lunedì, Agosto 10, 2026
Cultura

MV | Karate Kid Legends, una bocciatura senza appello

Il sesto episodio della saga ha deluso le aspettative con una storia che si allontana dalla trama originale. Ralph Macchio appare solo in qualche scena finale

Si chiama “Karate Kid – Legends”, ma di leggendario ha solo il nome. Anzi, l’ultimo film della saga iniziata nel 1984 ne segna una fine ingloriosa. Non basta la presenza (peraltro di poche pose e dopo circa un’ora dall’inizio) di Ralph Macchio a migliorare un prodotto che fa acqua da tutte le parti.

Il sesto episodio della saga Karate Kid è un reebot del 2010 con Jaden Smith e Jackie Chan, ambientato in una Cina che aveva affiancato (e per certi aspetti superato) gli Stati Uniti nella crescita economica e commerciale. Ma Jackie Chan (signor Han) era riuscito nel non facile compito di sostituire degnamente Pat Morita (il maestro Miyagi) nella produzione di Will Smith, con un Jaden Smith che ha cercato di fare il massimo per essere un Daniel LaRusso millenial.

“Karate Kid – Legends” fa il viaggio al contrario; dalla Cina arriva a New York con un esordio imbarazzante affidato all’intelligenza artificiale, in cui il maestro Miyagi spiega l’unione della sua scuola e della tradizione di Okinawa con quella di kung fu cinese degli antenati di Han (Jackie Chan). Il giovane protagonista questa volta ha gli occhi a mandorla: Li Fong, interpretato da Ben Wang II, che da allievo diventa maestro per il padre di una ragazza che incontra per caso, un vecchio boxer sotto ricatto di alcune persone. Tuttavia il film si allontana, e non di poco, dalla trama originale, senza riuscire ad avere guizzi interessanti anche per chi non avesse visto i film precedenti.

La presenza di Jackie Chan e Ralph Macchio, che compaiono solo nel finale del film, non migliora la situazione; i due sensei allenano Li Fong nella sfida finale del torneo di karate che si svolge tra i grattacieli di New York. Il finale è quello di sempre. Scontato e senza sussulti. Un vero peccato che una saga iniziata negli anni ’80, che ha tenuto incollati allo schermo milioni di ragazzini ed almeno un paio di generazioni, abbia avuto una fine in modo così deludente.

Simone Perdonò

 

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