“”Imbrattano”” i muri della scuola, il preside rilancia: “”Amiamo la street art, vi cediamo uno spazio””

è il contenuto dell’appello del dirigente scolastico della scuola media Pavoncelli, Vito Panebianco, che attraverso i social ha diramato un appello all’ignoto artista “”Monkey””, che nei mesi ha lasciato tracce di sà© e dei suoi lavori sulle pareti dell’istituto. Alcune riproduzioni, però, sono state semplici scritte ed è per questo che Panebianco ha invitato il writer ad esprimersi “”con criterio e intelligenza”” e non ammassando sulle pareti “”un’accozzaglia di graffiti senza senso e fatti per il solo gusto di vandalizzare i muri””.

Da qui la promessa di cedere uno spazio “”dove esercitare la sua vena creativa””. Di seguito l’appello del dirigente scolastico.

Non avendo la possibilità  e il piacere di contattare direttamente il writer , denominato Monkey, mi vedo costretto a ricorrere ai social per rivolgergli un appello, anzi una supplica accorata. La Scuola media Pavoncelli, che mi onoro di dirigere, dopo pressanti e continue richieste, è riuscita ad ottenere dei finanziamenti dal Ministero dell’Istruzione per effettuare degli interventi di manutenzione e “”abbellimento”” dell’edificio scolastico.
I lavori, iniziati da una settimana, hanno interessato la parte esterna con la pulizia e la pitturazione dei muri, che hanno reso la scuola molto più accogliente e presentabile e, permettetemi, più bella. Stamattina, la prima brutta temuta sorpresa: il famigerato Monkey, che già  precedentemente ha esercitato la sua arte su quasi tutti i muri della scuola, ha voluto metterci la sua firma su una parete giorni prima pitturata, in dispregio dell’accurato lavoro svolto e rovinando irrimediabilmente ancora una volta la facciata dell’edificio scolastico. Detto questo, caro Monkey, la prego vivamente, anzi la supplico di astenersi dall’esibire la sua arte creativa sui muri della scuola.
Lei sa meglio di me che la street art o arte del murales, che risale a parecchi anni fa, ha ottenuto importanti riconoscimenti, assurgendo a livelli di vera arte inseribile nello spazio pubblico e piacevole e facile da condividere con tutti, se prodotta con criterio e intelligenza e non come un’accozzaglia di graffiti senza senso e fatti per il solo gusto di vandalizzare i muri. Le faccio una proposta: mi contatti e le prometto di destinarle uno spazio, dove potrà  esercitare la sua vena creativa. Ma, in attesa di questo incontro, mi faccia lei una promessa: non imbratti più i muri della mia scuola, onde evitare anche altri tipi di interventi.
Vito Panebianco

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