“”Non siamo cavie””. Ascoli scende in piazza contro l’impianto chimico

Siamo cavie di laboratorio. Non usa mezzi termini Franco Capriglione, umanista, per spiegare ciò che Ecofuel Apulia srl vorrebbe fare di Ascoli con il progetto di depolimerizzazione grazie al quale la ditta riuscirà  a ottenere gasolio e cherosene attraverso la lavorazione a caldo di plastica.

 
Martedì sera, presso l’auditorium Santa Maria degli Angeli di Ascoli Satriano, il comitato Progresso Pulito capeggiato dal veterinario Massimo Capuano ha tenuto un seminario di informazione sui rischi connessi al progetto voluto da Ecofuel di Rosario Marra nei locali dei fratelli DeGennaro ubicati nella zona ASI del borgo dei Monti Dauni.
La giornata di sensibilizzazione è stata voluta per fare chiarezza sulla situazione da ogni punto di vista. Sono intervenuti difatti Nicola Sciretta, biotecnologo alimentare, che si è occupato della descrizione tecnica dell’impianto; Giuseppe Tarantini, ex sindaco di Trani e direttore di Ematologia Asl Bat, che si è occupato dell’impatto dell’incognita ecologica sulla salute dei residenti; Vicenzo Iascone, agronomo, ha parlato dell’impatto sull’economia e sulla filiera agroalimentare, vero petrolio di Ascoli Satriano con una agricoltura tendente al bio; Raffaele De Vitto, legale amministrativista, ha incentrato il suo intervento sulle fasi procedurali e sull’iter da seguire per dare battaglia alla struttura in zona Asi.
Sembrerebbe questo, infatti, il passaggio più controverso di una vicenda spuntata nel dibattito pubblico ascolano appena il 30 aprile scorso, quando la Ecofuel avrebbe depositato il progetto in Comune (pare che copia dello stesso a Palazzo di Città  non se ne trovi). Il 10 giugno vi è stata una conferenza dei servizi a Bari, negli uffici regionali, alla quale ha partecipato il privato proprietario dell’impianto di depolimerizzazione, la Puglia, appunto, ed l’amministrazione comunale di Ascoli Satriano, che non ha espresso rimostranze in seguito limitandosi al silenzio. Salvo poi uscire allo scoperto, dopo il 20 giugno e considerato lo sdegno dei residenti, con un manifesto col quale si esprime totale contrarietà  rispetto alla depolimerizzazione ad zona Asi. Dunque i riflettori rimangono accesi sulla prossima conferenza dei servizi (l’ultima è prevista a settembre) nella quale il sindaco Nino Danaro (o suoi delegati) dovrà  esprimere nero su bianco il netto no alla struttura pensata da Rosario Marra. Che nel frattempo ha incassato anche il no dell’ASI Foggia di Franco Mastroluca, a detta del presidente totalmente estranea e non informata, e quindi impossibilitata a rilasciare il nulla osta, rispetto a quanto è deciso per la depolimerizzazione.
A tenere i cittadini col fiato speso, però, è principalmente la salute e la totale mancanza di altri indicatori certi per un progetto che non ha mai avuto eguali su cui basarsi negli anni precedenti. Esiste un impianto (quasi) gemello in Svizzera, a tecnologia syntrol, precisamente a Zug, ma non è attualmente operativo e non sono disponibili dati storici, si legge sulle carte dello studio di impatto ambientale condotto dalla EcoLogica srl per conto della Ecofuel Apulia srl. L’impianto elvetico è quasi gemello. Più che altro è un fratello minore, perchè annualmente brucia 5 mila tonnellate di plastica, mentre ciò che è stato pensato per Ascoli ne brucia almeno 15 mila. Mostrandosi grande il triplo di quelli esistenti e per questo con tre distinti camini da cui fuoriescono inquinanti.
Perchè- si interroga Franco Capriglione- non vengono spiegate le ragioni che stanno alla base della chiusura dell’impianto di Zug?. Non solo, perchè non essendoci indicatori reali e precisi sulle emissioni, ci considerano cavie di laboratorio perchè la relazione tecnica è fatta di tanti dovrebbe, si potrebbe desumere, analogie, sotto particolari ipotesi semplificative eccetera, spiega Capriglione. Cioè non vi è nulla di tecnico. Si parla di ipotesi sulle emissioni. Che Nicola Sciretta annuncia già  fuori legge prima della fase di accreditamento VIA.
La versione short term del modello permette di calcolare la distribuzione spaziale sul territorio delle concentrazioni dell’inquinante considerato sul breve periodo, accusa Capriglione.
Sono queste una parte delle osservazioni che l’amministrazione di Nino Danaro, ieri assente al dibattito, ha recepito e fatte proprie per tentare la battaglia alla Ecofuel. I cittadini sembrano non essere molto d’accordo sulla costanza del Comune di tenere fede all’impegno preso. Il banco di prova, però, sarà  la prossima conferenza dei servizi, nella quale non ci saranno più alibi. Salute in pericolo? Nessuna certezzaNon esiste soltanto l’impianto di Zug, in Svizzera, che oggi si trova chiuso e non se ne conoscono le motivazioni. La depolimerizzazione, informa la Eco-Logica, è stata autorizzata anche a Mannheim, in Germania, ma non è ancora in fase di esercizio. L’impiatto svizzero è stato progettato dalla Elvetica Granit Technologies, che a sua volta ha ideato anche la struttura di Ecofuel Apulia. Infatti, come recita il sito, nel 2012 la Granit ha acquisito il 52% delle quote della Ecofuel Apulia. Nonostante questo, però, Zug e Manneheim non sono casi che possono portare dati concreti all’impianto ambientale che la depolimerizzazione potrà  avere sul territorio. E su questo è la stessa relazione tecnica della società  Eco-Logica (presente alla conferenza di servizi accompagnata da amministratori locali) che lo dice con estrema chiarezza.
Michele Cirulli
 

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