Inferno di Ron Howard: quello vero è vederlo tutto

[ LUMIERE EXPRESS ] Come una reazione a catena, da un certo A non poteva che derivare un certo B. Ergo, da un libro raffazzonato alla bell’e meglio in poche settimane per cavalcare l’onda del successo della saga, quale è il bestseller di Dan Brown, non poteva che nascere un film mediocre, confuso, sconnesso e caotico.

 
Non ce l’abbiamo con l’ex Happy Days per averci fregato il parcheggio, ma semplicemente per il fatto che, a parte la recitazione abbastanza buona di Tom Cruise, che cerca di fare al meglio nonostante sia egli stesso imbarazzato nella resa scenica, il film è completamente da prendere e metterlo in soffitta.

Come può conquistare un film in cui l’eroe, il consueto professore d’arte Robert Langdon in licenza di salvare il mondo, vince così facile? Il tema era per l’appunto il rischio di esplosione di un epidemia ispirata ai canti della divina commedia, e chi ti arriva, dopo neanche cinque minuti dall’inizio del film? Un’affascinante dottoressa che conosce le opere di Dante meglio di Marco Santagata. Per non parlare degli indizi, che fanno rimpiangere largamente i sofisticati passaggi di disvelamento dell’intrigo del capostipite della saga. Al buon Langdon non rimane altro, una volta raccolte le tessere dell’enigma, che semplicemente trova dopo una breve corsetta, di leggere sul retro di ognuna il successivo sviluppo, senza il bisogno di una minima disquisizione. Sarebbe piaciuto, specialmente per i cuori italici, che hanno accordato così abbondantemente le location a Venezia e Firenze, un omaggio più generoso dei divini versi del padre della civiltà  nostra, che invece viene citato solo occasionalmente, di striscio. Forse, meglio così. Un uomo che in vita ha sofferto così tanto per l’esilio e le pene d’amore non si sarebbe volentieri sobbarcato l’onere di un pasticcio di tali dimensioni.

E poi, perchè sempre la stessa pizza, sempre i costanti saccheggi dalle saghe di 007, complici anche i libri ispiratori? Come sempre, un surrogato di Spectre che cerca di distruggere il mondo, ma che ad un certo punto, verso la metà  del film, contro ogni legge del genere e della logica aristotelica, si allea con il loro nemico cercando, ulteriormente, tanto per rovinare meglio la riuscita dell’opera, di sabotare il loro stesso piano commissionato dal pazzo di turno, il clichè ammuffito del genio del male, roba che neanche Action Man¦ vabbè.

E le altre interpretazioni? Abbiamo una Bond Girl, incarnata da Felicity Huffman, che è stata scelta semplicemente perchè è il suo momento. La poveretta non sembra tanto a suo agio, infatti denota un comportamento da dissociazione bipolare : un attimo prima sbava per il comprimario, salvo poi battibeccare acidamente con lo stesso tizio. Evidentemente, l’ex moglie di Stephen Hawking non desidera altro che tornare a interpretare un ruolo che c’entri qualcosa con le sue corde. Poi abbiamo Omar Sy, l’altro cooptato dalle major per lo stesso motivo, che praticamente non cambia espressione neanche quando viene steso a terra. Per non parlare dei siparietti fra il capo della mefistofelica associazione e il suo scagnozzo, in cui l’inconsistenza e la fatuità  delle battute solletica la comicità  involontaria. Quando pensi che dietro allo script c’è un cavallo di razza come David Koepp, una volta che hai finito di vederlo, riesci a malapena a trattenerti dal turpiloquio da caserma.

Il montaggio, poi, contribuisce all’intento del regista. Farvi pentire di esservi recati al cinema invece di approfittare per il prolungamento della bella stagione per una gita fuori porta. Si sprecano gli inserti apocalittici, che in un film che dovrebbe, di norma, incentrarsi sull’investigazione deduttiva c’entrano come lo zabaione sull’amatriciana. E poi, sempre per la povera patria nostra, i magnifici paesaggi di Firenze e Venezia, difficile arrivare a un tal grado di approssimazione nelle inquadrature senza sospettare un pizzico di xenofobia verso di noi.

Concludendo, il film è consigliato semplicemente per chi desidera completare il ciclo delle pellicole dedicate ai romanzi di Dan Brown sul professore che, molto italianamente, sceglie di fare tutt’altro rispetto che insegnare all’università  (che rientri nello straordinario?): Se siete neofiti, andate piuttosto in palestra a sgranchirvi le ossa.

Tutto il film può essere ridotto ad uno slogan : usate la protezione. Come se la Durex, e non la Sony, avesse prodotto il film.
Enrico Frasca
 

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