Trombati eccellenti e dinosauri estinti: ecco chi non ce l’ha fatta

L’ondata di volti nuovi in consiglio comunale ha di fatto messo da parte i big della politica che per un ventennio hanno occupato le stanze dei bottoni, talvolta migrando da uno schieramento all’altro o mantenendosi coerentemente sempre dalla stessa parte, ma pur sempre in primo piano.

 

Il primo a farne le spese è Franco Reddavide, sindaco per 10 giorni dopo le dimissioni di Antonio Giannatempo, che nell’ultimo ventennio è partito come consigliere comunale, capogruppo, assessore, vicesindaco e primo cittadino: l’ebbrezza della fascia tricolore però si è spenta con il giudizio delle urne, con appena 122 preferenze al netto delle 477 di cinque anni fa. La lista Alleanza Nuova, di ispirazione giannatempiana, era stata cucita su misura per posizionare Reddavide in consiglio comunale. All’interno del progetto, tra i trombati eccellenti, c’è Salvatore Morano, che addirittura riesce a dissipare i 560 voti del 2010 raccogliendo appena 152 adesioni sulla sua persona. Stecca anche Savino Laguardia, che non arriva nemmeno a 100 voti e va fuori dal consiglio.

Chi non siederà  in consiglio, e nemmeno nella prossima giunta, sarà  sicuramente Michele Romano che, dopo aver migrato tra centrodestra e centrosinistra in cerca di un seggio con Emiliano, ha affrontato la campagna elettorale sotto il simbolo di NCD incassando 188 voti; anche Luca Reddavide, che proprio con Giannatempo ha iniziato la sua carriera politica nel 2000, non ce l’ha fatta: per lui 178 preferenze. L’elettorato ha bocciato pure Francesco Mansi, (diviso tra Dc e Forza Italia) 247 preferenze in una lista, quella del Nuovo Centro Destra, nata sulle macerie dell’Udc, che tra defezioni e cambi di casacca ha registrato una flessione dal 12% al 3% nell’arco di un quinquennio. Ovvero un decremento tragico (per alcuni sospetto) da 3600 a 800 voti. Quanto basta per fare in modo che gli alleati gridassero al tradimento.

Rovinosa anche l’esperienza del capogruppo della Cicogna in consiglio comunale, Gino Ratclif, che non è riuscito a confermarsi ed è balzato indietro ad appena 61 voti.   Non riesce a sfondare la soglia dei 64 voti nemmeno Antonio Daniello, considerato padre nobile del movimento mettiano e colui il quale ha appoggiato sin dal principio le imprese dell’avvocato.

L’ex candidato sindaco dei verdi Gianni Ruocco, anima dei Moderati per Tonti nel 2010, non riesce a superare lo scoglio degli 88 voti, così come la vecchia guardia rappresentata da Franco Palumbo (storico segretario DS) e Gianfranco Specchio (ritornato alla corte di Elena Gentile) non fa il boom: il 2015, anche per loro, è anno infausto. Discrepanza per Michele Longo, che da candidato consigliere regionale ha incassato oltre 2000 preferenze e al consiglio comunale appena 162. L’ex cicognino Michele Specchio, migrato nella lista di Michele Emiliano, ha subito un crollo verticale: da 350 voti del 2010 ad appena 37 nel 2015; non si vedrà  più in consiglio comunale nemmeno Franco Conte, passato con Liscio&Co dopo l’esperienza udiccina al fianco di Antonio Giannatempo. Anche Borraccino, che ha lanciato la candidatura del figlio dopo aver cambiato almeno 7 casacche nella sua storia politica, non ce l’ha fatta ad imporsi come highlander del consiglio comunale.

A questi nomi si aggiungono i regionali Antonio Giannatempo, con 1300 preferenze da sindaco uscente, a conferma di quanto l’ultima esperienza amministrativa abbia negativamente pesato sul suo forte bacino elettorale, e Fabrizio Tatarella, 929 voti inutili con la lista Schittulli. Pippo Liscio, tra l’altro, rischia di lasciare il suo progetto comunale, Lista Emiliano, nelle mani di Marcello Moccia e Nico Libertino, rimanendo completamente a mani vuote.
Michele Cirulli
 

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