lunedì, Giugno 17, 2024
Cultura

C’era una volta la Tamma: storia dell’ex pastificio a Cerignola


La Tamma ormai abbattuta per lasciar spazio a nuove costruzioni è il simbolo dei tempi che cambiano e della modernità che travolge la storia. “C’era una volta Tamma”, titola Domenico Carbone, storico della città di Cerignola che passa in rassegna l’excursus del pastificio situato in via Milano.

C’era una volta il Mulino Tamma – di Domenico Carbone

Inizialmente era appartenuto a Pietro Furbatto, forestiero di Torino, che nel 1881  lo costruì nell’ampio spazio dell’ex Tratturo Regio alle spalle dell’Ospizio Solimine, dove, ormai fatiscente, il più prestigioso complesso industriale della città aspettava da tempo un nuovo destino. Gli eredi di Furbatto cedettero nel 1920 gli impianti alla Soc. SCELTA s.a.s. che fallì nel 1932, dopodiché subentrò, nella proprietà dello stabilimento, Raffaele Tamma.

La sua vicenda imprenditoriale è quella dei capitani d’industria, partiti dal nulla, se non dal sogno di nonna Serafina, che agli inizi dell’800, a Bari, pensava di produrre pasta in grandi quantità. A questo viatico familiare aggiunge uno spirito d’intrapresa che a Cerignola smuove l’intero comparto agricolo. Impone alla coltivazione del grano la qualità, che è la premessa della buona produzione di farine, pasta e dei derivati.

Fu una rivoluzione nel settore cerealicolo, nel quale per secoli si era pensato solo alla quantità della produzione, essendo sconosciuti o ignorati i parametri dell’umidità, del peso specifico, del colore e di altri valori merceologici ed organolettici: che, d’allora, divennero il verbo del mercato cerealicolo. Tamma  conosceva il mestiere, vigilava sul processo industriale non solo con l’occhio del padrone ma con la competenza del mugnaio, del pastaio e del buon amministratore.

Non erano quelli tempi di separazione fra la proprietà e il cosiddetto management, ma di unità di indirizzo aziendale assicurato dal carisma del fondatore. Primo ad arrivare sul lavoro, ultimo ad uscirne,  mangiava il panino con le maestranze, per tornare in treno a Bari ogni giorno nel tardo pomeriggio. Come imprenditore, credeva all’autosufficienza, per cui fu antesignano della filiera aziendale: selezione dei grani, trasformazione, confezionamento, imballaggio, commercializzazione  e trasporto dei cartoni di pasta. Indimenticabili mezzi furgonati di color rosso, con la scritta in giallo della ditta con la  iniziale “ T “ (piegata ma non spezzata)  come gli “ziti “, una delle specialità del pastificio.

Centinaia erano i dipendenti adibiti come impiegati, magazzinieri, mugnai, pastai, meccanici, spedizionieri, autisti ed erano talmente efficienti che di loro era proverbiale la precisione e l’affidabilità. Nel 1976 lascia in floridissime condizioni il mulino ai figli, che spostano la sede legale a Foggia in Corso del Mezzogiorno.

Il tempo era cambiato, ma  resta la memoria non solo di un grande uomo e imprenditore, ma di una struttura, di un ingranaggio fatto di uomini e mezzi di un’anticipata modernità industriale, commerciale ed organizzativa.


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bello
8 mesi fa

che bella la storia cerignolana spiegata in maniera così semplice e diretta

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