I familiari Dell’Olio: “Giustizia”. Lastella: “Mi difesi”

«Ci sono lettere che è indispensabile scrivere per dare voce a verità inespresse; e questo scritto della famiglia Dell’Olio non vuole essere un
racconto del dolore che ha colpito la nostra famiglia, perché è inenarrabile. Vuole essere invece un racconto di quello che siamo, oltre che un tentativo di rispondere a quante assurdità sono tate fino ad oggi dette».
Lo scrissero nel luglio del 2017 alla «Gazzetta» i familiari di Giuseppe e Francesco Dell’Olio assassinati nel dicembre precedente.




«Mio padre, Giuseppe Dell’Olio, brutalmente assassinato lo scorso 12 dicembre da Lastella, era un uomo con un passato sicuramente “colorito”, ma che aveva integralmente pagato il debito con la Giustizia per reati commessi 20 anni fa. Mio fratello Francesco Dell’Olio, anche lui assassinato dall’impiegato, era un ragazzo di 24 anni, in attesa di successo, giovane papà e amabile compagno che nulla aveva a che fare con i trascorsi di mio
padre. Così come tutto il resto della famiglia. Strumentalizzare la vita di mio padre stigmatizzando così tutto ciò che a lui è legato in un’aurea di illegalità solo per tentare di rendere meno abominevole quanto successo, è un crimine. Queste sono solo parole» concludeva la lettera «il fatto è che due esseri umani sono stati strappati alla loro famiglia; il fatto è che nessuno si è preoccupato di chiedere cos’avessimo da dire; il fatto è che il dolore di una famiglia spezzata non dev’essere bollato come la lettera scarlatta dei pregiudizi sociali. Vogliamo giustizia».




Lastella: “Fui aggredito, mi difesi”

Francesco LaStella, classe ‘71, cerignolano, a piede libero, è comparso davanti al gup del Tribunale di Foggia per rispondere di duplice omicidio volontario «perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno
criminoso, dopo una violenta colluttazione e mediante l’ausilio di un coltello da cucina sferrava più colpi all’indirizzo dapprima di Francesco Dell’Olio e successivamente di Giuseppe Dell’Olio» (il padre) «provocando la morte di entrambi».



Successe il 12 dicembre del 2016 in un garage interrato in uso all’imputato situato in via dei Tulipani. Quando la prima pattuglia del commissariato di Polizia intervenne nel box, allertata dallo stesso Lastella che aveva detto ad
un amico di avvertire il «113», trovò Giuseppe Dell’Olio moribondo che pronunciò poche parole: «ha ucciso prima mio figlio e poi ha fatto a me»; accanto c’era il cadavere del figlio Giuseppe, mentre il presunto assassino era ancora nel locale sporco di sangue. I poliziotti arrestarono l’impiegato
e sequestrarono sia l’arma del delitto – un coltello da cucina – sia un coltello che sarebbe stato impugnato da una delle vittime per minacciare lo stesso Lastella, secondo la versione di quest’ultimo.



L’impiegato confessò di aver accoltellato padre e figlio, sostenendo però di aver agito per legittima difesa. Disse che per via del suo lavoro – impiegato al «cup» per le prenotazioni di visite mediche – e per aver contratto un debito di droga con i Dell’Olio, si era impegnato ad aiutare Francesco
Dell’Olio nel disbrigo delle pratiche in quanto il giovane cerignolano
aveva bisogno di cure e terapie riabilitative per i postumi di un incidente stradale. I Dell’Olio – sostenne il sospettato – si lamentavano dei tempi ritenuti lunghi; già in precedenza l’avevano minacciato; il giorno del
delitto lo accusarono di perdere tempo, nonostante le rassicurazioni di La Stella di star facendo tutto il possibile. A dire dell’imputato fu il capofamiglia a scagliargli contro un fornelletto elettrico trovato nel garage per poi puntargli al volto un coltello e minacciarlo di ferirlo: a quel punto lui afferrò un coltello da cucina e colpì padre e figlio temendo per la propria vita.



Una versione che non convince Procura e parte civile (e non ha convinto nemmeno il gup che ha inflitto 20 anni a Lastella). Fu Lastella che quel pomeriggio – ha ricordato in arringa l’avv. Francesco Santangelo legale dei familiari delle vittime – invitò i Dell’Olio a raggiungerli nel garage e non certo padre e figlio a recarsi d’iniziativa nel locale; non c’è alcun riscontro al racconto dell’imputato sul debito per droga, sull’aggressione subita, per cui la realtà – nell’ottica della parte civile, chiaro – è che Lastella uccise
i due concittadini non certo per difendersi.
Il racconto dell’imputato è veritiero, hanno ribattuto i difensori, gli avv. Giuseppe Perrone e Antonello De Cosmo chiedendone l’assoluzione per legittima difesa e in subordine una pena ridotta al minimo per eccesso colposo di legittima difesa. Già il gip che convalidò l’arresto di Lastella ipotizzò una «condotta sostanzialmente estorsiva» da parte delle vittime; il giorno del delitto poi – la tesi difensiva – Lastella si vide aggredito da un uomo armato di coltello e dal figlio: temette per la propria vita, e se afferrò il coltello e colpì i Dell’Olio fu solo per difendersi. (La Gazzetta del Mezzogiono)



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