Gentile, da Berlinguer e Vendola a Renzi e Verdini

Da una forza di sinistra capace di distruggere le larghe intese, ad una strizzatina d’occhio verso il governo dei Denis Verdini e degli Angelino Alfano; dalla formazione comunista all’esaltazione della Leopolda. Mentre l’attenzione, nella sua città , è spostata sui clamorosi disastri dell’amministrazione comunale, Elena Gentile prova a risalire la china e a ricollocarsi perchè “ chissà – dopo il referendum qualcosa potrebbe cambiare.

 
E sebbene per anni abbia contestato il nuovismo del premier, oggi sottotraccia inizia a tessere una tela che la leghi a Renzi in chiave anti Emiliano.

Quando il Presidente del Consiglio è arrivato a Bari, in occasione della inaugurazione della Fiera del Levante, ad accoglierlo in prima fila c’era proprio lei, Elena Gentile, a capeggiare il codazzo che scortava il premier. L’ha tampinato per lungo tempo, quasi imitando il disturbatore tv Paolini, che si piazzava alle spalle della vittima per strappare un passaggio sul piccolo schermo. L’infatuazione per Renzi nasce dal nulla. Entrambi hanno un nemico comune da fronteggiare. Renzi ha mal digerito la crociata ambientalista anti-trivelle dell’ex magistrato, che lo ha trascinato in un referendum; così come le distanze tra Bari e Roma si allungano in vista di un altro referendum, quello della Riforma Costituzionale. Gentile, invece, con Emiliano ha avuto un rapporto altalenante di alti e bassi, fino alla definitiva rottura non appena a via Capruzzi c’è stato l’avvicendamento ufficiale con Nichi Vendola. Cos’altro tiene insieme Elena Gentile e Matteo Renzi, se non il nemico comune Michele Emiliano? Niente, a quanto pare. A dirlo, a motivarlo, a spiegarlo perfino antropologicamente è (stata) la pediatra cerignolana.

Era il 2013 quando Renzi, Cuperlo, Civati si contendevano la leadership nel PD. Gentile si schierò contro Renzi e a  favore di Civati. Quella di Civati è stata una scelta di libertà  personale e di amore nei confronti dello scetticismo dei tantissimi, anche in questo territorio, che non si riconoscono nelle ricette di Renzi e/o di Cuperlo per uscire dal ventennio e per proiettarsi in un’epoca nuova, sosteneva.

Ed ancora: Civati è contrario alle larghe intese ed io sono profondamente d’accordo, dichiarava. Mentre oggi, al contrario, insegue il governo a trazione Ala ed Ncd, e all’accoppiata con Vendola sembra preferire quella Alfano-Verdini,  mentre il ragazzo dalla vera anima di sinistra, Pippo Civati, è fuoriuscito dal partito insieme a Fassina facendo diventare il PD un grande partito di centro. Con Civati l’incontro è antropologicamente riuscito, elogiava nelle interviste. Era solo chimica? No, perchè le disattenzioni di Renzi una volta infastidivano la Gentile: Tra i tanti spunti per cambiare il Paese una nuova politica rivolta alle persone immigrate potrebbe occupare l’agenda delle priorità  del Governo….ma così purtroppo non è!, scriveva ironizzando sullo spumeggiante nuovismo.

Dopo la fase congressuale, lontana dall’Italia, Gentile ha perso dapprima la sanità  (Emiliano ha confermato Vito Piazzolla alla Asl, che risponde interamente al governatore), poi la sfida a Cerignola nelle amministrative. E dunque da qui nasce la smania di riappropriarsi degli spazi, di allearsi con Renzi interpretando il bastian contrario nella Puglia del potente Emiliano, di spuntare forse una candidatura per il 2018 o per il dopo referendum, qualora dovesse prevalere il No e Renzi dovesse tener fede alla promessa di dimissioni. Dalla sinistra Possibile al calderone con Renzi, il percorso dell’europarlamentare segna la via: riproporsi sul territorio, anche a costo di rinnegare le proprie posizioni. Ed in questo sembra identica al suo vecchio e caro amico/nemico e compaesano Franco Metta.

Nel mezzo vi è un partito, a livello locale, che fa marcia indietro sul segretario nazionale a lungo osteggiato. I piddini locali, infatti, si sono già  detti favorevoli alla riforma costituzionale, che è il primo segnale della svolta renziana. Si faranno andar bene anche l’ennesima giravolta della leader dem.
 

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