Black Land, l’ombra di una seconda cava ad Ordona

Un nuovo campo di pomodori e di carciofi pronti per la vendita, come tanti ce ne sono ad Ordona, ma sotto, invece, a qualche metro di profondità , potrebbero esserci rifiuti tossici e pericolosi provenienti dalla Campania di Gomorra. L’ultima scoperta dei Carabinieri del NOE (Nucleo operativo ecologico) è avvenuta ieri su input del CNR di Bari, che nei giorni scorsi ha effettuato sopralluoghi satellitari scoprendo un ulteriore sito in cui gli arrestati nell’operazione Black Land avrebbero sotterrato altro amianto, altri rifiuti solidi urbani, altri fanghi industriali o qualcosa di ben più nocivo. Già  a partire dalla prossima settimana, una volta terminato l’incontro in Regione Puglia per stabilire la quantità  economica di un ipotetico fondo di solidarietà  per sostenere le ingenti spese di caratterizzazione e bonifica, gli uffici comunali provvederanno ad effettuare nuovi scavi in un lembo di terra adiacente alla megadiscarica abusiva da 6 ettari che contiene oltre 500 mila tonnellate di rifiuti e oggi è interessata dai carotaggi.

 

 

La nuova ipotetica discarica a cielo aperto, a pochi metri dalla più nota pattumiera clandestina scoperta l’11 aprile scorso, appartiene alla famiglia Ciaffa e, con ogni probabilità , è stata nella disponibilità  di Gerio, tra i 14 arrestati: lì vicino ci sono dei pozzi ed anche per quanto riguarda la salubrità  delle acque il Comune sarà  chiamato a studi paralleli e preventivi rispetto a quelli operati dalla magistratura. L’ultimo probabile campo di monnezza è grande oltre 3 ettari e qui vi sono terreni seminati che danno vita a prodotti commercializzabili pronti ad arrivare sui piatti dei cittadini della zona. Per quanto riguarda l’altra cava, di dimensioni più estese, le perforazioni hanno raggiunto la profondità  di 15 metri portando a galla ogni tipo di scarto (al momento, però, non si verificano presenze radioattiva). Nella mattina di ieri c’è stato un tavolo tecnico interistituzionale che ha affidato all’ente comunale, attraverso l’ARPA, “”le indagini preliminari sull’area per verificare cosa ci sia nei pozzi e per effettuare la stratografia dei terreni muovendoci come cabina di regia””, dice Pio Tonti dell’ufficio tecnico di Ordona. “”Effettueremo indagini preliminari per pianificare le strategie da mettere in campo: da prime informazioni informali abbiamo appreso che i pozzi sono molti profondi, ad oltre 400 metri di profondità : se dovessero essere confermate, sarebbero notizie positive perchè- spiega Uricchio di Arpa Puglia- vuol dire che le falde non sarebbero intaccate. Inoltre il fatto che il terreno sia argilloso potrebbe risultare un ulteriore passo in avanti perchè permetterebbe difficilmente la contaminazione delle falde””.

Ovviamente, ci tengono a spiegare i tecnici, al momento si tratta di notizie sommarie e per ogni valutazione più certa si dovrà  aspettare la fine dei carotaggi e delle analisi in loco. La distesa di monnezza però potrebbe ampliarsi maggiormente, anche in considerazione del fatto che i terreni di proprietà  della famiglia Ciaffa, ad Ordona, si estendono per oltre 45.000 metri quadrati: ufficialmente solo 6000 metri hanno conservato, per almeno un anno, a partire da marzo scorso quando sono iniziate le indagini dei Carabinieri, gli scarti provenienti dalla Terra dei Fuochi; a questi potrebbero aggiungersi altri. L’operazione Black Land, però, ha investito anche altri Comuni della provincia di Foggia e, sin dalla prima metà  del mese inizieranno i carotaggi anche nei restanti centri: a partire proprio da Cerignola, in zona Diga Capacciotti, dove la banda non solo ha scaricato immondizia appiccando successivamente il rogo, ma anche qui- come riferiscono fonti investigative- ha interrato diverse tonnellate di scarti provenienti dalla Campania: rifiuti ospedalieri, rifiuti solidi urbani, fanghi industriali a pochi metri dal lago artificiale che immette acqua in tutte le campagne del territorio.

E’ proprio per questo, quindi, che Cerignola diventa il primo centro attenzionato dal NOE e dall’ARPA dopo Ordona, vero e proprio epicentro dell’operazione Black Land. Nella cittadina dei Reali Siti, però, si aprono emergenze parallele su più fronti sia per le spese di verifica, scavi e bonifica che per l’economia locale sulla quale sono state già  gettate le prime ombre e sono sempre di più i clienti storici che richiedono ai fornitori maggiori rassicurazioni sui prodotti da acquistare e sulla loro qualità . La regione Puglia, costituitasi parte civile nel processo Black Land insieme al comune di Ordona (rappresentato da Iaia Calvio) e ai comuni del consorzio dell’ex bacino FG4, sosterrà  le spese relative alla recinzione e a tutte le incombenze che la magistratura affiderà  al sindaco Rocco Settimio Formoso: nel frattempo sarà  l’ente ad anticipare le importanti somme in un contesto finanziario già  precario.  La portata giudiziaria sul traffico illegale di rifiuti assume connotazioni più pesanti e assimilabili a catastrofi ambientali di prima fascia: non è la Terra dei Fuochi, ci si affretta a dichiarare da più parti, ma le quantità  di immondizia trovate potrebbero crescere progressivamente insieme al rischio che le campagne di Capitanata siano il tappo di un contenitore esplosivo e nocivo.

Michele Cirulli
tratto da L’Attacco del 3 maggio

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