Aggressioni, sputi e violenza contro le forze dell’ordine: a Cerignola è caccia alla divisa

Sono lontani i tempi di Angelo Matteo Di Giosio, il trait d’union tra la criminalità  cerignolana e quella calabrese, quando nel 2011 scovato latitante in una masseria nel vasto agro ofantino si complimentò con la polizia per averlo braccato, accolse gli agenti con un inaspettato invito: “”Consentitemi almeno di offrirvi un caffè””.

Oggi la criminalità  cerignolana pare essere più spregiudicata, violenta, tanto da generare l’impressione che ogni operazione, anche la più banale, possa trasformarsi in una vera e propria bolgia che mina l’incolumità  degli uomini dello stato. Per dirla con le parole del comandante provinciale dei carabinieri di Foggia, Marco Aquilio, si è di fronte al “”ripudio della legge””, ad una sistematica affermazione di sà© che passa dallo svilimento delle forze dell’ordine. Risse, aggressioni, ma anche sputi, insulti e tentativi estremi di intralciare l’attività  degli agenti e dei militari anche nelle operazioni più semplici.
La risposta della criminalità  cerignolana ai blitz degli agenti, troppo spesso nell’ultimo anno, si è tramuta in veri e propri atti di prevaricazione. Fino a registrare casi di raptus inconsulti e pericolosi, come quando l’anno scorso un uomo ha scaraventato una pentola contenente acqua bollente sul volto di un carabiniere, provocandogli un’ustione di secondo grado. Il tutto per un semplice controllo domiciliare. Alla voce “”resistenza a pubblico ufficiale”” corrisponde una furia cieca, talvolta immotivata. Si può aggredire un pubblico un poliziotto o un carabiniere anche solo per aver stanato un giro di allacci abusivi alla corrente. “”In questo caso bisogna stare attenti a non tipizzare, anche perchà© in questo modo gli si dà  un’importanza maggiore””, avvisa il colonnello Aquilio. Eppure “”a Cerignola sicuramente il fenomeno delle aggressioni alle forze dell’ordine si verifica in tutta la sua violenza””.
Come il 14 novembre scorso, quando i carabinieri si sono recati in via Penne, nota zona di smercio di stupefacenti, per un controllo: nel giro di pochi minuti, dopo aver fermato un uomo, la folla inferocita composta da parenti e amici del malfattore li ha accerchiati per favorire la fuga dello spacciatore. Alla fine il bilancio è stato di sette persone denunciate con obbligo di firma, oltre all’arresto per spaccio di stupefacenti. “”Sono situazioni in cui il forte degrado sociale sfocia nella criminalità  comune- spiega il comandante provinciale dei carabinieri Marco Aquilio- e molto spesso l’aggressione alle forze dell’ordine serve a dimostrare alla gente che non si ha paura nemmeno della divisa, per infondere terrore nei cittadini che osservano queste scene””. Il 2 agosto scorso è stata invece un’intera famiglia ad accerchiare la pattuglia arrivata sul posto per effettuare controlli, permettendo ad un pusher di scappare via.
E sarebbe potuta finire peggio se sul posto non fossero arrivati “”tutti i colleghi in quel momento in servizio di pattugliamento nell’intero territorio di competenza della Compagnia Carabinieri di Cerignola””. Molto spesso il fastidio per la legge può scattare per molto meno: “”Abbiamo fatto pericolosi inseguimenti solo perchà© il conducente dell’auto non aveva l’assicurazione””, ricorda Aquilio. è una sorta di ritrosia alle regole, un sottobosco “”in cui il senso di illegalità  è molto radicato””. In certi casi si tratta di interi quartieri a sembrare off limits: “”Noi, come rappresentanti dello Stato, abbiamo il compito di affermare ovunque la sovranità  della legge””, precisa il comandante provinciale dei carabinieri.
Il “”rifiuto della legalità “” ha portato a vere e proprie manifestazioni plateali di insofferenza, come il 17 ottobre scorso, quando dopo un’operazione in Terra Vecchia, nel cuore antico della città  di Cerignola, i militari hanno subito una doppia aggressione per aver arrestato un pregiudicato che invece di scontare i domiciliari, si trovava nei vicoli del quartiere a chiacchierare indisturbatamente con altri pregiudicati. Dopo aver minacciato i carabinieri, l’uomo si è dato invano alla fuga, aiutato e blindato da alcuni parenti che a loro volta hanno accerchiato le forze dell’ordine minacciandole e colpendole con spintoni e calci. Dopo qualche ora, ad arresto comunque avvenuto, un altro familiare per opporsi al fermo di una delle donne che aveva favorito la breve fuga del pregiudicato, si è recato presso il comando nell’intenzione primordiale di voler liberare i congiunti.
Così, approfittando del cancello aperto, ha aggredito il piantone, proprio nella stazione dei carabinieri. “”E’ un fenomeno che non ci spaventa e che nonostante tutto fa sì che i nostri uomini rimangano sempre lucidi e nel perimetro delle leggi. Ma è un fenomeno che non rende giustizia nemmeno ad una città  in cui vivono tante persone perbene””, commenta il colonnello Aquilio.

Michele Cirulli

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