Black Land, almeno 30 milioni di euro per le bonifiche

La sentenza di secondo grado del processo Black Land, prevista nella giornata di mercoledì  presso la Corte d’Appello di Bari, è slittata a lunedì 18 aprile per permettere alle parti civili di depositare le memorie riguardanti i danni ed i costi di bonifica sostenuti e da sostenere per le oltre 283mila tonnellate di rifiuti campani depositati nelle campagne di Ordona, Cerignola, Carapelle, Trani, Apricena.

 

Il filone barese dell’inchiesta, che vedrà  a giudizio 11 persone che materialmente hanno gestito la tratta illecita di immondizia (a Foggia invece vanno a processo gli imprenditori), arriva alle battute finali e scopre tutte le carte.

Per bonificare i terreni interessati dai tombamenti serviranno oltre 30 milioni di euro. E’ questa una stima, peraltro parziale, giunta sul tavolo dei giudici della Corte d’Appello che hanno in più riprese richiesto informazioni sulla sanificazione delle discariche abusive. Secondo una delibera del Consorzio di igiene Ambientale FG4 datata all’aprile 2013, infatti, ammonta a 107.49 euro il prezzo di conferimento e smaltimento di RSU nella discarica dell’impianto SIA srl ubicato presso contrada Forcone Cafiero. Moltiplicando l’importo per il quantitativo di rifiuti fino ad ora portati a galla dai NOE dei carabinieri, la somma che ne viene fuori è, appunto, di oltre 30 milioni di euro.

Ma non è tutto, perchè è difficile, al momento, avere un’idea certa e definitiva su quante tonnellate effettivamente siano state sversate presso Cava Pelullo a Cerignola e cava Ciaffa ad Ordona. I carotaggi infatti avrebbero svelato solamente una parte di tutto il business e non è da escludere che, una volta partiti con i lavori di bonifica, sottoterra possa esserci altro.

Il costo delle operazioni, poi, è tarato sui semplici Rifiuti Solidi Urbani (RSU), mentre per altri materiali abbandonati illegalmente “”“ pericolosi e inquinanti- vi saranno da mettere in pratica ulteriori e più costose operazioni di smaltimento che potrebbero far schizzare alle stelle l’importo dei danni ambientali. Sembra certo, a questo punto, che nè gli 11 indagati, nè i comuni di riferimento, potranno ripagare in toto, fino all’ultimo centesimo, tutti i costi di bonifica. L’unica arma, a questo punto, rimane la creazione di un fondo speciale per cercare di limare al massimo i danni dovuti dallo sversamento illegale di monnezza.

Le zone monitorate dal NOE dei carabinieri sono state:  Agro di Ordona, Loc. Cavallerizza, proprietà  Ciaffa Michelina: 7.500 m3 – 10.000 tonnellate;  Agro di Ordona, Loc. Cavallerizza, proprietà  Ciaffa Gerio: 205.000 m3 – 270.000 tonnellate;  Agro di Cerignola, Loc. Cavallerizza, proprietà  Pelullo Antonio: 12.000 m3 – 15.000 tonnellate; Agro di Apricena, proprietà  Società  Agricola Castel Pagano srl: 500 m3 – 700 tonnellate; Agro di Ordona, Loc. Cavallerizza, proprietà  Ciaffa Carmela 1.500 m3 – 2.000 tonnellate. Quando nel 2014 sono terminate le operazioni di carotaggio, gli inquirenti informarono che le cave analizzate erano ricolme di Rifiuti Solidi Urbani non differenziati, freschi, interrati da poco e per i quali il processo di decomposizione non è ancora o è appena iniziato;  Rifiuti Solidi Urbani in avanzato stato di decomposizione: sono sostanzialmente Rifiuti Solidi Urbani interrati da più tempo (almeno da più di tre mesi), di aspetto nerastro ed estremamente maleodoranti.

Sono caratterizzati dalla presenza di valori di TOC (Carbonio Organico Totale) elevati e quindi, dopo la bonifica andrebbero smaltiti destinandoli a idonei e autorizzati impianti di trattamento termico; Terreni e sabbie a contatto con le predette due tipologie di rifiuto: presentano valori analitici superiori ai limiti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) per i siti ad uso commerciale e industriale, in alcuni casi, e per i siti ad uso verde pubblico, in tutti i campioni analizzati. L’inquinamento presente in tali terreni è stato determinato dallo scarico e dall’interramento delle due tipologie di rifiuto””.

Per questo i carabinieri, annotando come lo smaltimento fosse avvenuto “”in zone che non avrebbero potuto e dovuto essere adibite a ciò, non essendo assolutamente idonee allo scopo e peraltro immediatamente adiacenti a zone agricole coltivate””, intimarono di “”provvedere in tempi rapidi alla bonifica dei luoghi, onde limitare l’impatto ambientale derivante dallo stazionamento ulteriore dei rifiuti in situazioni assolutamente non idonee””.

Da quel giorno non ci sono stati lavori di bonifica e sanificazione dei posti interessati dall’inchiesta black Land. In particolare, la mole più grande di immondizia è stata sepolta ad Ordona (cava Ciaffa) e poi a Cerignola (cava Pelullo), dove in un primo momento si pensò “”“ salvo poi far rientrare l’allarme- che nella città  di Di Vittorio vi fossero anche scarti radioattivi. L’udienza finale del filone barese dell’inchiesta è fissata dunque al 18 aprile.

Michele Cirulli


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