[Fahrenheit] Cronache quotidiane Pompei : sesso e amore nell’impero

| FAHRENHEIT | Mai l’ambivalenza dello spirito umano, in perenne oscillazione fra purezza e licenziosità , si è espressa meglio nell’impero Romano, di cui siamo a pieno diritto, volenti o nolenti, eredi e in una certa misura continuatori.

 
Se ne erano resi conto innanzitutto gli artisti stranieri, fra i quali i più recenti spiccano la band americana Bastille, che hanno scalato le classifiche con il loro fortunato brano Pompeii, ma anche la Settima Arte non ha mancato di tributare omaggio alla civiltà  sommersa con un recente film dal titolo omonimo.
Nel brano di qualche anno fa riaffiora l’eterno dibattito che ha caratterizzato eminenti studiosi sull’interpretazione della civiltà  romana, se sia stata un fulgido esempio di decoro e onesta oppure ricettacolo di vizi e corruzione. Ma ecco che nella disputa, sorta in pieno clima romantico e mai sopita, irrompe il giudizio di un fine esperto che sembra salvare in un colpo solo capre e cavoli. Proprio in una sua recente sortita nel nostro paese, il professor Francesco Paolo Maulucci, ha risolto la questione semplicemente facendo convivere le due anime della romanità , a partire dall’osservatorio privilegiato di una città  di provincia, assurta a emblema della duplice facciata della centrale Roma.
In una affollata conferenza su un tema pruriginoso, ma con uno stile sobrio e misurato, l’ex sovrintendente agli scavi di Pompei ha intrattenuto piacevolmente l’uditorio sugli usi e costumi degli abitanti dell’antica città  campana, non lesinando efficaci accostamenti fra la nostra civiltà  odierna e il suo oggetto di studi, ma attraverso una lente d’ingrandimento insolita. La voce del tempo che fu è affidata quasi interamente ai graffiti incisi sulle pareti delle case, che travalicano il teppismo suburbano per sublimarsi in testimonianze genuine della vita quotidiana di un capoluogo di provincia dell’Impero Romano.

Nel libro, al centro della visita, veniamo a conoscenza di aspetti poco edificanti, ma anche di un mondo che credevamo soppiantato dalla nomea invalsa nel tempo di città  di corrotti e corruttori, attraverso uno strumento fon inficiato da interessi ideologici o di parte.

Un viaggio che ci riporta, come un testacoda, ai giorni nostri, quasi per dimostrare la nostra diretta discendenza da un popolo che fu la culla e l’incubatrice dell’identità  europea e occidentale. Veniamo a sapere che a Pompei vigeva una legge sulla locazione degli immobili che è quasi la copia pedissequa di una legge ancora in vigore oggi. Ma nella sua onestà  di fondo ci comunica anche che certe bassezze erano in piena auge nel mondo che fu. E così è possibile imbattersi in individui poco ligi ai buoni costumi che espletano i loro bisogni fisiologici perfino su pietre tombali, attirando gli strali dei cittadini meglio educati.

Agli affreschi, già  celebri in tutto il mondo per la loro bellezza, spetta il compito di raccontare pagine oscure della vita di uno degli imperatori di Roma che di certo non ha mai goduto del plauso degli storici. Ci stiamo riferendo al ciclo di affreschi della Casa Dei Misteri, teatro di uno scandalo dell’epoca neroniana, che lambì direttamente la coscienza sporca del perverso regnante. Infatti la villa fu strappata alla sua legittima sposa Ottavia e donata ad un suo losco liberto in cambio della sua partecipazione della spoliazione dei beni della sua malcapitata consorte.

Il tema storiografico cede subito la parola al tema centrale del volume. Infatti subito dopo una rassegna storica si passa alla narrazione dell’amore in uso a Pompei, declinato in forme ed espressioni varie e contrastanti, che non ha nulla da invidiare alle penne di Luciano Canfora ed eva Cantarella. Il lettore si lascia travolgere dalle dolci e tenere effusioni degli innamorati infelici, di ogni sesso ed orientamento sessuale, testimonianza inoppugnabile della libertà  a stento dissimulata dai censori severi della Capitale. Tra i graffiti a tema romantico il professor Maulucci ha riconosciuto la mano di un celebre poeta del circolo dei Neoteroi, che diffusero nell’Impero la moda degli epigrammi alessandrini, servendo su un piatto d’argento la testimonianza della ricchezza culturale del sito campano. Ricchezza culturale figlia del lusso generale, esaltato dai mosaici a sfondo mitologico ed erotico, ora decantato dall’esplosione della corporazione dei maestri profumieri di origine orientale, che in breve arrivarono a rivestire un’influenza ragguardevole fra le consorterie elettorali nelle competizioni politiche locali.

Ma cosa sarebbero i graffiti se non sapessimo nulla, anche solo a grandi linee, dei loro autori? Non pago della loro liricità , il professore è giunto a riconoscere un filo conduttore fra i numerosi sfoghi d’amore dedicati ad una celebrità  dell’epoca, la starlette e probabile prostituta Primigenia Nocerina, che molto fece languire i cuori dei giovani Pompeiani. Oppure il lettore può fare la conoscenza del Guerriero i cui resti soggiornano nella Casa numero 13, che reca gli influssi della propaganda antigiudaica alimentata dalla contemporanea distruzione del Tempio di Gerusalemme.

Di Pompei, si può dire tutto e il contrario di tutto, senza che si possa in entrambi i casi esprimere un opinione erronea. La ricchezza del contributo del professore lascia presagire quali altri innumerevoli tesori potranno un giorno venire a galla dalle ceneri che hanno inghiottito Pompei in quel fatidico 79 d.C.
Enrico Frasca
 
 

 

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