[Fahrenheit] I divini mondani: il duro mestiere di divertirsi

Un antico adagio dice che nella botte piccola c’è il vino buono. Una massima che si può applicare benissimo al libro di Ottiero Ottieri, i Divini mondani, un romanzetto di appena 90 pagine, ma che ha lo stesso rigore di un trattato di sociologia.

 
Non a caso ho parlato di sociologia, dal momento che Ottiero Ottieri è stato uno dei più grandi sociologi industriali del Novecento italiano, che ha saputo coniugare intento scientifico con abilità  narrativa, come testimoniano i suoi romanzi più celebri : Donnarumma all’assalto, la Linea Gotica, i Tempi Stretti e tanti altri.

Il chiodo fisso di Ottieri, l’alienazione umana, torna anche nei DivinI mondani, perchè non si potrebbe non parlare d’altro, considerando il regime di vita del protagonista, l’imprenditore sciupa femmine Orazio, che dietro l’apparenza di un paradiso terrestre nasconde un ritmo di vita martellante e sonoro. IL romanzo non è nient’altro che una lunga successione di eventi brillanti nell’alta società , a cui Orazio partecipa come ospite d’onore, senza alcun’intreccio narrativo che colleghi le varie sequenze narrative. La vita d’Orazio è interamente spesa in cocktail, cene, ritiri in montagna e sfilate private, in compagnia con splendide donne dell’alta società , che Orazio considera degne solo di una serata.

Se c’è qualche raffronto da effettuare, sicuramente Orazio ricorda l’imprenditore milanese interpretato da Antonio Albanese ne La fame e la sete. Frivolo, superficiale, apparentemente forbito ma coatto nel profondo, Orazio impersona un ceto industriale lontano anni luce dai vari Olivetti e Falck, che tante risorse hanno profuso nella promozione sociale verso i propri operai. Orazio si sente appartenente ad una nuova aristocrazia, dal quale il contatto con i cosiddetti esseri inferiori è bandito, pena la contaminazione con un mondo dal quale bisogna tenersi alla larga a tutti i costi.

Ma il romanzo non piacer sicuramente alle femministe, una volta messa a fuoco l’immagine che se ne esce della donna. Come la sua mentalità  d’imprenditore comanda, l’universo muliebre si divide fra ambiti trofei da esibire nel proprio salone, e semplici mortali prive di attrattive. Dichiara ad ognuna che è la propria donna della vita, ma nel frattempo si dedica ad intessere flirt con altre prede più ambite, in ossequio ad una legge del mercato applicata al mondo delle relazioni umani, ossia la serialità  progressiva.

Ottiero Ottieri è stato un grande rappresentante di quella narrativa del dopo guerra che non ha esitato a macchiarsi le mani dell’olio degli ingranaggi delle fabbriche per descrivere il mondo operaio da vicino. I divini mondani può sembrare una stonatura nell’economia dell’opera ottieriana, e in fondo lo è, se non si immagina l’intento parodistico d’insieme. Ottieri riflette sulla persistenza di atteggiamenti che si credeva sepolti dalla caduta dell’ancient regime, spazzato via dalla rivoluzione francese, ma che invece permangono profondamente fra esponenti di una classe sociale che dovrebbe essere improntata, nella tradizione e nella propaganda, al lavoro e alla sobrietà . Valori continuamente sconfessati da Orazio, che invece persegue coscientemente il piacere e l’ozio ad oltranza.

Lasciatevi travolgere dalla prosa magniloquente e musicale di questo romanzo, che arricchirà  notevolmente il vostro bagaglio lessicale e culturale.
Enrico Frasca
 

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