Un elettore cerignolano su due vota M5S. Ma che astensionismo!

L’astensionismo gioca un ruolo determinante nelle elezioni politiche a Cerignola: il 42% degli elettori ha preferito restare a casa mentre l’affluenza su scala nazionale si è attestata al 73% e nella città  di Di Vittorio appena al 58%. In questo contesto si registra la schiacciante vittoria del Movimento 5 Stelle, che in Puglia ha fatto il pienone dei collegi uninominali.

Nel collegio Cerignola Manfredonia, infatti, Antonio Tasso (48%), il pentastellato su cui è pesata la sospensione di Luigi Di Maio dopo la scoperta di una condanna (poi procedimento prescritto) per masterizzazione di cd rom, ha battuto due pesi massimi di consenso elettorale come Michele Bordo del centrosinistra (15%) e Giandiego Gatta (31%) del centrodestra.

Analogo discorso al Senato, dove Ruggiero Quarto (39,41%), professore barlettano su cui si è focalizzata l’attenzione dei media italiani per la progettazione dell’impianto eolico offshore di Manfredonia, ha battuto di misura il candidato Sergio Silvestris (39%) del centrodestra per appena 90 voti. Non va benissimo nemmeno Forza Italia, se si pensa che rispetto al 2013 gli azzurri hanno perso 3000 voti e non è bastato neanche l’appoggio di Franco Metta e dell’amministrazione a contenere il tonfo. Ma il dato dei berluscones lascia ben sperare comunque se raffrontato con le percentuali su scala regionale o nazionale o se confrontato con quelli del Partito Democratico, ormai in caduta libera.

A Cerignola, nonostante la candidatura “”in casa”” (o forse proprio per quello) di Elena Gentile, i democratici racimolano poco più di 3000 voti, a testimonianza che la candidatura divisiva dell’europarlamentare ha prodotto nei fatti il secondo tempo della resa dei conti a cui abbiamo assistito prima e dopo il congresso provinciale e locale. Certo, per Gentile si tratta dell’ennesima sonora sconfitta nonostante in loco avesse media schierati in suo favore o totalmente disinteressati alla sua corsa: in discesa, dunque, è crollata da sola.
Dopo il ballottaggio perso con Franco Metta, quando ha piazzato il suo delfino Tommaso Sgarro, e dopo il congresso del PD in cui è finita addirittura in minoranza, per la pediatra arriva l’altra mazzata che fa il paio con le politiche del 2013, quando le bottiglie di champagne furono ricollocate in buste nella sede di via Mameli dopo l’inaspettata performance di Berlusconi. E c’è chi pensa che Gentile si stia attrezzando già  per le prossime regionali o, in alternativa, alle comunali, a dimostrazione che le (e)lezioni in casa Pd insegnano sempre poco.

La partita delle politiche, però, ha detto molto anche per i futuri posizionamenti in casa di centrodestra e centrosinistra. Mentre il Movimento 5 Stelle adesso è “”costretto”” a cercare un volto autorevole per le prossime amministrative, potendo contare su attivisti sparsi ma alcuni dei quali molto laboriosi come Olga Speranza o il già  candidato sindaco Francesco Grieco (i due sono espressione di diversi meetup), Liberi e Uguali dovrà  rimettersi in piedi considerate le percentuali ininfluenti racimolate (non è da escludere che alcuni piddini possano pensare a LeU per la crociata contro l’attuale maggioranza interna al PD).

La partita più interessante si gioca nel centrodestra “”mettizzato””. L’apporto del sindaco a Forza Italia, ancora da quantificare, pone però di fronte a un bivio anche per il futuro: Metta potrà  essere punto di riferimento per la destra cerignolana anche nel 2020? Per Natale Curiello e Paolo Vitullo sì, dicono i bene informati; per Fratelli di Italia, invece, un netto no.

Gianvito Casarella ha imposto la sua “”candidatura di servizio”” proprio per marcare la differenza dal magma di civici, amministratori e forzisti, delimitando un partito di “”centrodestra”” puro e senza “”infiltrazioni””. FdI a Cerignola ha preso 1400 voti: certo, pochi in ottica politiche, ma manna dal cielo se dovessero essere confermati anche alle comunali.
La faida nel centrodestra si gioca proprio rispetto al ruolo di Metta nell’ipotetica coalizione del futuro. Un tema, questo, che però ad oggi non è nell’agenda dell’attuale coordinatore cittadino Pietro Barbaro, che sta cercando di rimettere in sesto il partito avvicinando vecchi e nuovi simpatizzanti: “”Forza Italia dopo questi risultati elettorali si consolida come indiscusso primo partito del centro destra a Cerignola, apprezza gli ottimi risultati degli amici della Lega, auspicava un miglior risultato da Fratelli d’Italia, che aveva anche il coordinatore cittadino candidato al Senato, e constata i pochissimi voti del partito di Fitto, del ex sindaco Antonio Giannatempo. E’ dovere ringraziare tutti per aver sostenuto i candidati di Forza Italia e ribadisce ciò che i consiglieri comunali di Forza Italia hanno detto in consiglio comunale che il partito è pronto a dare un contributo in fase di programmazione per migliorare la nostra città  e per cercare di eliminare i malcontenti dei cittadini che hanno votato il movimento 5 stelle””.

“”Ero il candidato al Senato più giovane d’Italia. Ma il primato più bello è in Puglia, malgrado tutto: Fdi al 6.82%, la percentuale più alta delle città  pugliesi. Raddoppiato il dato regionale. Il tutto con un partito organizzato in 4 mesi. Cresciamo”” dice Casarella, che aggiunge: “”Dall’altra parte del centrodestra, Forza Italia, che nell’intero collegio ha il 21.94%, a Cerignola dopo il matrimonio (non d’amore e dopo 3 anni di celata convivenza) col sindaco Franco Metta aggiunge scarsi 3 punti e va al 24.91%, con 6mila voti (comunque 3mila in meno del 2013): anche perchè o sei candidato o sposti relamente poco in un’elezione così. A sinistra, il de profundis del Pd ha la cifra del 14.4% che condanna Elena Gentile all’uninominale: si chiude un’era. Presente anche la Lega, ad intercettare per la prima volta, come in tutto il Sud, col 7.59% la protesta della destra: la stessa che a sinistra sfocia nel M5S, che vola al 39.61%, in entrambi i casi senza che alcuno degli elettori ne conosca i candidati””. Per Casarella il voto è un antipasto delle comunali 2020: “”Esiste una destra alternativa, ai primi passi, ma che sa crescere e camminare sul territorio””.

Per Daniele Dalessandro del PD la sconfitta è netta: “”Bisogna saper perdere, liberare il pensiero da i se e i ma, specie quando nessuna motivazione regge ad un risultato cosi limpido. Bisogna assumersi la responsabilità , tutti. Perchè non c’è sfumatura che salvi qualcuno, da qualunque lato si guardi. Bisogna capire che, parafrasando un noto detto relativo al gioco del poker, se dopo un po che sei seduto al tavolo non capisci chi è il pollo, allora il pollo sei tu. E se tutti ad un tavolo vincono e tu sei l’unico che perde forse non è sempre colpa degli altri””.
Michele Cirulli

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