La condizione femminile a teatro: La casa di Bernarda Alba

A poche ore di distanza da quando il presidente americano Barack Obama ha dedicato un monumento nazionale all’uguaglianza tra uomo e donna, anche nella realtà  stornarese, cerignolana e dei comuni limitrofi ci sono occasioni per poter riflettere sulla condizione femminile.

 

Grazie alla storia, all’arte, alla letteratura e non solo, i mezzi che possono supportare questa riflessione sono molteplici, così come molteplici sono gli spunti culturali e quotidiani che non dovrebbero mai essere trascurati: ad esempio, in Italia e negli altri paesi industrializzati, nel 2016, sono ancora presenti disparità  su stipendi e pensioni in favore degli uomini, o ancora secondo dati ISTAT, nel solo quinquennio 2009-2014 una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subito almeno una volta violenza fisica o sessuale, e tra le vittime, il 40% spesso non ha denunciato quanto accaduto tra le mura domestiche perchè la tutela offerta loro dalla legge non è stata sufficiente.

Sono proprio le mura domestiche, in una realtà  tipicamente rurale andalusa, a fare da sfondo nell’opera teatrale La Casa di Bernarda Alba, scritta nel 1936, pochi mesi prima di essere fucilato nella bufera della guerra civile, dal poeta e drammaturgo spagnolo Federico Garcia Lorca, che con le sue opere ha contribuito a forgiare la cosiddetta edad de plata (età  d’argento) della letteratura spagnola nella prima metà  del XX secolo. Il testo, articolato in tre atti, oltre ad essere l’esempio perfetto di dramma rurale, in sostanza, è la realistica rappresentazione e insieme l’accusa verso un sistema sociale e familiare duramente patriarcale e fallocratico, di cui si fa garante e spietata esecutrice una donna vedova, Bernarda, che controlla e opprime la vita delle sue cinque figlie e della sua anziana e folle madre, costrette a vivere in un regime di quasi prigionia in osservanza di un lunghissimo periodo di lutto, imposto dai canoni e dalle tradizioni della società  dell’epoca. I temi trattati da Lorca in quest’opera sono diversi e vanno dalla tragedia all’oppressione delle donne, dal classismo all’importanza della tradizione e dell’apparenza, dal dispotismo al potere che deriva dalla ricchezza, fino alla bellezza corrotta, in un ambiente in cui non è permesso seguire i propri desideri e le proprie passioni, in cui soprattutto la gelosia e tutti i surrogati dell’amore e della libertà  fungono da forza motrice che condiziona i sentimenti e il comportamento di tutti i personaggi coinvolti, presenti nella scena o assenti, ma non per questo meno influenti.

Il teatro di Lorca fa forza sui sentimenti, il tutto è strettamente basato sulle reazioni comportamentali, sugli atteggiamenti e le emozioni che riguardano i protagonisti, pertanto il simbolismo è molto forte: sia nel significato dei nomi molto evocativi dei personaggi, sia nella scelta dei colori e degli oggetti: Adela, la più giovane figlia di Bernarda, il cui nome deriva dal verbo spagnolo adelantare (avanzare, superare) è l’unico personaggio che sin dalle prime battute, nel momento di lutto per la morte di suo padre, indossa un vestito di colore verde invece che nero, come tutti gli altri personaggi, quasi a evidenziare una possibilità  di ribellione al dispotismo materno, scandito da un bastone battuto sul pavimento assimilabile ad uno scettro. Proprio il colore verde, che nella letteratura occidentale spesso è stato associato alla gelosia, per Lorca (come nel suo capolavoro Romancero Gitano del 1928) simboleggia, inoltre, una personalità  passionale e lussuriosa, ma anche la morte.

L’associazione culturale La Voce delle Donne, col patrocinio del comune di Stornara, del comune di Cerignola, del Club Inner Wheel di Cerignola e dell’associazione foggiana Logos “ Comunicazione e Sviluppo, ha messo in scena lo spettacolo La Casa di Bernarda Alba, su testo di Federico Garcia Lorca, con l’obiettivo di perseguire e rendere sempre più capillare la sensibilizzazione su temi importanti come la violenza di genere, in questo caso per indurre una forte riflessione sulla disistima che molte donne hanno di loro stesse in un ambiente domestico che non è più un luogo che protegge e accoglie, ma che imprigiona e nasconde, creando terreno fertile per la maggior parte dei soprusi che molte di loro subiscono ogni giorno.

L’appuntamento è fissato per questa sera, 14 aprile 2016 alle ore 20:30 presso il Teatro Mercadante di Cerignola.

Luciano Gennaro Grippo

 

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