Compensi in nero, la morte del Cambiamento e della politica locale

[ IL PUNTO ] Probabilmente la notizia dell’accertamento di 360 mila euro a carico di Franco Metta per i compensi in nero ricevuti è il certificato di morte del Cambiamento. Uno slogan che ha bombardato le case di tutti i cerignolani per quasi due anni e che stimolava curiosità  e accendeva speranze; oggi associato a questa  giunta e a questo sindaco, quella parola fa semplicemente ridere.

 

Di quella coinvolgente esperienza civica non è rimasto nulla, se non una persona ciancia sui social network accerchiato da cinque o sei fedelissimi. Se non fosse un sindaco, di Metta si dovrebbe avere tenerezza, ed invece qui esprimiamo preoccupazione. Per una persona che inventa nemici (memorabili i fantomatici che avrebbero remato contro Gazzè), che è ossessionato dal buonsenso (sul caso Marinelli sia lui che i due coniugi hanno fatto quello auspicato da giornali e dalle opposizioni, e gli amministratori hanno denunciato), che costruisce dal nulla cose impossibili (dopo 6 giorni di scuola ha stabilito che il profitto del piccolo da lui insultato trimone è buono: la valutazione più rapida di Italia); che ha parole sprezzanti per colleghi, giudici, giornalisti, cittadini, forze dell’ordine, ma mai “ mai- verso criminali e simili; che o fa finta o non capisce quello che gli viene detto dai cittadini.

Se non fosse sindaco di una città  ci sarebbe da sbellicarsi e da mandare gli screenshot delle sue intemperanze o delle sue peregrine osservazioni per rallegrare la giornata tra amici (non che già  non succeda). La autorevolezza di questa giunta è prossima allo zero. Annunci mirabolanti sull’ordinaria amministrazione, patologia da taglio del nastro (hanno avuto l’intuizione anche di presenziare a tornei di calcetto organizzati da ragazzini nei campetti privati), promesse di pulizia straordinaria della città  subito dopo aver ammesso che in realtà  manca l’ordinaria amministrazione, visto che la SIA è in difficoltà .

A rendere ancor più pericolosamente grottesca questa situazione c’è lo stuolo di improvvisati statisti di cui il sindaco si circonda. Da Lepore a Monterisi, da Erinnio a Lionetti, da Marinelli ai vari addetti al cyberbullismo su facebook, dal genero Dercole a Delvino, sembrano avere il Sapere in tasca e invece collezionano figuracce con frequenza assidua.

è un teatrino di avanspettacolo quando i consiglieri di maggioranza si complimentano tra di loro, col pronto intervento del giornalino di casa che fa da cassa di risonanza. Si scrivono lettere per dirsi quanto sono bravi e quanto sono belli. Con la giunta del Cambiamento si abbassa ogni giorno l’asticella della decenza, si sdoganano compensi in nero (cosa comune a tanti, dichiarano i cicognini-arieti intenti a incornare il muro del buonsenso e dimenticando che si sta parlando di un sindaco e non di chiunque); si giustifica qualsiasi cosa (si arriva perfino ad insultare i cittadini che protestano o denunciano le malefatte o azioni incresciose di terzi). Questi sprovveduti dall’incerta cultura amministrativa vogliono modificare il dna del dibattito pubblico che è fatto di domande, inchieste, proteste, critiche, perchè chiunque osi esprimere dissenso- anche solo attraverso un social network- dev’essere messo alla gogna. Perchè punirne uno per educarne cento è un retaggio che in passato ha funzionato, e casomai può ancora intimorire qualcuno.

Ed in questo si rasenta non solo il ridicolo, ma si intravede anche qualche ossessione nascosta in qualche meandro della psiche. Erano partiti per portare Dio in consiglio comunale, con l’operazione voluta dall’ex vescovo Di Molfetta, ed invece la volgarità  con la quale si pongono è l’unico tratto distintivo di una compagine che in un anno è riuscita ad autoflagellarsi (sui giornali sono finite persone che avanzavano soldi dalla squadra di Sandro Moccia, giusto per calibrare il peso degli amministratori). Col rischio concreto che questa parentesi amministrativa potrebbe riabilitare pure qualche vecchio amministratore imbarazzante, che oggi si sente addirittura meglio di questa squadra di governo. L’aspetto più grave è che nella coalizione del cambiamento non ci sono spessori, differenze. è una livella al ribasso. Che differenza politica c’è tra una Lepore e un Pezzano? Nessuna, entrambi proni al capo, entrambi silenti e solidali con il sindaco anche davanti ai colpi di testa più inaccettabili, come fossero Dercole qualunque.

Ed è altrettanto imbarazzante che le opposizioni, da Forza Italia al Partito Democratico, sul caso della vicenda sub iudice dei compensi in nero (360mila euro non giustificati da Metta) non abbiano espresso una sola parola, figurarsi richiedere le dimissioni perchè uno che si rende protagonista di certi atti non può, ad esempio, promettere che salverà  la SIA attraverso il recupero dell’evasione. Un sindaco impantanato nei suoi guai giudiziari, nelle sue bugie, nei suoi accordi elettorali e nei suoi eccessi senza stile. Uno che dà  di matto anche di fronte ad  un anziano o a un bambino, che dispensa morali su come comportarsi mentre le sentenze lo inchiodano ai suoi vuoti.

La soluzione è il Commissariamento, per almeno un paio d’anni se possibile, per rispolverare la legalità  e sciogliere le incrostazioni che in 20 anni si sono accumulate nei meandri di palazzo di città . Quando Metta è salito al potere ci si aspettava uno tsunami, ed invece è solo fanghiglia e sabbie mobili. Perchè oltre alle follie tutte da ridere di questa amministrazione, ci sono aspetti molto più seri che stanno passando al vaglio della magistratura. Bandi sospetti sui quali la Procura si muove, e che al di là  degli esiti giudiziari (la politica non deve aspettare la magistratura, ma casomai anticiparla), meritano riflessioni attente, soprattutto per il futuro. Se si aspettano i movimenti o i partiti per risollevare questo paese disgraziato, si fa prima a sperare che Metta diventi un sindaco equilibrato e autorevole.
Michele Cirulli
 

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