GALLERY | Polonia, Burundi, Vino torna con Borderland

Vietnam, Polonia, Burundi: tre continenti, tre tradizioni, migliaia di storie che raccontano di emarginati, di ultimi, di stili di vita lontani dall’occidentalismo. L’ultimo viaggio di Michele Vino, con la sua macchina fotografica in spalla, ha dato vita alla mostra Borderland, presentata presso il laboratorio urbano Resurb.

 
Venticinque anni, passione per la fotografia, Vino parte per la prima volta nel 2013 alla volta di Hanoi.
Il suo viaggio nei luoghi dei vietcong genera interessa, produce una mostra molto seguita e ha prodotto  la necessità  di spostarmi, mi ha chiarito le idee su cosa fosse un viaggio e, dopo, Polonia e Burundi mi hanno portato oltre.  Raccoglie i fondi e si rimette in marcia, ad esplorare ed immortalare le comunità  rom polacche; poi due mesi fa decide di scoprire l’Africa. Sicuramente resta il filo conduttore del viaggio fra i tre luoghi, ma a questo negli ultimi due si aggiunge quell’aspetto di ricerca sulle minoranze che in Vietnam c’era ma non era ancora così chiaro e circoscritto, dice il fotografo.
Borderland significa “”terra di confine””, mi piaceva il significato perchè mi ha fatto pensare a quei confini di cui le cartine geografiche son piene e che realmente , in senso materiale, non esistono, mi sembrava una bella metafora di come viviamo la vita. Il nome “ spiega Vino- nacque mentre fotografavo i Romanì, vivevano a poche decine di metri dalla città  ma nonostante questo il loro stile di vita era completamente differente da quello dei Polacchi. Mi faceva una certa impressione vedere che loro si spostavano fra i grandi palazzoni e riuscivano ad osservare la vita degli altri ma nessuno arrivava da quei palazzi a dare un’occhiata alla vita nelle baracche, per me non aveva senso, c’era un’invalicabile confine che io e i Rom non riuscivamo a vedere. In modo diverso si potrebbe dire lo stesse dei Batwa in Burundi, per chi è fuori, il mondo finisce a poche decine di metri prima di immergersi in certe realtࠝ.
IL progetto Borderland, però, vuole essere anche altro rispetto ad una semplice mostra fotografica: una base da cui far nascere altri progetti, magari paralleli, anche fondamenta per discussioni, condivisione: Dato che sono profondamente convinto che certi meccanismi non si limitino al diverso in senso strettamente razziale, mi piacerebbe se Borderland servisse a questo, ad andare oltre . Oltre quello che siamo, anche oltre la fotografia stessa, mi piacerebbe fosse un incontro multimediale in cui tutti possono agire e muoversi per creare opportunità  di crescita. Al Resurb, seppure si è trattato di un primo tentativo,a volte è riuscito ad essere così, osserva Michele Vino.
La mostra, allestita da Antonio Bruno nei locali del laboratorio urbano, ha registrato un ottimo riscontro in termini di visite ed interesse. Anche perchè Bordeland parla molto di attualità . Diverse culture a confronto, diversi modi di concepire la normalitࠝ in un momento storico in cui sviluppare le differenze diventa difficile, come difficile è l’accettazione e l’integrazione dell’altro: Mi sembra che l’odio, sopratutto ma non solo quello razziale, in una situazione di grande crisi come quella attuale sia un problema che non si può più ignorare. L’anno scorso mi capitò di fotografare ad un corteo di Forza Nuova a Firenze , si lamentavano della presenza di immigrati all’interno del quartiere delle Piagge, in realtà  di Forza Nuova non si vide nessuno e il corteo divenne a difesa di chi viveva nel quartiere, fu bello e inaspettato. Pensai “ rimarca l’artista- che abbiamo ancora qualche speranza, poi puntualmente vengo smentito. La fotografia potrebbe essere una buona arma, nei limiti di quello che mi compete al momento, cercherò di tenerlo presente.
L’attenzione è sempre rivolta alle minoranze, alle diversità , alle culture variegate lontane dalla portata di un occidente sempre più uguale. IL pensiero va già  al prossimo viaggio: Potrebbe essere ovunque. L’anno scorso ho dovuto rinunciare ad andare nel Circondariato Autonomo dei Nenec , una regione russa che si trova nel circolo polare artico , per diversi motivi che non dipendevano da me. Mi è dispiaciuto molto perchè ci vive una minoranza etnica che mi piacerebbe tantissimo incontrare. Forse, oggi, rivedendo i miei obiettivi non avrei problemi ad entrarci, si vedrࠝ.
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