Il caso mensa arriva all’Anticorruzione. Lepore da delirio

Ben oltre ogni tipo di immaginazione. Se non si trattasse di pubblica amministrazione la faccenda mensa avrebbe venature comiche per la quantità  di bugie inanellate da quando è stata eseguita la proroga del contratto alla società  barese Ladisa nelle more dell’espletamento della gara, che scadrà  il prossimo 18 marzo.

 

Come si ricorderà , in campagna elettorale il candidato sindaco Franco Metta disse senza mezzi termini che i nostri bambini mangiano merda, in relazione alla vicinanza tra il centro cottura e l’inceneritore Ecocapitanata chiuso durante l’amministrazione Giannatempo. Adesso ci si mette anche la società  Dussman, leader nel settore ristorazione, che rinuncerebbe alla gara se l’autorità  nazionale contro la corruzione non accolga le evidenziate criticità  del bando messo a punto dall’amministrazione. Tutte le strade sembrerebbero portare a Ladisa.

L’amministrazione ha chiesto che il nuovo centro cottura si trovi lontano da fonti inquinanti e per questo chi partecipa alla gara dovrà  munirsi di documentazione che lo attesti: ma come, se “ dice Silvio D’Onghia di Dussman- Asl e Arpa si rifiutano di rilasciare tale dichiarazione ? E se i due enti non rilasciano alcuna attestazione sulla salubrità  dei luoghi, a chi si dovrà  rivolgere il privato se non c’è nemmeno specificato in gara quali dovranno essere le autorità  competenti che dovranno attestare la salubrità  dei posti? Basta chiedere? Nemmeno, a quanto pare.  D’Onghia ravvede una negazione di specificare cosa si intenda per autorità  competenti per effettuare la richiesta di salubrità  del luogo fisico su cui costruire il centro cottura dato che nessuna ditta può fare questa dichiarazione se non supportata da ente preposto. E questa considerazione vale per tutti, meno che per Ladisa, che a conti fatti potrebbe rimanere in zona industriale, visto che in quella zona (e non nella nuova locazione) l’ARPA ha stabilito che i parametri di inquinamento sono dentro tutti i paletti imposti dalle norme.

Ma c’è dell’altro: a lasciare straniti i titolari della Dussman, che hanno scritto a tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione, c’è un particolare: Richiesta di caratteristiche minime del centro cottura (13 punti) dell’azienda appaltatrice dettagliatissime che ne identificano non la legittimità  richiesta ai criteri di legge (manca infatti la richiesta di certificazione della 152 di agibilità  dei vigili del fuoco o ancora dell’acquedotto pugliese), bensì una descrizione fisica ben precisa. L’accusa è grave: il bando di Metta e Dettori avrebbe guardato la forma della cucina più che le leggi.

Per i motivi elencati, spiegano i titolari Dussman a tutti i consiglieri comunali, queste anomalie minano una ampia partecipazione, potrebbero indurre una ditta a una dichiarazione mendace(sulla salubrità ). Per di più, descrivere le 13 caratteristiche della cucina potrebbe minare la par condicio degli OE e della libera concorrenza del mercato per l’obbligo di investimento su un centro cottura di proprietࠝ.

La società  si rivolge direttamente all’ANAC, autorità  contro la corruzione.

Nel breve tempo si genera il dibattito politico, con gli interventi di Sgarro, Metta, Lepore, Dalessandro. Siamo davanti a uno dei pasticci più grossi della storia amministrativa cerignolana. Non sarebbe a questo punto il caso in autotutela di sospendere il bando di gara?, chiede il segretario del PD. Al quale risponde Metta: Io, che sono il Sindaco, non ho nessun potere sulle gare di appalto, nè mi interessa chi le vincerà . Tommaso Sgarro tifa Dussmann.  Qualcuno gli spieghi che negli appalti la politica deve restare estranea, indifferente, equidistante. Rilancia Lepore, con un commento da delirio: A questo punto chiedo che rapporti ci sono tra Sgarro e la società  Dussmann Service. Sgarro portavoce della societa’…La politica deve restare fuori dai bandi di gara. Il contrario significherebbe ‘turbativa d’asta’ , condotta perseguibile penalmente. Qualsiasi dubbio o interpretazione in corso di gara deve essere posta alla Dirigenza e non certo alla classe politica. Continua una opposizione strumentale sulla questione mensa.

A fare da portavoce, dando alla stampa notizie su ditte private, era stata proprio la capogruppo del Cambiamento quando sosteneva che la ditta Ladisa ha dichiarato al capogruppo e al sindaco di aver diffidato il giornalista Cirulli per aver diffuso notizie equivoche e non veritiere. Notizia assolutamente falsa della capogruppo Lepore sostenuta attraverso il giornalino dei candidati al consiglio comunale in quota Cicogna. La balla leporina, inventata di sana pianta per nascondere la verità , è servita: nessuna diffida ci è arrivata da quando la consigliera ha diffuso la palla raccolta dai servi sciocchi.   Aggiunge Dalessandro (PD): Fatto un po’ più grave direi, segno dei rapporti continui ed esclusivi tra l’azienda e il movimento politico di Metta, attraverso comunicazioni mai rese pubbliche.
 
 
 

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