Rifiuti radioattivi a Cerignola: frenano i CC, accelera la Regione

Ieri mattina le ruspe del NOE e della DDA di Bari si sono fermate a cuasa della presenza di alcuni rifiuti non identificati: tra le scoperte ci sarebbero stati pezzi metallici, la cui presenza sarebbe indice di rifiuti radioattivi. Secondo il protocollo, dunque, gli scavi si sono fermati in attesa dell’intervento dell’ARPA Puglia. L’indiscrezione, lanciata dall’ANSA, era stata accolta freddamente dal comando provinciale dei Carabinieri di Foggia: “”I Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia e quelli del NOE di Bari, nell’ambito dell’indagine Black Land, hanno terminato le operazioni di “”carotaggio”” avviate questa mattina nella cava sita in Cerignola (FG), contrada Borgo Libertà , conclusasi con i prelievi eseguiti dal consulente della Procura della Repubblica “”“ DDA di Bari. Gli scavi, eseguiti questa mattina, hanno portato alla luce rifiuti vari la cui natura si potrà  conoscere soltanto al termine delle analisi di laboratorio che verranno esperite sul campionamento effettuato dal consulente della Procura. Allo stato- si legge nella nota- non è possibile riferire ed indicare nulla sulla natura e sul tipo di rifiuti intombati rinvenuti nella cava ispezionata questa mattina””.

 

 

La DDA, ieri pomeriggio, ha escluso che tra i materiali trovati nella cava di Cerignola dal Noe vi siano sostanze radioattive. Si tratterebbe, però di rifiuti “”ad elevata pericolosità  e più importanti di quelli trovati in altri territori””. Ad Ordona, infatti, sono venuti a galla fanghi industriali, eternit, rifiuti ospedalieri e rifiuti solidi urbani. A Cerignola la situazione sarebbe ancora più critica. Mentre si cerca di gettare acqua sul fuoco sul pericolo scorie radioattive, l’assessore regionale all’ambiente Nicastro ha chiesto un incontro con il ministro per estendere il decreto terra dei Fuochi anche alla Capitanata: “”L’Assessore regionale all’ambiente della Puglia ha chiesto un incontro per discutere della possibilità  di proporre un decreto legge che permetta l’uso delle risorse economiche poste a sequestro penale per le esigenze di caratterizzazione e per rendere innocue le situazioni a rischio””, si legge in una nota.

“”Il decreto 136/2013, quello sul caso Ilva, conteneva una indicazione preziosa che nel caso dei rifiuti tombati nel foggiano potrebbe essere utile ad intervenire tempestivamente per le necessarie attività  di messa in sicurezza e di bonifica eventuale senza gravare sulle finanze degli enti locali. L’art. 7 del 136 prevedeva addirittura che potessero essere utilizzate per fini ambientali risorse sottoposte a sequestro penale anche in procedimenti di natura diversa””, scrivono dall’assessorato regionale.

“”Nell’incontro con il Ministro, sperando che sia il prima possibile, l’Assessore all’Ambiente- si apprende dall’agenzia regionale- chiederà  che si adotti un decreto specifico per quello che sta emergendo a Foggia o che potrebbe venir fuori anche altrove: i reati ambientali, i cui effetti sono permanenti per cui è necessario un intervento che ristabilisca la salubrità , rischiano di pesare due volte sui cittadini. In primo luogo per i già  citati effetti sulla matrice ambientale e per i rischi sulla salute pubblica e poi, in seconda battuta, per i costi connessi alle attività  di bonifica. L’indagine foggiana ha individuato delle responsabilità  e sottoposto a sequestro risorse economiche e mezzi che sono il frutto dei reati consumati. Se si potessero utilizzare quelle risorse senza aspettare le definitiva confisca che richiede parecchi anni, si eviterebbe di gravare sugli enti locali e si potrebbe massimizzare l’efficacia degli interventi””.

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