Furti per 100mila euro nell’ultimo mese: contrada Forcone Cafiero è terra di nessuno

Conflitti a fuoco, furti a ogni ora del giorno e della notte, impianti milionari nuovi di zecca diventati ormai macerie per le continue razzie. Si tratta di una semplice storia di abbandono, quella che si sta verificando a Cerignola, in contrada Forcone Cafiero, dove una volta c’era la sede della SIA e soprattutto dove ci sono ancora oggi gli impianti e gli uffici della discarica che dovrebbe rientrare in funzione.
Nell’ultimo mese ci sono stati furti di rame, dei quadri elettrici, degli interni degli uffici per un valore stimato di circa 100mila euro. Certo, le stime non sono ancora ufficiali, ma il traffico di malviventi che arrivano in zona è ormai un dato certificato.
L’area è molto estesa e, sebbene sorvegliata dalla vigilanza privata, è impossibile far fronte ai tantissimi punti di accesso, soprattutto nelle ore notturne. Perchè i furti di cavi e di rame hanno prodotto un risultato prevedibile: l’intera area, molto estesa, è illuminata solamente con un faro di piccole dimensioni.
Quindi è un gioco da ragazzi per i criminali entrare, rubare e guadagnare la fuga con estrema semplicità. I vigilantes fanno quello che possono e di più non potrebbero.
Ma da mesi è una sfida quotidiana contro il malaffare, mentre sembra non interessare a nessuno. Perchè di questa situazione ne è informato sia il Consorzio che il Comune, ma non si intensificano né i controlli (pubblici o privati che siano) né si mettono in sicurezza i luoghi, che ormai sono alla mercé dei ladri a ogni ora del giorno.
In contrada Forcone Cafiero vi sono gli impianti per il trattamento dei rifiuti. Si tratta di grandi manufatti che per chi ruba rame o altro rappresentano una miniera d’oro. E una miniera d’oro sarebbe anche per i cittadini, perché una volta rimessi in funzione potrebbero servire ad abbassare sensibilmente l’importo della Tari. Ma da anni sono fermi in attesa che il Comune e il Consorzio smettano di fare un braccio di ferro dannoso e decidano cosa fare di quella struttura, che nel frattempo è diventata il regno del malaffare.
