MV | Quando gli ultimi riescono a sovvertire l’ordine delle cose

È la storia di “Piccolo Miracolo”, film diretto da Guido Chiesa (soggetto di Edoardo Leo) in cui spicca una Greta Scarano davvero notevole nei panni di una ragazza non vedente
Si chiama “Piccolo Miracolo” ma non è esattamente un prodigio il film diretto da Guido Chiesa che vede protagonisti Greta Scarano e Marco D’Amore. Basato sul romanzo “La grazia del demolitore” di Fabio Bartolomei (soggetto e produzione di Edoardo Leo) forse non riesce a sfruttare tutte le potenzialità di un cast rilevante. A parte l’interpretazione davvero notevole di Greta Scarano, protagonista assoluta del film, l’incipit lasciava presagire qualche colpo di scena (e di sceneggiatura) migliore.
Guido Chiesa si sofferma sul contrasto sociale che esiste tra i palazzinari romani e le persone che abitano in periferia, abituate a sbarcare il lunario come meglio possono. Tra di loro spicca una ragazza non vedente talmente forte e combattiva da sovvertire l’ordine naturale delle cose, dove le famiglie ricche e potenti riescono sempre ad avere la meglio sulle persone che devono quasi ogni giorno trovare il modo di arrangiarsi e sopravvivere alle avversità.
La coppia inedita formata da Greta Scarano e Marco D’Amore ha potenzialità, anche se il personaggio dell’attore casertano, che finalmente esce da ruoli inseriti in contesti sociali difficili e malavitosi, nella prima parte sembra essere limitato solo dalla visione di una nuova realtà, anche se inciderà eccome nel corso del film, che vede la partecipazione di attori di primo piano come Gianmarco Tognazzi, Mariangela D’Abbraccio, Pierluigi Gigante e Laura Adriani che riescono a non essere solo da contorno ai protagonisti.
TRAMA – Davide Lancia (Marco D’Amore) è il figlio quarantenne del palazzinaro Glauco Lancia (Giorgio Colangeli) che in occasione del loro compleanno comune (sono nati lo stesso giorno) regala al figlio un ampio spazio verde dove realizzare l’ennesima speculazione edilizia grazie ai suoi agganci con dei politici locali. Al contrario del padre, Davide ha un animo diverso, più gentile, è appassionato di arte ma intende proseguire nell’attività edilizia del padre con due soci anche loro cresciuti in contesti agiati.
All’interno del parco resta da abbattere una sola palazzina dove abita Ursula (Greta Scarano), giovane donna non vedente che però riesce ad essere indipendente e a vivere una vita quasi normale nonostante le difficoltà quotidiane a cui sono esposte le persone con una forte invalidità.
La ditta della famiglia Lancia fa recapitare gli avvisi di sfratto agli inquilini ma Ursula intende far valere i suoi diritti e non vuole lasciare una casa in cui si muove a proprio agio, restando all’interno della propria abitazione che in questo modo impedisce l’abbattimento del caseggiato. Quando Davide si reca di persona nell’immobile per constatare lo stato di avanzamento dei lavori, resta folgorato dalla bellezza e dalla combattività di Ursula, con cui inizia a parlare fingendo di essere il tecnico del gas.
I due si incontreranno varie volte ma Ursula all’inizio non sa che ha di fronte il proprietario della casa che a breve dovrà lasciare. È a questo punto che avviene il piccolo miracolo: quando Davide inizierà ad aprire gli occhi e a guardare il mondo in modo diverso dopo aver conosciuto le storie di Ursula e di altre persone del quartiere in cui si imbatte in un bar della zona, anche se dovrà scontrarsi con il padre che non approva la sua nuova visione.
MENZIONE SPECIALE – Anche in questo film Greta Scarano mostra tutta la sua bravura. “Piccolo miracolo” poggia quasi per intero sulla sua interpretazione, per niente facile soprattutto perché si tratta di calarsi nei panni di una persona non vedente. L’attrice e regista romana, passata per film d’impatto come “Suburra” o in serie di successo come “Romanzo criminale” e nella trilogia di “Smetto quando voglio”, non a caso è stata l’ultima madrina del festival del cinema di Venezia dello scorso settembre, quasi a sugellare un successo professionale costruito nel tempo a suon di interpretazioni di spessore.
Simone Perdonò
