Don Pasquale “lascia” Buon Consiglio e si dedica alla Caritas: “Scelta obbligata, c’è ancora molto da fare”


Le dimissioni da parroco della Chiesa di Buon Consiglio sono state firmate lo scorso 27 marzo, “per motivi di salute”, ma l’attività di don Pasquale Cotugno proseguirà come direttore della Caritas diocesana e dopo l’emergenza Covid, un’altra urgenza – quella del conflitto in Ucraina- terrà la Chiesa locale in prima linea per assistere i rifugiati.

“Di certo – commenta il sacerdote a Marchiodoc.it- cambierà radicalmente la mia quotidianità: non è facile per chi è abituato a stare a contatto con le famiglie, con i ragazzi, ma devo dedicare del tempo alle cure e quindi ho dovuto rassegnare le mie dimissioni da parroco. Compatibilmente con gli impegni, celebrerò messa presso il Duomo e manterrò a pieno ritmo il ruolo nella Caritas diocesana”.

Si prospetta un periodo ad alta intensità, perché è imponente la macchina dell’accoglienza messa in piedi dalla Chiesa in sinergia con l’Amministrazione Comunale per accogliere chi scappa dalla guerra. La diocesi accoglie in maniera quasi esclusiva tutti i rifugiati, dislocandoli nelle strutture di Orta Nova, Candela, ma anche presso Casa Rosati (nei pressi della Chiesa del Purgatorio) o presso le strutture dei frati cappuccini. Un’altra parte di rifugiati ha trovato sistemazione negli appartamenti di privati.

“Tutti gli ucraini presenti nel nostro territorio- spiega don Pasquale- vengono da Kiev. Generalmente si tratta di famiglie, o comunque di professionisti, insegnanti, assistenti sociali che hanno abbandonato la nazione dopo gli attacchi russi. Tutti vogliono tornare a casa e vivono una chiara instabilità emotiva perché da un giorno all’altro la loro vita è stata frantumata. Chiedono poco e ringraziano molto, vivono con gratitudine e discrezione questo momento”.

Anche la macchina della solidarietà cerignolana non è tardata a partire, con le iniziative di privati cittadini che si sono affrettati a donare, ad ospitare, perfino a chiedere di poter adottare bambini: “Come Caritas ci preme ricordare che qui da noi al momento arrivano interi nuclei familiari, non bambini soli, che comunque sarebbero presi in carico dalla Prefettura. Apprezziamo l’aiuto di tutti, e dobbiamo ricordare che bisogna aiutare tutti indistintamente, non preferendo ad esempio i bambini invece che gli adulti, o non preferendo chi scappa dall’Ucraina  e non chi scappa dalla Siria”, aggiunge don Pasquale.  

Difficile capire quando questa emergenza potrà finire e per quanto tempo dovrà restare in piedi la macchina della solidarietà, perché all’orizzonte, prima di tutto, non si intravede la fine del conflitto. Per questo, il prossimo 24 aprile, la Caritas organizza una colletta per i profughi ucraini. Per don Pasquale Cotugno non è la prima guerra. Negli anni passati si è occupato anche del conflitto in Kosovo: “Eravamo a Kavaje, città in cui venivano accolti i cittadini kosovari in fuga dalla guerra. A Kavaje c’erano famiglie povere che accoglievano famiglie kosovare benestanti che scappavano dalle bombe. Quel senso di solidarietà è lo stesso che rintracciamo oggi nei confronti dei cittadini ucraini”, annota il sacerdote.

L’impegno di don Cotugno proseguirà anche con i detenuti – attraverso il progetto Liberare la speranza- e con il progetto Diorama. Con lo stesso impegno, anche se adesso il direttore Caritas dovrà allentare un po’ la presa: “Ringrazio tutti coloro i quali mi hanno mandato messaggi e mi sostengono in questo momento. Non tirerò i remi in barca, ma dovrò ridurre gli impegni: per questo ho deciso di lasciare a malincuore la parrocchia di Buon Consiglio, che richiede dedizione quotidiana, mentre resterò impegnato nel lavoro con la Caritas diocesana e celebrerò messa al Duomo, quando possibile”.


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Michele Perla
8 mesi fa

Una scelta importante.

Questa notizia ci conferma che il nostro modesto aiuto è finito veramente in buone mani.

Ad majora don Pasquale

Michele PERLA

Targa Puglia

Trasparenza
8 mesi fa

Caro Don Pasquale, non si tratta di voler aiutare chi scappa dall’Ucraina piuttosto che da chi scappa dalla Siria, ma piuttosto chi scappa veramente dalla guerra e chi invece la fa per questioni economiche, che per carità sono anche sacrosante, ma devono essere gestite con differenti criteri. Infatti dalla VERA guerra scappano, donne, anziani e bambini e non uomini in età militare ben in salute, che la cronaca di tutti i giorni ci mostra l’arroganza e l’ingratitudine con interi quartieri in ostaggio divenute piazze di spaccio, prostituzione e quanto di peggio si possa pensare. Potrò avere ancora il diritto di… Leggi il resto »

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