Anche i borghi nel loro piccolo si incazzano (con Renzi)

Il premier Matteo Renzi vuole sindaci più attivi e laboriosi? Quelli dei piccoli comuni della provincia di Foggia, invece, stanno pensando di riconsegnare la fascia tricolore perchè stressati dalle vessazioni del governo centrale che, per dirla con le parole del primo cittadino di Biccari, Gianfilippo Mignogna, producono una triplice perdita: di risorse, di competenze, e di dignità  istituzionale.

 
Nella Relazione sulla Finanza Locale la Corte dei Conti ha scattato una istantanea degli ultimi tre anni in cui la crisi economica ha gravato in particolar modo sulle grandi città  e sui borghi con meno di 2000 abitanti. Di pari passo, dal 2011 al 2014 si è registrato un incremento progressivo della pressione fiscale comunale che è passata da 505,5 euro a 618,4 euro pro capite. Considerando un arco temporale più lungo, dal 2007 ad oggi sono stati pari a 40 miliardi di euro i tagli che il governo  ha operato sugli enti locali, rendendo quantomeno problematica la gestione del governo nelle città  ed in particolar modo nei borghi. Addirittura la spesa pro-capite per le famiglie che vivono nelle cittadine con meno di 2000 residenti tocca 628 euro indicativo “ scrivono i giudici contabili-di come il livello penalizzante della pressione fiscale nei piccoli centri sconti le differenze di base imponibile (e quindi la minore capacità  fiscale) che, a fronte delle più che incisive misure correttive sui livelli di disponibilità  finanziarie indispensabili a garantire servizi essenziali, hanno determinato una ˜rincorsa all’esercizio del massimo sforzo fiscale.
Agli 8 miliardi persi in tre anni i sindaci hanno dovuto rispondere con un aumento delle tasse del 22%. Una condizione non più sostenibile, che ha spinto due settimane fa il primo cittadino di Panni (820 abitanti), Pasquale Ciruolo, a fare una provocazione di non poco conto, innescando la protesta di 29 sindaci del Foggiano: Ecco perchè ho proposto alla comunità  dei sindaci dei Monti Dauni di alzare la voce, organizzare i pullman e andare tutti a Roma a protestare. Inoltre invito i colleghi sindaci ad andare immediatamente dal Prefetto di Foggia e presentare le dimissioni. Una boutade estiva? Neanche per idea, perchè i sindaci ribelli si sono incontrati e stanno studiando tutte le manifestazioni di protesta da mettere in campo. L’incontro si è tenuto la scorsa settimana proprio a Panni, l’epicentro del terremoto causato dai primi cittadini dei piccoli comuni. Le proteste saranno diversificate e a vari livelli. Tanto per iniziare, a livello istituzionale, si programma la fuoriuscita dall’ANCI, l’associazione nazionale dei comuni italiani: Non ci sentiamo tutelati perchè nelle negoziazioni col governo si tengono in considerazione solamente le istanze dei grandi centri, mentre noi borghi non veniamo mai presi in considerazione e siamo i primi a pagare lo scotto di questa crisi. Dunque, tanto vale uscirne, spiega il sindaco di Biccari, Gianfilippo Mignogna.
Nel subappennino dauno la situazione è molto delicata. Il giovane sindaco Mignona, che governa una cittadina di 2800 anime, quotidianamente deve fare i conti con i tagli ordinati da Roma: Da 900mila euro del 2011 ad appena 15 mila euro nel 2015. Gestire così la cosa pubblica è impossibile. Noi qui buttiamo il sangue e ogni giorno combattiamo a mani nude perchè lo Stato ci ha dimenticati. Quest’anno potremo garantire solamente il pagamento degli stipendi del personale, il pagamento dei mutui, le utenze e 4 o 5 servizi essenziali come mensa, trasporto pubblico per gli alunni, Enel. Non abbiamo fondi per programmare, per progettare, per attività  che non si limiti alla ordinaria amministrazione, rivela il sindaco.
Sullo sfondo quella idea, prospettata dall’ANCI e che sibillinamente spunta fuori in ogni trattativa pubblica, di accorpamento o, addirittura, fusione dei piccoli centri di Italia. La spending review- è il parere diffuso dei sindaci dei Monti Dauni- è che il governo abbia in mente di operare una vera e propria fusione. Come se non bastasse già  l’esempio fallimentare delle Province, taglia corto Mignogna ricordando il caos nato intorno alle competenze degli enti inutili, resi ancor più inutili “ e ugualmente costosi- nonostante la rivisitazione voluta dalla riforma.
Per questo Sant’Agata, Panni, Anzano, Casalvecchio, Casalnuovo, Biccari, Deliceto e in totale 29 piccoli centri, oltre ad uscire fuori dall’ANCI, programmano iniziative più rumorose “ fino alle dimissioni di massa- per accendere un faro sui Monti Dauni. Con questi tagli sistematici c’è una triplice perdita: di risorse, che non arrivano agli enti locali; di competenze, basti pensare ai piani sociali di zona, ad esempio; e di dignità  istituzionale, perchè un sindaco diventa solamente un ragioniere, conclude Mignogna.
Michele Cirulli
 
 

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