Così chiuderanno i reparti del Tatarella che funzionano meglio

Mentre San Severo incassa rassicurazioni sul destino del Masselli Mascia, con il sindaco Francesco Miglio in pellegrinaggio a Bari, è giallo sulle sorti del Tatarella di Cerignola e su come il piano di riordino potrà  influenzare le scelte sanitarie nella città  di Di Vittorio.

 
Lunedì sera il presidente della provincia, di ritorno dal vertice con Michele Emiliano, ha riferito che Non ci sarà  nessuna riduzione dell’offerta sanitaria nei tre nosocomi di Cerignola, San Severo e Manfredonia. Si lamentava la riduzione di reparti e di servizi: di questo assolutamente non c’è traccia.
Dopo qualche ora, però, il governatore attraverso twitter ha smentito il sindaco sottolineando che nulla ho detto a Tutolo e Miglio sull’ospedale di Cerignola.   Il cinguettio che getta i cittadini cerignolani nello sconforto, tra l’altro, è in linea con quello di lunedì mattina, quando Emiliano ha rincarato la dose affermando che non ci faremo influenzare sulle scelte impopolari contenute nella bozza sottoposta all’attenzione della terza commissione regionale. Tanto è bastato per scaraventare gli operatori del presidio ospedaliero di Cerignola nel limbo dell’insicurezza. Il Tatarella diventerà  ospedale di base?
L’opinione diffusa ma indicibile, nelle corsie, è i giochi siano fatti e solamente San Severo, alla fine, potrà  al massimo spuntarla mantenendo in extremis lo status di struttura di primo livello. Supposizioni, certo, ma dopo l’intervento di Miglio ed Emiliano nella notte di lunedì qualcosa sembra muoversi e le interpretazioni iniziano a imboccare una direzione a senso unico.
Se l’impostazione dovesse essere confermata, al Tatarella- che conta 185 posti letto-  rimarrebbero solamente il pronto soccorso e i reparti di medicina interna, chirurgia generale e ortopedia per un totale complessivo di 80 posti letto. L’ospedale di base potrà  prevedere i servizi (senza posti letto) di radiologia, emoteca e anestesia. è questo quanto previsto dalla bozza di riordino presentata dal direttore del dipartimento regionale alla salute Giovanni Gorgoni venerdì scorso. Tagli dappertutto, anche e soprattutto in quelle che sono state considerate le eccellenze ofantine. Il piano regionale taglierà  “ tra gli altri- anche i reparti di oculistica, otorino e urologia, considerati fiori all’occhiello del Tatarella.
Apprendiamo solamente una marea di notizie confuse da giornali e da internet, ma non abbiamo ricevuto ancora alcuna comunicazione, premette il primario di urologia Giovanni De Ceglie. Molfettese di origine, il medico ha fondato il reparto nel 2007 ed oggi la struttura produce oltre 650 operazioni di chirurgia oncologica e non oncologica all’anno, ma potrebbero esserne di più, di circa il 30%, se ci fossero anestesisti.
Ritengo che la mia risposta sul piano di riordino non sia essenziale, forse è tutto deciso. Se dovesse essere confermato l’impianto della legge sarei molto amareggiato, perchè si porrà  fine ad una struttura apprezzata anche fuori dai confini locali, che ha potuto contare sulla professionalità  di medici ed infermieri eccellenti. Tutti noi meritiamo più rispetto- precisa il primario- perchè non è corretto essere tenuti nel limbo.
Dall’inizio del 2016 Urologia, con 15 posti letto, ha fatto registrare già  105 operazioni chirurgiche: La regione chiude i reparti che funzionano? Con quale criterio?, interroga il medico che pone l’accento sull’effetto BAT e sui numerosi pazienti che vengono da Andria, che mantiene in urologia solamente 5 posti letto. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il primario di Otorino, il foggiano Vito Russo. Sappiamo di un declassamento, ma non abbiamo notizie certe. Negli ultimi due anni abbiamo avuto una riduzione delle operazioni del 30%, solo perchè non c’erano anestesisti. Oggi, con il parziale reintegro della pianta organica abbiamo ripreso ad operare, ma non si possono addossare a noi responsabilità  che non abbiamo, perchè la struttura ha dimostrato con i dati di sette anni di aver prodotto risultati. Certo, se chiudono la rianimazione, chi verrà  ad operarsi?, sottolinea il primario.  Anche l’apertura del reparto di Otorinolaringoiatria è datato al 2007 e da allora si è confermato punto di riferimento non solo per il bacino di utenza dei reali siti, ma anche per la provincia di Bari e della vicina BAT.
Se la logica è quella paventata nella bozza è evidente che vada contro la povera gente che non può permettersi di curarsi altrove e questo è molto difficile da accettare, non solo da parte dei cittadini, ma anche da parte di noi medici, osserva il primario. Potrebbero dunque dire addio al Tatarella i reparti di nefrologi, il nuovo centro di fibrosi cistica, gastroenterologia, rianimazione, punto nascita, oncologia (costruito e mai attivato) e cardiologia. In attesa del derby sul 1°livello.
Miglio: “”Spero almeno in un ospedale di 1°livello nella Provincia di Foggia””
Le sue dichiarazioni a margine dell’incontro con il governatore tendevano a gettare acqua suol fuoco: Al di là  delle definizioni c’è ampia disponibilità  da parte di Emiliano di mantenere in vita reparti e servizi, conferma Francesco Miglio, presidente della Provincia di Foggia e sindaco di San Severo, città  penalizzata dal piano di riordino. E’ vero, col presidente non abbiamo parlato di Cerignola, ma della situazione di San Severo e di Lucera con i sindaci dei Monti Dauni.     La sua retromarcia fa venire meno le rassicurazioni del Presidente sul futuro del Tatarella di Cerignola.  Auspico che nella provincia di Foggia ci sia una strutura di primo livello, dice Francesco Miglio. La Capitanata, difatti, è l’unica delle province pugliesi a mantenere una impostazione alquanto singolare, con tre ospedali di base (2 dei quali declassati) e uno di secondo livello (oltre a San Giovanni Rotondo con Casa Sollievo della differenza). La partita, adesso, si gioca con una nuova proposta. Sono presidente della provincia, non faccio questione di campanili, dice il primo cittadino si San Severo. Che ora si accenda un derby con Cerignola per ottenere lo standard di struttura di primo livello? Ci sarà  tempo fino al 29 febbraio.
Michele Cirulli
 

 

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