La vita è un ballo fuori tempo. Scanzi mattatore della Fiera

Nel mondo del giornalismo in Italia sono troppo pochi quelli che si permettono di fare controinformazione, di raccontare verità  risultando poco simpatici e di contraddire il potere: uno tra questi (pochi) è il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, ospite della Fiera del libro, dell’Editoria e del Giornalismo a Cerignola.

 
Durante l’incontro tenuto Venerdì sera all’Ex Opera e moderato dal giornalista Michele Cirulli, Scanzi ha presentato la sua ultima fatica editoriale ˜La vita è un ballo fuori tempo’alla sesta ristampa. Il protagonista del romanzo è un giornalista quarantenne, circondato da personaggi (politici, dirigenti, giornalisti) che prendono spunto dalla realtà  contemporanea:  «sono tutte caricature esasperate- ha spiegato Scanzi  -per raccontare il presente ho utilizzato il metodo di Calvino o di Risi: narrare il mondo e le persone attraverso l’ironia, il sarcasmo e la satira».
Ed è stata proprio la voglia di spiegare quello che sta accadendo attorno a noi che ha spinto il giornalista a scrivere La vita è un ballo fuori tempo:  «A prima, superficiale lettura, il romanzo può sembrare semplicemente divertente. Ma pian piano, scorrendo le pagine, ci si rende conto che non è  solo un libro ricreativo: la realtà  va ben oltre la farsa, ho tentato di far riflettere il lettore, di far sì che possa dare un’interpretazione critica al mondo reale. Soprattutto non è il tipico romanzo del giornalista che vuole improvvisarsi scrittore: sì, c’è molto di autobiografico, ma io non sono il protagonista. Lui ha una vita decisamente più avvincente della mia».
Durante l’incontro Scanzi non si è limitato solo alla presentazione del romanzo, anzi: incalzato dalle domande del moderatore, ha avuto occasione anche di fare un’analisi approfondita della situazione politica italiana. Opinionista nei principali talk show televisivi (tra i quali Otto e mezzo, a cui ha partecipato proprio in collegamento da Cerignola poco prima della presentazione) Andrea Scanzi era definito il grillogo perchè è stato tra i primi a capire la forza politica che avrebbe assunto il Movimento 5 Stelle:  « scrivevo di musica, mai mi sarei immaginato d’occuparmi di politica. Mi accusano d’essere grillino, ma io Grillo l’ho incontrato sì e no 3 volte. Certo, sono stato il primo a rendermi conto che il blog di Beppe era tra i siti più consultati al mondo e prima che il suo diventasse il Movimento, ho ritenuto che fosse giusto scrivere anche sulla carta stampata della sua controinformazione.  Quando proposi al caporedattore de L’Espresso un pezzo su Grillo, mi resi conto che erano totalmente all’oscuro del lavoro che stava svolgendo Beppe. Fino al primo Vaffa Day hanno sottovalutato la forza dei seguaci di quello che poi sarebbe diventato il M5S: non è questa una grande metafora della chiusura mentale che hanno a sinistra, di rimanere fermi e saldi nel loro mondo ovattato?»
Ma Scanzi non è solo un giornalista e un opinionista tv. è anche e soprattutto un artista: ha girato l’Italia con i suoi spettacoli teatrali ˜Gaber se fosse Gaber’ e ˜Le cattive strade’, ispirati a due cantautori decisamente rivoluzionari:   «di quelli che, oggi, non esistono più- ha precisato il giornalista “ perchè adesso nessuno s’indigna, hanno smetto di arrabbiarsi quando qualcosa non va. Ora che c’è uno pseudo governo di sinistra al potere, tacciono, non fanno più i girotondi, s’accontentano e stanno zitti anche se Renzi emula Berlusconi. Va bene, non siamo mai stato un popolo di rivoluzionari, ma se nemmeno gl’intellettuali si ribellano, mi vien da pensare che non siano mai stati chissà  quali grandi intellettuali».
Con Giorgio Gaber, Andrea Scanzi condivide anche la sua più grande paura « e lo capisco solo adesso “ha spiegato- perchè quand’ero più giovane credevo che il terrore vero, per un artista, fosse di non avere successo, di non vendere copie. Invece no, Gaber mi spiegò che aveva timore di non lasciare nulla nel suo pubblico.  Aveva l’angoscia che i suoi spettatori, dopo essersi commossi alla fine di un suo spettacolo teatrale, si preoccupassero d’andare a mangiare una pizza, invece di pensare al messaggio che lui aveva inviato dal palco. Ecco, solo adesso capisco: anche la mia paura più grande è che la gente non faccia suo ciò che io voglio esprimere sul palco o nei libri. Dobbiamo ribellarci, imparare a ricordare ciò che è stato, capire la storia e smetterla di vivere nella perenne Domenica delle Salme » ha concluso Scanzi citando De Andrè.
Anna Ilaria Tattoli
 

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