Buon compleanno, Dante! Cerignola festeggia il Sommo Poeta

Ci sono uomini cui una nazione non può fare altro che tornare umilmente al loro cospetto, per carpirne l’essenza profonda, che neanche innumerevoli anni riescono a scalfire. Uno di questi è Dante Alighieri, un uomo la cui vita terrena è stata tanto ingrata quanto gloriosa è stata, ironia della sorte, la venerazione postuma.

 
Non ultimi a nessun paese, il Liceo Classico Nicola Zingarelli, con la partnership dell’Inner Wheels club di Cerignola, non ha dimenticato di tributare il dovuto lustro alla figura del Ghibellin fuggiasco, di cui quest’anno si festeggia il settecento cinquantenario dalla sua nascita, all’interno della serata di premiazione dell’undicesima edizione del Certame letterario organizzato dallo stesso istituto.

A calamitare l’attenzione dei presenti l’eloquenza fluente e immaginifica del prof. Sebastiano Valerio, che ha dedicato una lectio magistralis agli occhi di Beatrice, la mitica donna assurta a guida del poeta fiorentino nel pellegrinaggio celeste. Il cattedratico foggiano, professore associato alla facoltà  di Lettere e Filosofia presso l’ateneo del capoluogo, docente di filologia e critica dantesca, partendo da un esordio nel quale ha ripercorso i più dolci versi che i poeti coevi a Dante hanno dedicato agli occhi delle loro predilette, ha perorato la causa per cui lo zoccolo duro della poetica stilnovistica ha perdurato nell’opera cardine della lingua italiana, e in modo speciale nella cantica del Paradiso.

La scena su cui si è avvitata l’intera esposizione del poeta, la contemplazione di Dio nelle pupille di Beatrice, ha fatto da volano per lanciare un monito contro l’islamofobia serpeggiante nella società . Infatti, emerge dalla lettura di alcuni passi, accenni alla Teologia della luce di matrice islamica, arrivata a Dante attraverso la lettura dei testi di Avicenna. D’altro canto, la stessa ossatura poetica che regge l’edificio della Commedia è chiaramente un aristotelismo che parla arabo. Infatti, Dante ha cercato tenacemente di dare un impianto scientifico al suo poema, benchè la sua mente abbia incontrato un ostacolo insormontabile nella realizzazione della cantica conclusiva. Privo com’era di riferimenti tangibili, inadatti per descrivere una realtà  sovrannaturale, Dante ha dovuto lasciarsi alle spalle il suo ordinato mondo fatto di gerarchie per sublimarsi nello sforzo finale. Da qui il capovolgimento di ogni comune esperienza sensoriale, spaziale e il profondo smarrimento che irretisce l’animo del poeta, quando staziona nel Primo Mobile, anticamera alla visione di Dio. Giunto alla meta del suo viaggio, Dante riesce a intravedere l’ombra divina solo fissando gli occhi della sua donna amata. Perchè? Perchè solo l’amore verso la propria persona cara può dare le ali a un uomo per rendersi capace e degno di poter fissare la fonte pura d’amore che è Dio.

Dante profeta dell’amore, ma anche profeta del progresso scientifico, in quanto in molti hanno visto nell’intima struttura del cosmo dantesco l’alba di una visione propria della fisica moderna. Di Einstein, per la precisione. La struttura sferica dei cieli sembra l’eco della curvatura dello spazio-tempo preconizzata dal fisico di Ulm ma non è l’unico punto di contatto che la scienza ha con la Divina Commedia. Molti hanno intravisto lo spettro della teoria recentissima dell’Ipersfera secondo la quale alla Terra corrisponde una copia speculare in un altro universo, che sembra ricalcare la perfetta simmetria fra la voragine infernale e il suo ribaltamento perfetto, che è il monte del Purgatorio.

Altri importanti spunti di riflessione ce li ha forniti di prima mano lo stesso prof. Valerio in una breve intervista rilasciata a margine del convegno.

–          Professore, quale aspetto del pensiero di Dante risulta più attuale oggi?

–          S.V. Io ritengo che risulti più attuale la poesia. Più che di pensiero parlerei proprio dell’aspetto artistico, dopodichè il grande archetipo  è quello del rapporto tra generazioni, fra vivi e morti, fra  il mondo del passato e quello che siamo oggi.

–          Quanto è stata importante la figura femminile nell’opera dantesca?

–          E’ stata importante ed è stata la fonte dell’ispirazione, ma questo fa parte di una scuola. Quindi dobbiamo cercare di capire cosa quella figura femminile significhi, cosa quella figura femminile possa poi significare per noi oggi e soprattutto capire attraverso lo studio del linguaggio metaforico della poesia cosa quella figura femminile voleva significare per Dante.

–          Come può l’opera di Dante conquistare i giovani di oggi?

–          Questo andrebbe chiesto ai giovani, perchè questo in realtà  avviene. Non abbiamo il problema di porre Dante all’attenzione dei giovani: Dante è già  sufficientemente sotto la lente di ingrandimento. C’è un successo del Dante anche mediatico che si spiega con la considerazione dell’importanza che la poesia dantesca ha avuto nella formazione di tutti.  E’ un testo che continua ad essere attuale nel senso che è letto oggi ed è letto con grande attenzione. Non tutto è letto allo stesso modo, ci sono passi dei lughi della commedia privilegiati, stasera proviamo a leggere qualcuno di quei brani che solitamente non vengono letti.

–          E’ giusto parlare di Dante come poeta dell’indignazione?

–          Sì e no. E’ chiaro che è un poeta che si indigna, però e altrettanto chiaro che la sua esperienza poetica non si può racchiudere solo in questo. E’ poeta di tante cose e la sua attualità  è legata alla complessità  del suo messaggio.

A conclusione dell’evento, gli studenti del liceo, guidati dal professor Gianfranco Claudione, hanno recitato e commentato alcuni passi pregnanti del pensiero politico di Dante. Rievocando l’ira da padre vinto del conte Ugolino, l’amichevole abbraccio di Sordello col conterraneo Virgilio, e l’onesto operato di Romeo da Villanova, i ragazzi hanno saputo evidenziare i mali che affliggono la società  attuale così come quella toscana del XIII secolo. I mali delle lotte tra fazioni, della corruzione dei governanti potranno essere debellati da questo splendido paese solo attraverso il riconoscimento che la felicità  è un dono di Dio, ma da godere su questo pianeta. Per farlo tornare il giardino d’Europa.
Enrico Frasca
 

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