Astensionismo tra i più alti di Puglia: le analisi di Valentino e Farina

Alle ultime elezioni politiche il 42% degli elettori di Cerignola ha preferito rimanere a casa e non esprimere alcuna preferenza per i candidati in campo. Il dato dell’astensionismo nella città  che fu del costituzionalista Giuseppe Di Vittorio è tra i più preoccupanti della Puglia e della Capitanata e di certo il più preoccupante tra i grandi centri della provincia, visto che l’elettorato ‘tiene’ ancora nella Pentapoli.

Ai seggi si è recato appena il 58% dei cerignolani aventi diritto, circostanza che ha aperto una voragine sia confrontando i dati nazionali (affluenza al 73%), che raffrontando i dati provinciali (67%) su chi si è recato al voto. A tutto ciò, nei seggi ofantini vanno aggiunte le 651 schede non valide (di cui 192 bianche).
“”Sicuramente è un dato profondamente negativo e deve far riflettere la nuova classe dirigente: il punto – dice Matteo Valentino, ex sindaco ed oggi impegnato in CittadinanzAttiva- è che non si dialoga più con l’elettore, non gli si spiega nemmeno come si vota, o cosa significhino le variazioni della TARI. Oggi vale solo Facebook o la tv. A Cerignola, poi, non avere candidati, o avere candidati altamente divisivi in lista, ha portato ad un peggioramento dell’astensionismo. Quando il candidato c’è ed è inclusivo il discorso cambia: se Fratelli d’Italia, che aveva Casarella nel proporzionale, è riuscita a prendere percentuali più alte rispetto alle altre città , è proprio perchà© ha schierato un candidato del territorio che ha mobilitato iscritti, amici, parenti, partiti che a loro volta hanno portato gente a votare””, analizza Valentino.

“”La gente è veramente stanca e il dato dell’astensionismo lo dimostra. A Cerignola, a parte Elena Gentile che tra l’altro non ha raccolto granchè, non c’erano candidati locali all’uninominale e questo abbassa l’affluenza. Per di più – aggiunge l’ex assessore provinciale Mimmo Farina – c’è da considerare che l’elettore cerignolano è anche molto annoiato da quello che offre lo spettacolo della politica locale, che ormai è degradata””. Il raffronto diretto è con Manfredonia: “”Nel centro sipontino c’erano due candidati di spicco all’uninominale, gente che ha voti, è conosciuta e stimata sul territorio, a prescindere da quello che è stato l’esito elettorale che ha premiato il Movimento 5 Stelle. A Cerignola cosa abbiamo espresso in termini di candidature? Poco, e tra l’altro tutti gli aspiranti parlamentari erano in posizione non eleggibile o in collegi impossibili””, rimarca Farina.
Legge elettorale, irrilevanza politica, classe dirigente disorientata sarebbero le cause che hanno fatto in modo che Cerignola diventasse maglia nera di partecipazione al voto. A Foggia-città  l’affluenza è stata del 67%, a Vieste del 63%, a San Severo del 67%, a Lucera 66%, a Manfredonia e San Giovanni Rotondo del 69%. A livello nazionale si è recato alle urne il 73% degli aventi diritto, ben 15 punti in più rispetto a Cerignola.
Michele Cirulli

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