LA SENTENZA | “Da Metta ripetuta protezione degli interessi di famiglie legate ai clan”


Bocciatura su tutta la linea della difesa di Metta; stroncata senza mezzi termini la valutazione dei giudici di Foggia e incandidabilità “naturale” per l’ex sindaco di Cerignola, ma non per l’ex assessore ai lavori pubblici Tommaso Bufano. Questi, in sintesi, i pilastri della sentenza di incandidabilità disposta per il cicognino e contenuta nelle 29 pagine che spiegano per filo e per segno i suoi rapporti con esponenti di primo piano della criminalità organizzata cerignolana. In primo grado il Tribunale di Foggia aveva dichiarato candidabili alle elezioni sia Franco Metta che Tommaso Bufano: per questo la Prefettura di Foggia e il Ministero dell’Interno hanno presentato – e vinto – il ricorso.

La prima sezione civile della Corte d’Appello di Bari, presieduta dal relatore Maria Mitola con i consiglieri magistrati Salvatore Grillo e Alessandra Piliego, ha dichiarato “Metta Francesco non candidabile alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, che si svolgono in Puglia, limitatamente al primo turno elettorale successivo allo scioglimento del consiglio comunale di Cerignola (Foggia)”.  

Una conclusione quasi logica dopo che il Tar del Lazio, il 17 novembre 2020, aveva confermato lo scioglimento del consiglio comunale di Cerignola per infiltrazioni mafiose: “non sembra seriamente sostenibile” scrivono i giudici, che “La prima vicenda processuale (sorte dello scioglimento del consiglio comunale), non può non avere ripercussioni sulla seconda (quella relativa alla incandidabilità degli amministratori ritenuti responsabili)”. Nello specifico, infatti, rigettando le conclusioni del Tribunale di Foggia, la Corte d’Appello di Bari ritorna sugli episodi del bando Villa Comunale, Bando Verde Pubblico, Palazzetto dello Sport, Stadio Monterisi, partecipazione (insieme alla compagna) ad alcune celebrazioni con esponenti di peso dei clan cerignolani: eventi, questi, che hanno compromesso l’imparziale gestione della macchina amministrativa.



I giudici annotano: “E’ evidente come la cattiva gestione del Comune di Cerignola si sia in concreto oggettivata in una ripetuta e intenzionale protezione, da parte dell’ex Amministrazione Metta, degli interessi economici di una famiglia legata alla criminalità locale e tanto induce a ritenere che si sia verificata una significativa alterazione del buon andamento e dell’imparzialità dell’ente locale”.

“Nel caso di specie, sia dalla proposta del Ministro dell’Interno sia dalla relazione del Prefetto di Foggia, non emerge un mero quadro indiziario fondato su elementi semplici, bensì emergono elementi concreti, univoci e rilevanti che, se esaminati nel loro complesso, confermano chiaramente la presenza all’interno dell’apparato burocratico ed amministrativo del Comune di Cerignola, di persone legate da vincoli di parentela, affinità e frequentazione, con noti esponenti di spicco della criminalità mafiosa locale, nonché vincoli tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e imparzialità dell’amministrazione comunale”.

I fatti addebitati all’ex sindaco, che saranno analizzati nei prossimi articoli, tracciano un quadro inquietante rispetto alla correlazioni tra amministratori pubblici e pezzi della criminalità organizzata. Al contrario, per Tommaso Bufano, ex assessore ai lavori pubblici, la Corte conferma quanto già deciso dal Tribunale di Foggia: potrà essere candidato. Per lui, infatti, non vi sono elementi che stabiliscano con evidenza che, per quanto riguarda i lavori all’Hotel delle Nazioni, fosse a conoscenza dei legami tra società che gravitano nell’orbita della criminalità organizzata. Mentre, sugli addebiti relativi al verde pubblico o alla gestione della villa comunale, il suo assessorato, specificano i giudici, non aveva alcuna competenza.  

Michele Cirulli


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Fuori dai coglioni!
13 giorni fa

Dopo il Tar Lazio si esprime anche la Corte di appello di Bari sulla sua incandidabilita’. Cosa vorrebbe fare ora questo soggetto? Magari interpellare la Corte di Strasburgo?
Purtroppo per lui i fatti sono acclarati e circostanziati. In quale mondo illusorio vive? Qualcuno direbbe “ma ci è o ci fa?” Vuole continuare a negare l’evidenza? Io penso che le leggi dovrebbero essere più severine ed intransigenti! Bisognerebbe mettere lui, i suoi compagni di merende nunziali, e tutti i mafiosi merdosi su dei barconi e mandarli alla deriva verso il deserto africano. A questa gentaglia dovrebbero togliere la cittadinanza italiana!

Dividi et impera
3 giorni fa

Vedremo adesso Sgarro & C. cosa sapranno fare per questa bella cittadina, pregna di cultura, senso civico, rispetto della cosa pubblica, scevra dalla delinquenza, culla della cultura e del rispetto per il prossimo.
Attendo con ansia.
P.s. la verità non sta mai da una sola parte e solo gli idioti o chi è in malafede può crederci.

Vediamoci chiaro
13 giorni fa

Ma dai!!! Noi CERIGNOLANI non ci siamo accorti mai di nulla!!! Un fulmine a cielo sereno!! Gestione della villa, verde pubblico, !! Forse per questo incendiarono il bar dentro la villa!! Adesso cominciò a capire!!

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