Quando la difesa dell’infanzia è figlia dell’omofobia

Nella giornata di martedì primo Marzo – leggiamo nel comunicato stampa di Forza Nuova – vari nuclei militanti hanno lasciato dei bambolotti nelle piazze di diverse città  pugliesi e lucane. Il giocattolo è simbolo dell’infanzia rubata che avranno tutti i bambini nati tramite utero in affitto.

 
I bambolotti, recanti una frase provocatoria, hanno lo scopo di criticare fermamente la pratica dell’utero in affitto, accolta dall’ex governatore della regione Puglia e dal suo compagno [..] Si evince molto facilmente che l’unica vittima di tutto ciò è il piccolo Tobia Antonio,  a cui è stato negato l’avere un padre ed una madre. Forza Nuova ribadisce ancora una volta la sua totale avversità  nei confronti dell’abominevole pratica dell’utero in affitto, portando avanti una forte critica nei confronti delle coppie omosessuali che intendono farne uso. Non è possibile, infatti, per delle coppie gay fare un qualcosa che la natura ha loro apertamente vietato: generare.

Se da una parte va ricordato che la natura ci ha apertamente vietato molto altro, (tipo volare, ma non abbiamo in memoria flash mob contro gli aerei sebbene si tolga una prerogativa che la natura ha dato solo agli uccelli), va anche detto che il pensiero espresso dai militanti di estrema destra è, in questi giorni molto rumorosi, condiviso da una buona fetta di cittadinanza italiana, come risulta navigando sul web, leggendo giornali e accendendo la tv.

Tutto questo impeto e interesse popolare sul royal baby Tobia Antonio fa sorgere però un quesito spontaneo: come mai questa difesa estrema dei diritti dell’infanzia arriva ora?

A riguardo, pare molto interessante il pensiero espresso oggi su Internazionale dal direttore di Radio3 Marino Sinibaldi:  Se davvero il turbamento che il cosiddetto utero in affitto suscita non ha nulla a che fare con l’omosessualità  o l’eterosessualità , come mai è emerso solo ora, di fronte a singoli casi di maternità  surrogata cui sono ricorse coppie omosessuali, e non davanti alla massa di casi che ha riguardato e ancora riguarda un numero ben più ampio di coppie eterosessuali? Perchè tante straziate riflessioni sullo scarso valore attribuito a creature viventi non ci hanno travolto altre volte, per esempio di fronte alle stragi di bambini lungo i nostri confini, allo sfruttamento del lavoro minorile che arricchisce i nostri outlet, agli orfani in vendita nel cuore delle nostre città  o almeno di fronte al ricorso a tutte le tecniche di fecondazioni assistite cui ricorrono da decenni coppie di tutti i tipi? Perchè questo improvviso tormento? La risposta possibile è una sola: l’omofobia [¦] A questo punto potrei anche io confessare che la maternità  surrogata suscita dubbi, e allora, a meno di non riconoscere pubblicamente agli omosessuali lo straordinario merito di aver palesato all’intera opinione pubblica questa difficile realtà , di averla strappata al suo silenzioso automatismo ginecologico, di aver generato una discussione così appassionata e partecipata, una spiegazione dobbiamo darcela. Siccome di tutta questa gratitudine non c’è la minima traccia, la ragione è una sola: l’omofobia. [¦]. Così come dopo i fatti di Colonia abbiamo visto convertirsi al valore dell’inviolabilità  del corpo femminile perfino sottoculture finora chiassosamente poco sensibili al tema.

Chiarita l’omofobia di fondo, possiamo anche concentrarci sull’eticità  del caso.
Lucia Pepe
 

 

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