Il ritorno alla normalità dopo il nubifragio


Cerignola torna alla normalità dopo la bomba d’acqua di domenica 8 maggio. I gruppi elettrogeni che hanno sopperito alla mancanza di corrente sono stati rimossi dalle zone più colpite e la città rivive il solito trantran quotidiano, ma gli effetti materiali e psicologici sono ancora ben vivi.

Le attività commerciali cittadine, anche quando non hanno subito danni, hanno comunque vissuto momenti di forte disagio. Non fanno eccezione gli esercizi del rione Montagnola, una delle aree messe più a dura prova: la cabina elettrica che fornisce energia all’abitato circostante è stata completamente allagata e solo mercoledì 11 ha ripreso a funzionare regolarmente.

«Fortunatamente, ce la siamo cavata con poco – dice il signor Fortarezza che gestisce una macelleria nel quartiere – È entrata un po’ d’acqua, ma trovandoci in un punto leggermente sopraelevato, ci è andata bene».

Chi invece ha dovuto fare i conti con grossi problemi sono stati i titolari e il personale di un rinomato ristorante in via Trinitapoli, che è stata la parte della Montagnola invasa in maggior misura dall’acqua. «L’acqua è straripata dai tombini e ha invaso il locale, arrivando fino ai bagni e alla cucina – racconta il cuoco Fabio – L’altezza era di un buon mezzo metro.  Abbiamo perso molta merce: gelati, surgelati, generi alimentari. La sala ristorante si trova in un punto un po’ più alto e, per fortuna, i danni sono stati limitati».

La conta dei danni è ancora in corso: «Non sappiamo ancora bene quanto l’allagamento del ristorante ci sia costato, stiamo quantificando le perdite», spiega il signor Peluso, padre della titolare che lavora anch’egli nel ristorante. Perdite che non riguardano solo la merce, ma anche le mancate entrate causate dall’impossibilità di poter entrare nel locale: «Domenica sera, abbiamo dovuto chiudere perché in strada c’era talmente tanta acqua che la gente non riusciva nemmeno a scendere dalle auto. Le prenotazioni sono state annullate».

La situazione del locale non è drammatica, ma certamente si è trattato di un altro brutto colpo dopo la chiusura e le restrizioni causate dal lockdown: «A causa del covid siamo stati chiusi per quaranta giorni. Inoltre, avendo rilevato l’attività in piena pandemia, non abbiamo avuto diritto ai ristori perché non avevamo fatturato e ci abbiamo rimesso. Quando abbiamo riaperto, siamo gradualmente tornati alla normalità. Poi è successo questo», dice Fabio facendo riferimento al nubifragio. E ora? «Siamo nelle mani del Signore e non voglio aggiungere altro», chiosa il cuoco con amara filosofia.

Giovanni Soldano


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