli occhi dell’opinione pubblica. L’Amministrazione Comunale sul tema della legalità ha promesso tanto. Infatti, dopo lo scioglimento del consiglio comunale del 2019, l’arrivo di un ex giudice è stato salutato dalla maggioranza dei cittadini come un riscatto. Sociale, prima che politico.

Essere costretti dopo cinque anni a rincorrere gli alunni delle elementari prima che vadano in ferie, per metterli a sfilare e scattare due foto, la dice lunga su quanto quella mission sia stata solamente uno slogan da campagna elettorale e quanto poco si sia riusciti a incidere sulle coscienze dei cittadini.

A questa debacle si è arrivati per tre motivi: esempi poco edificanti, banalizzazione del fenomeno mafioso e convenienze diffuse.

Partiamo da queste ultime. Durante i maggiori scandali criminali – dai furti di auto, ai tentativi di infiltrazione, ai tentati omicidi – quelle figure terze, comprese quelle che oggi si riciclano come criminologi della domenica, non hanno mai detto una parola contribuendo a far diventare normalità l’anormalità. A maggior ragione quando quella criminalità ha tentato, o vi è riuscita, a infiltrarsi per anni (passati e recenti) nel sistema Comune da cui i criminologi della braciola attingono costantemente per mettere il piatto a tavola.

Per non parlare di un’opposizione che a furia di restare muta, o peggio ancora di nascondere le notizie, sta correndo il rischio di rimettere nuovamente in gioco soggetti improbabili e spesso pericolosi. Una marea di esempi ci racconta la criminalità di Cerignola come di una mafia votata agli affari. Forse l’unica nella provincia di Foggia capace di anteporre i soldi, spesso pubblici, alle liturgie celebrate con le pistole.

Per questo gli esempi del nuovo stadio, che Bonito, Cicolella o la figlia del giudice Dibisceglia volevano affidare a un imputato del processo Black Land, che dalla Campania tombava i rifiuti nelle campagne di Cerignola, pur non essendo inserito tout court nel fenomeno mafioso, ci consegna l’idea di un’Amministrazione incapace di mettere dei paletti rigidi e riflette la malsana idea di legalità degli amministratori “antimafia”.

È successo anche quando Bonito ha denunciato pubblicamente alcune aziende, salvo poi affidare loro ricchissime commesse in maniera diretta; è successo quando in Comune è arrivata, da parte della Prefettura, una interdittiva a una ditta con collegamenti familiari con un assessore, che Bonito ha nascosto all’opinione pubblica per due mesi (ne ha parlato solo quando Marchiodoc.it ha tirato fuori la notizia); è successo quando una lettera anonima ha dettagliatamente spiegato presunti legami tra criminali e amministratori, e al posto di denunciare per calunnia (i cerignolani sono stati denunciati dagli amministratori per molto, molto meno) si è fatto finta di nulla; è successo quando dipendenti pubblici sono stati accusati di nefandezze inenarrabili, ma poi sono gli stessi dipendenti pubblici pluripremiati e pluripromossi proprio negli anni dell’Amministrazione della legalità; è successo quando perni principali di questa amministrazione non si sono mai vergognati di aver proposto, alla luce del sole, accordi con la malavita.

Chissà dov’erano, e dove sono oggi, i criminologi delle braciole, gli osservatori, i sociologi, il terzo settore, le associazioni antimafia, la Politica di maggioranza e minoranza, la Chiesa, la Prefettura, le forze dell’ordine, il Procuratore Capo o la Dia.

Se la funzione di esempio della politica è stata scadente, peggio ancora è andato nel verso della comunicazione, che ha prodotto l’ultima letale banalizzazione di un fenomeno, quello criminale, complesso e rischioso per la tenuta democratica di una comunità come Cerignola.

La “mafia” è diventata un’arma per battere, almeno dialetticamente, il proprio avversario. L’escamotage del “mafioso” o dello scioglimento è utilizzato come un jolly e non per avviare una riflessione seria, approfondita e franca su una dinamica che sta corrodendo la città, ma per coprire le proprie banali inefficienze personali, politiche e amministrative. Scomodare la mafia per giustificare l’infornata di “parenti di” che caratterizza il Comune, in altri termini banalizza un fenomeno che invece andrebbe maneggiato con cura e serietà.

Perché se tutto è mafia, poi nulla è mafia.

Ma anche oggi è domenica. E anche oggi avranno ragione gli esperti delle braciole mentre la città, a tutti i livelli, è nelle mani della criminalità.

Michele Cirulli


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nonvedononsentononparlo
13 giorni fa

Ci dovrebbe essere anche lo scioglimento per incapacità… Ma qiella è un’altra storia. Perché è nel DNA della sinistra…

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