Chiodi e mitra per il blindato, il Cerignola-style importato a Treviso

I vigilantes della compagnia Civis, che si sono ritrovati vittime dell’agguato, hanno riferito agli inquirenti di aver sentito i criminali parlare in italiano e in una lingua simile all’albanese. In queste direzioni, al momento, vanno le indagini riguardanti l’assalto al portavalori compiuto ieri sera a Treviso, sulla A27.

 

Le modalità  rimangono le stesse che hanno portato le batterie cerignolane alla ribalta nazionale per i colpi del genere: chiodi sull’asfalto, auto di grande cilindrata su cui scappare, mitra e kalashnikov, buchi nei guardrail per guadagnare la fuga. Questa volta, però, i cerignolani sembrano non c’entrare nulla, ma è la metodica utilizzata ad essere la stessa. Sembra che i cerignolani abbiano fatto scuola.

Intorno alle 19:00 una Porsche e un Land Rover hanno assaltato un blindato Civis contenente tre milioni di euro. I banditi hanno lasciato un tir di traverso per rallentare la corsa delle forze dell’ordine, mentre il commando ha fatto inversione di marcia in direzione Belluno. Per utilizzare l’automezzo, i banditi si sono finti poliziotti convincendo con la forza il conducente ad abbandonare il tir in modo da ostruire il passaggio sulla autostrada.

Poi l’assalto vero e proprio, che è stato scongiurato solo grazie ai sistemi di sicurezza a schiuma in dotazione ai portavalori. A darne conto è Il Giornale, che riporta anche la notizia di un addetto della vigilanza ferito durante l’assalto, che non ha consentito al gruppo “”italo-albanese”” di ottenere alcun incasso.
 

 

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