Rapina e sequestro di persona, assolto dopo 6 anni: il testimone chiave era un “falso cieco”

Rapina e sequestro di persona, assolto dopo 6 anni: il testimone chiave era un "falso cieco"

Rapina a mano armata, sequestro di persona, lesioni, porto illegale di pistola: assolto. Dopo sei anni si conclude positivamente il processo a carico di un autotrasportatore cerignolano, accusato di aver rapinato, nel 2014, un carico di nocciole – poi ritrovato a Caivano – del valore di 200 mila euro al casello di Orte. Difeso dagli avvocati Marco Russo del Foro di Viterbo e Pietro Barbaro del Foro di Foggia, il trasportatore è stato assolto “per non aver commesso il fatto”.

La rapina. Era il 5 settembre del 2014 quando, in un autogrill, un camionista venne aggredito da tre uomini, intorno all’una di notte. Dopo avergli puntato contro la pistola, i malviventi lo hanno sequestrato e hanno imboccato l’autostrada e lo hanno tenuto in ostaggio fino a Caivano, nel napoletano. Solo allora, a quattro ore dal colpo, l’uomo è stato liberato e messo nelle condizioni di attivare l’allerta.





L’indagato. I sospetti sono ricaduti su un uomo di Cerignola, che aveva messo a segno un colpo analogo negli anni precedenti (poi assolto per queste contestazioni). La vittima inizialmente lo avrebbe riconosciuto attraverso le foto segnaletiche, ma la versione fornita agli inquirenti non ha convinto i legali Barbaro e Russo, che hanno chiesto per il proprio assistito il giudizio abbreviato condizionato al riconoscimento in aula da parte del testimone, il quale non si è presentato in aula adducendo come motivazione una “retinopatia diabetica” che in sostanza non gli avrebbe permesso di vedere.

L’investigatore privato. Non convinti della giustificazione, gli avvocati hanno ingaggiato un investigatore privato, che tramite video e foto ha dimostrato che lo stile di vita del testimone chiave era in realtà incompatibile con la patologia dichiarata. Nei fatti, si trattava di un “falso cieco”. Smontata la posizione del testimone, i legali hanno ipotizzato che, in realtà, il commando fosse di origine campana, anche perché i racconti della vittima non erano mai stati univoci sulla provenienza dei rapinatori.

L’assoluzione. Il pubblico ministero ha comunque chiesto una pena di 5 anni e 4 mesi, con lo sconto di un terzo della pena per aver affrontato il rito abbreviato: una richiesta non soddisfatta dal giudice, che invece ha optato per l’assoluzione piena che scagiona il trasportatore cerignolano “perché non ha commesso il fatto”.





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