Terremoti, quanto è sicura Cerignola? Gli sfollati sarebbero 10mila

Lo studio dei database della protezione civile, emerso sulle pagine de L’Espresso nel 2013 grazie ad una inchiesta di Fabrizio Gatti, ha svelato quali siano i pericoli delle calamità  naturali e dei sismi. Soprattutto nella Capitanata, a rischio. Il calcolo è basato su una serie di fattori oggettivi (dall’età  degli stabili ai materiali utilizzati, dalla densità  demografica all’intensità  delle scosse più forti registrate nei territori). Riproponiamo il report del 2013.

 
Tutto nasce da un’inchiesta di Fabrizio Gatti de L’Espresso, che ha avuto accesso ai database segreti della Protezione Civile grazie ai quali si organizzano piani di sicurezza nelle emergenze tenendo conto delle relazioni su ogni località  studiata.

In Puglia, ad esempio, è la Capitanata ad avere il campanello d’allarme acceso, essendo zona molto a rischio. Se oggi un terremoto si abbattesse a Cerignola, sarebbero 1.313 le persone coinvolte (ovvero morti e feriti) e almeno 10.545 rimarrebbero senzatetto. Sono queste le stime racchiuse nei rapporti riservati della Protezione Civile e, se oggi il centro ofantino fosse colpito da un sisma con un’intensità  pari alla massima già  registrata localmente, il bilancio sarebbe disastroso per diversi fattori: materiali utilizzati per costruire gli edifici, etࠝ degli stabili, e soprattutto i pochi spiccioli destinati alla prevenzione da grandi calamità  naturali.

«Il calcolo tiene conto di parametri locali come la densità  degli abitanti, la vulnerabilità  degli edifici in base all’anno e al materiale di costruzione, l’altezza dei palazzi e tutto quanto la Protezione civile aggiorna nel Sige, il sistema informatico di gestione delle emergenze. Ogni scheda- scrive Fabrizio Gatti su L’Espresso-  offre tre scenari: terremoti di intensità  più bassa (maggiore probabilità  che si verifichino nell’arco di 50 anni), media e forte (corrispondenti alla massima intensità  storica registrata in quel luogo)».

In Italia i centri più a rischio, dove si registrerebbe il maggior numero di morti e feriti, sono: «161.829 a Catania, 111.622 a Messina, 84.559 a Reggio Calabria, 45.991 a Catanzaro, 31.858 a Benevento, 19.053 a Potenza, 73.539 a Foggia, 24.016 a Campobasso, 20.683 a Rieti. Nemmeno Roma verrebbe risparmiata con 6.907 abitanti sotto le macerie. A Verona sarebbero 7.601, a Belluno 17.520, a Brescia 5.224. Anche Milano dovrebbe organizzare le ricerche e il soccorso di 962 persone travolte dai crolli e l’assistenza a 26.400 senza tetto».

«Se confrontiamo il database riservato della Protezione civile con la media mondiale, finiamo direttamente tra i Paesi arretrati. Ipotizzando un sisma di magnitudo 7 nell’Appennino meridionale, intensità  ritenuta possibile perchè già  registrata in passato- spiega Gatti-, si prevedono fino a 11.000 morti e più di 15.000 feriti. La media mondiale per un sisma di quel livello si ferma a 6.500 morti e 20.500 feriti. In Giappone a 50 morti e 250 feriti. La grande differenza nei numeri tra Italia e Giappone è chiaramente dovuta alle tecniche di costruzione impiegate e agli investimenti nella prevenzione».
 
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