Dopo 1 anno di Metta come stanno i partiti tradizionali?

Dodici mesi, 365 giorni, 1 anno di Franco Metta alla guida della città . Tra bandi sospetti, volgarità  giornaliere e polemiche quotidiane se ne è andato il primissimo scorcio di consiliatura del Cambiamento: il 14 giugno 2015 l’avvocato civico rimontava di dieci punti il competitor Tommaso Sgarro, doppiandolo con altrettanta distanza, e da quel giorno la storica vittoria cicognina, in linea col trend provinciale, ha dato una mazzata non indifferente ai partiti tradizionali.

 
Ma fino a che punto il governo Metta ha inciso nella vita politica del centrodestra e del centrosinistra? Lo abbiamo chiesto ad alcuni dei protagonisti di quella tornata elettorale. I partiti sono davvero morti sotto i colpi del Cambiamento? Forza Italia sembra avere feeling con l’attuale amministrazione e il dettaglio non è sfuggito a diversi simpatizzanti e candidati al consiglio comunale che non hanno perdonato- e non perdonano ancora oggi- la linea morbida dei consiglieri azzurri Paolo Vitullo e Natale Curiello verso le condotte mettiane.
Il centrodestra locale oggi è in condizioni pietose, peggio di quanto sta succedendo a livello nazionale. Questo governo cittadino meriterebbe una buona opposizione, che però non c’è e l’elettore è spaesato, non c’è un’idea progettuale. La destra si era usurata a causa di personalismi già  nell’ultimo scorcio di legislatura “ analizza l’ex sindaco Antonio Giannatempo- ma col passare dei mesi la situazione è precipitata, anche a causa di personalismi. Più che altro, Metta ha vinto per ignavia e incapacità  del centrodestra, e oggi non è rimasto più nulla. Non credo che la Cicogna abbia inciso sui problemi, c’erano giࠝ. Ed è forse anche per questo che il braccio destro dell’ex primo cittadino, Franco Reddavide, ha già  scelto di prendere le distanze dai berluscones passando con il partito dell’Udc, forse abbandonando per sempre il progetto di riunire tutte le anime forziste che hanno affrontato la campagna elettorale 2015. Certo è che se domani si andasse a votare, ammette Vitullo, il centrodestra non assolutamente pronto ed è evidente.
Anche se i nostri elettori continuano a rimanere vicini, già  dopo il primo turno abbiamo registrato una vera e propria diaspora: chi è passato con l’UDC, chi ha preferito sedersi per fare accordi con la sinistra. . Sicuramente la sconfitta ha avuto ripercussioni, abbiamo attraversato momento di assestamento e stiamo riorganizzandoci non senza difficoltà . Ma credo che ormai le strade tra noi e noi ex alleati siano segnate e diverse, commenta il candidato sindaco azzurro.     Se Atene piange, però, Sparta non ride. Anche il centrosinistra si trova a dover fare i conti con il pesante bilancio di vittime più o meno eccellenti.
Dal 2009, con una esperienza terminata anzitempo per la vocazione alla forte litigiosità  interna, il PD ha praticamente fatto un buco nell’acqua in ogni competizione elettorale, bruciando candidati sindaco e aspiranti consiglieri regionali e provinciali o senatori. L’unica parentesi vittoriosa è lo scranno belga per l’europarlamentare Elena Gentile. Il PD oggi sembra chiuso in se stesso, secondo Michele Longo, che l’anno scorso ha sfidato Sgarro alle primarie del centrosinistra: Al momento sto in panchina, non vado in sezione da un anno. Sono iscritto, faccio parte dell’assemblea regionale, ma non seguo più. Dopo questo risultato, loro , i gentiliani, si sono arroccati nella sezione di via Mameli, non li ho riconosciuti come partito democratico, ma come comitato elettorale di Elena Gentile e fino a quando non prendono atto di questa cosa sto bene a fare l’osservatore, rimarca il direttore di banca.
Più che merito di Metta è stata la nostra incapacità  di piazzare candidati autorevoli e autonomi sia con Berardino Tonti che con Tommaso Sgarro. Erano figure deboli, vere e proprie false candidature, perchè l’anno scorso la candidata a sindaco nei fatti era candidata Elena Gentile, prosegue il democratico. Ci troviamo- conclude Longo- di fronte ad un potentato in decadenza, bisogna aprirsi alla gente per ricostruire, ma sconfitta dopo sconfitta non c’è stato alcun interesse al ricambio e alle sorti della città , ma solo a tenere in piedi in cero di una singola persona magari per la prossima candidatura.
Chi si era avvicinato al PD, alleandosi ma provenendo da una tradizione completamente opposta, pur usando il salvagente della Lista Emiliano, è stato Pippo Liscio, dipendente Asl e già  presidente del consiglio comunale di Cerignola in quota Alleanza Nazionale. Non è cambiato assolutamente nulla, i partiti hanno parecchi problemi e quindi non c’è bisogno di Metta per mandarli in paranoia. Non è Metta che ha avuto effetto sui partiti, anzi il fatto che non stia incidendo positivamente in campo amministrativo impone ai partiti di riorganizzarsi. C’era e c’è il deserto più o meno voluto da chi non vuole mollare le poltrona.
La previsione sul futuro del centrosinistra unito: I partiti o si aprono oppure perdono. L’esperienza della Lista Emiliano è chiusa con campagna elettorale, ma l’idea forte del raggruppamento catalizzatore di tutta quella gente che a Cerignola non si identifica in certe persone, rimane. Nel PD non vogliono aprirsi, così quella esperienza rimane in piedi, ma non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di entrare nel Partito Democratico. Non ci sono condizioni. E poi, entrare in quale Pd? Questo? Faranno barricate, quandanche ci fosse chi vorrà  entrare, perchè se entra gente nuova l’assetto cambia e chi sta dentro non vuole, conclude Pippo Liscio, che tra primo turno e ballottaggio tirò i remi in barca dopo che, a suo dire, l’europarlamentare Gentile minò il suo cammino verso la regione sostenendo Raffaele Piemontese dando modo di spostare la leadership del territorio su Foggia. Da allora tra Emiliani e Gentili non c’è stato alcun contatto.
Michele Cirulli
 

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