Fatture per finte forniture di mosto: sequestrati beni per 4 milioni di euro


I Finanzieri del Servizio Centrale Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.) e del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari, con il supporto di militari dei Gruppi del Corpo di Ravenna e Forlì, stanno dando esecuzione a un provvedimento di confisca definitiva, emesso dalla Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di Bari, avente per oggetto beni immobili del valore complessivo di oltre 4 milioni di euro, tra i quali fabbricati e fondi agricoli ubicati nelle province di Ravenna e Forlì.

L’esecuzione del provvedimento di confisca dei beni rappresenta l’epilogo di una “tranche” della complessa e articolata attività investigativa denominata convenzionalmente “Baccus”, coordinata dalla locale D.D.A. e svolta dallo S.C.I.C.O., dal G.I.C.O. Bari e dalla Compagnia di San Severo, congiuntamente con la Squadra Mobile della Polizia di Stato di Foggia. In particolare, le investigazioni, svolte essenzialmente attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali nonché accertamenti bancari, avevano permesso di disvelare l’esistenza e l’operatività di un’associazione criminale, con base operativa in provincia di Foggia, finalizzata alla commissione di molteplici e gravi fattispecie delittuose, tra le quali l’usura e l’estorsione, aggravate dal metodo e dalla finalità mafiose, nonché di frodi fiscali in danno dell’Erario e dell’Unione Europea attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte di numerosi soggetti economici controllati dal sodalizio anche per il tramite di prestanome.



Ingegnoso è risultato il modus operandi adottato dall’organizzazione criminale: le imprese “cartiere” foggiane emettevano fatture per operazioni inesistenti, in relazione a fittizie forniture di mosto, in favore di una società vitivinicola con sede a Ravenna collegata all’organizzazione criminale che, in questo modo, acquisiva ingenti crediti fiscali nonché il diritto ad accedere ad aiuti comunitari erogati dall’AGEA. Quindi, la società ravennate
pagava tali forniture fittizie alle imprese “cartiere” foggiane con bonifico e maggiorazione dell’I.V.A. impiegando disponibilità finanziarie provento delle attività illecite commesse dall’organizzazione criminale e, nel contempo, conseguiva indebiti rimborsi fiscali per oltre 11 milioni di euro e illeciti contributi comunitari per oltre 18 milioni di euro.




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Cittadino
17 giorni fa

Nomi cognomi ,aziende, chi sono?
Non si capisce un cavolo, sembra una storiella da romanzo

Gigi
16 giorni fa

Praivasi del cavolo.

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