Cerignola come Napoli: rifiuti, roghi, ratti e criminalità 

La Napoli sommersa dai rifiuti, dagli insetti e dai topi; colorata dai roghi nelle zone periferiche, quando lontano da occhi indiscreti persone senza scrupoli, anche imprenditori, smaltiscono illegalmente monnezza dandola alle fiamme. è questa la fotografia che per anni ha fatto il giro del mondo, con il Vesuvio poggiato su tonnellate di immondizia.

 

Oggi Cerignola si ripropone esattamente nella stessa maniera. Zona cimitero è tornata ad essere visitata da topi e ratti di grandi dimensioni; zona Addolorata fa di nuovo i conti con l’invasione delle blatte, che già  due anni fa hanno invaso il quartiere; peggio va con i roghi, ormai quotidianamente appiccati in zona industriale, nelle campagne e perfino in centro città  e senza che nessuno “ come riferisce l’amministrazione comunale “ ne sappia niente, forze dell’ordine comprese (Lionetti dixit). Non solo, perchè ogni cassonetto della città  è stracolmo di rifiuti, l’azienda che si occupa di raccolta e smaltimento è prossima al collasso e plastica, carta, organica stanno in bella mostra ai piedi di ogni contenitore.

L’impressione che Cerignola sia la nuova Napoli è più di una tragica suggestione. A questo si aggiunge un tasso di criminalità  altissimo, che non è detto sia totalmente svincolato “ proprio come a  Napoli- dalle questioni ambientali. Anzi. Basti vedere come si concluse le ultime vicende giudiziarie, in Campania come in Puglia, per capire che il rischio di una infiltrazione della criminalità  organizzata dietro certi traffici “ o business- non è molto lontana dalla realtà . A questo si aggiunge anche la totale ignoranza o inciviltà  di alcune fette di popolazione, che ritiene di routine bruciare rifiuti nelle campagne. Ma il tanfo che ne viene è sempre molto forte, qualcosa di diverso rispetto alle sterpaglie.

Appena si è scatenato l’allarme “ stigmatizzato dall’amministrazione comunale come sciacallaggio “ i fuochi e i roghi, almeno nella giornata di domenica- si sono arrestati. Casualità ? Forse. O forse soltanto giornata non lavorativa. Fatto sta che il 4 settembre l’elettrocardiogramma del cuore delle attività  illecite ambientali è risultato piatto. Fermo. Così, nel marasma totale di assenza di informazioni certe (alcune tv foggiane, basandosi su indiscrezioni, hanno attribuito la colpa dei roghi agli agricoltori) anche i cittadini hanno tentato di vederci chiaro. E domenica pomeriggio, radunatisi in piazza Duomo dopo una breve consultazione tra pochi intimi e volutamente poco pubblicizzata, alcuni cittadini hanno dato vita ad un comitato spontaneo che potrebbe aggregare vari curiosi, indignati, personaggi in cerca di riscatto politico, cittadini attenti ai fatti della città , ambientalisti. Associazioni ambientaliste ancora non pervenute.
L’unico obiettivo è capire cosa stia succedendo nell’agro cerignolano. L’ultima grande nube, di colore nero e con un forte odore di plastica, è stata prima attribuita all’esercizio di un opificio e di attrezzature bruciate, poi all’attività  dei contadini che attraverso il rogo delle sterpaglie hanno infestato l’aria. Tanto basta per creare dapprima smarrimento, poi incredulità , e indignazione nella cittadinanza per le versioni in contrasto. Ancora nessun invito è stato rivolto all’ARPA affinchè monitori le zone incriminate a ridosso dei grandi roghi. Anzi, la volontà  diffusa sembra quella di voler togliere le castagne dal fuoco. Nel frattempo Cerignola sembra sempre più Napoli. Rifiuti in giro, fuochi nelle periferie e nelle campagne, puzza di plastica e nubi tossiche, topi e insetti ovunque.
 
 

 

 

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