LA LETTERA | Quel Polo Museale inattivo (negli orari d’apertura)

Ci scrive Vito De Meo, consigliere nazionale dell’Archeoclub Italia, in merito alla gestione del Polo Museale Civico di Cerignola inaugurato ad ottobre scorso nei locali dell’Opera Pia Monte Fornari. Racconta De Meo: “”Sabato scorso, decisi di aspettare. Forse “ pensai “ chi doveva aprire ha avuto un contrattempo. Ma non arrivava nessuno.

 
Un altro giovane cliente del bar, capita la questione, mi si rivolge dicendomi con rassegnazione: Che qua a Cerignola siamo, mica a¦, dove vivi tu?. Questo è ciò che l’attività  culturale ivi promossa instilla nei giovani? Rassegnazione?””. Di seguito la lettera aperta.
 

Gent.mi gestori del Polo Museale Civico di Cerignola, gent.ma Pro Loco,

con piacere appresi l’anno scorso dell’apertura di un nuovo museo a Cerignola, città  fortemente bisognosa di attività  culturali e di azioni atte alla tutela e alla valorizzazione dei Monumenti che ancora possiede. Iniziative sempre più necessarie ma non inesistenti, come testimoniato anche da altre autorevoli istituzioni culturali locali, Museo Etnografico compreso.

Con altrettanto piacere notai che furono coinvolti diversi giovani cerignolani, alcuni addirittura competenti, a vario titolo, in questo settore. Ben presto però, al piacere iniziale si è affiancata l’estrema delusione nel constatare la disorganizzazione di questa nuova struttura museale. Non me ne vogliano i volontari, a cui va tutta la mia stima e la più sentita gratitudine. Non me ne voglia il presidente della Pro Loco, prof. Antonio Galli, su cui ricade logicamente la responsabilità  del Museo. La presente non vuole essere una polemica nè uno sterile rimprovero. Si tratta semplicemente del parere di un visitatore qualunque, osservazioni solitamente riportate nel classico questionario di gradimento che molti Musei chiedono di compilare ai propri utenti. Spero sia presente anche nel nostro.

Quando la complessità  di una struttura museale è affidata a un gruppo di volontari e non a professionisti qualificati o, tutt’al più, a una gestione mista volontari/professionisti, il visitatore incallito, l’appassionato, lo studioso, chi generalmente vive nel variegato mondo dei Beni Culturali, spesso chiude un occhio “ a volte anche due “ sulle naturali lacune d’ordine metodologico. Ma niente può giustificare i disguidi derivanti dalla più semplice e basilare attività  operativa. Come, ad esempio, stabilire degli orari per le visite e conseguente, pubblica, comunicazione all’utenza. Ed è proprio questo ciò che è successo al sottoscritto. Addirittura due volte!

Ho provato a visitare il Polo Museale Civico di Cerignola sia poco prima di Pasqua, quindi ad aprile 2015, sia a giugno, esattamente sabato 20. In orario, ovviamente, di apertura (SAB 18-20). Orario indicato sul cartello ufficiale affisso di fianco al portone del complesso di Monte Fornari. Entrambe le volte mi son ritrovato una porta chiusa. Ed ero anche con amici di fuori città . Nello smarrimento più totale, unitamente alla profonda delusione (mia e altrui), provai a chiedere informazioni a qualche avventore del locale Ex-Opera, con la speranza di delucidazioni. Boh, non ne so nulla, che c’è scritto sul cartello vicino al portone?, mi ha risposto un ragazzo. Sabato scorso, decisi di aspettare. Forse “ pensai “ chi doveva aprire ha avuto un contrattempo. Ma non arrivava nessuno. Un altro giovane cliente del bar, capita la questione, mi si rivolge dicendomi con rassegnazione: Che qua a Cerignola siamo, mica a¦, dove vivi tu?.

Questo è ciò che l’attività  culturale ivi promossa instilla nei giovani? Rassegnazione? A Cerignola siamo, mica a¦; MICA A¦ COSA? Sì, siamo a Cerignola, in una città  che per abitanti è più grande di centri come Siena, Mantova, Capua, Cortona, Urbino, solo per citarne alcuni dove la Cultura davvero è una questione importante. Siamo a Cerignola, terzo comune d’Italia per estensione territoriale dopo Roma e Ravenna. Sì, siamo a Cerignola, città  natale di Giuseppe Di Vittorio, Nicola Zingarelli, Pasquale Bona, Giuseppe Pavoncelli, Pinuccio Tatarella. Siamo nella città  in cui il grande Pietro Mascagni compose la celebre Cavalleria Rusticana. Siamo nella città  che ancora conserva l’immenso patrimonio delle Fosse granarie, vero e proprio unicum nel suo genere. Siamo in una terra abitata fin dalla Media età  del Bronzo (sito Madonna di Ripalta, scavi 1980-81. A proposito, dove sono questi reperti?); diverse e notevoli le testimonianze di epoca Daunia (vedi Loc. Lupara). E si potrebbe continuare con decine e decine di riferimenti.

Dopo un’ora e mezza d’attesa, deluso e indignato, chiamai il numero indicato sull’apposita cartellonistica. Mi risponde il presidente della Pro Loco, prof. Antonio Galli, scusandosi e dicendomi che l’orario per l’estate è cambiato. Dato che i giovani volontari di sabato e domenica evadono dalla routine quotidiana (?), si è provveduto ad anticipare l’apertura il venerdì sera. Almeno così mi è stato riferito telefonicamente. Si modifica l’orario senza che l’Amministrazione Comunale sappia e approvi? Purtroppo anzichè affiggere la notifica all’entrata (dove chiunque passa, legge e si organizza per le visite), si è preferito attaccare un foglietto dietro la porticina interna al complesso, tra l’altro in zona pressochè priva di luce, che introduce al piano superiore dov’è il Museo. Per prenderne visione bisogna entrare dentro all’Ex-Opera, fare tutto il corridoio (buio!) fino all’ultima porta, scrutare gli avvisi che ci sono, capire ovviamente che quella è l’entrata, e trarne le conseguenze. Fuori, dove tutti i passanti leggono e si organizzano per le visite, l’orario resta invariato.
Producendo forti disagi agli ignari visitatori, me compreso. Ho notato purtroppo che anche sul sito internet del Museo, alla pagina visite su prenotazioni, l’orario per accedere almeno in quel SINGOLO giorno di apertura ordinaria, non è nemmeno specificato. Men che meno è riportato un orario stagionale o in base al senso di evasione dei ragazzi volontari. Come non vi è traccia di uno statuto, di un regolamento generale, di uno straccio di convenzione tra le parti (cosa diversa, ovviamente, dalla semplice delibera), di un organo collegiale d’amministrazione (esiste solo un Direttore, per giunta, onorario? Chi decide cosa, come e perchè?), di un bilancio sui contributi ricevuti o sui proventi eventualmente ricavati da un book shop. In che modo il Comune esercita la sua funzione di controllo? Esiste un disciplinare per le riproduzioni fotografiche e relativo uso? E uno per la richiesta di utilizzo degli spazi (aule per attività  didattiche, sala conferenze, mostre, ecc)? Il Museo effettua attività  di ricerca, pubblicazioni, promozione di studi? Ha un bollettino? Stila un calendario di eventi principali? Ci sono dei responsabili per singoli settori/attività  o per ogni cosa è necessario chiamare Galli? Se tutto ciò esiste “ ma ne dubito fortemente “ perchè non è online, sul sito istituzionale, dove il visitatore, il turista, lo studioso, per ovvie ragioni di funzionalità  (ma anche di trasparenza), è solito organizzarsi?

Cerignola vive culturalmente una situazione inverosimile derivante “ inutile far finta di nulla! “ dalle precedenti amministrazioni comunali. Confido nel pratico, sincero e repentino interesse della nuova Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Franco Metta e, in questo specifico ambito, dall’Assessore alle Politiche Culturali, prof.ssa Giuliana Colucci. Ai quali vanno i miei migliori auguri di buon lavoro. Sono convinto che, come già  dimostrato concretamente e positivamente in altre occasioni, il Comune, il Sindaco e l’Assessore alla Cultura provvederanno a conferire maggiore organizzazione, un più chiaro indirizzo, anche in termini di trasparenza amministrativa, a un’Istituzione culturale che intende assurgere a strumento per (cito testualmente dal sito) la conservazione, la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale locale.

Dietro queste belle parole, ripetute quasi a memoria ormai da chiunque, c’è un significato importante che deve essere chiaro a tutti: la Cultura è il motore dello sviluppo sociale ed economico di un paese. Ogni crisi economica è crisi di civiltà , a volte d’identità  e di valori. Investire nella Cultura non significa promuovere un’attività  dilettevole per pochi, quasi elitaria. Certamente bisogna evitare iniziative estemporanee fine a se stesse, inutili esternazioni di vanità  e di compiacimento personale. Urge una politica culturale seria, davvero interessata, capace di promuovere le persone attraverso la Cultura delle Persone. La parola Etnografia deriva da due termini di origine greca che letteralmente significano descrizione del popolo. La Cultura è espressione chiarissima di un Popolo che la produce, dunque è nostra espressione. Trascurarla vuol dire trascurare noi stessi. Promuoverla con serietà  e rispetto, significa tutelare, valorizzare e spesso creare manifestazioni di civiltࠝ. Non è affar di poco conto¦

VITO DE MEO “ Consigliere Nazionale Archeoclub d’Italia
 
 
 

 
 
 

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