[Libri] La psichiatra di Wulf Dorn: la Germania che non ti aspetti

Non scherzo : sono un tedesco dice un ragazzo serio e compassato ad un’automobilista incredula. E in effetti, i media tedeschi ci tengono parecchio a diffondere nel mondo l’immagine consolidata del rigore teutonico, anche a scapito di confronti non troppo lusinghieri con altre nazioni, tra cui spicca la nostra.

 
Non è ancora passata dalla mente la prima pagina del Der Spiegel in cui una pistola troneggiava su un letto di spaghetti al sugo, allo scopo di descrivere il Belpaese, caduta vittima della violenza terroristica degli anni Settanta. Ma ecco che nel 2009, un giovane logopedista tedesco, al secolo Wulf Dorn, con all’attivo una manciata di racconti horror amatoriali, pubblica un thriller che sembra sfatare, pagina dopo pagina, il mito della limpida razza germanica. Uno dei pregi più palesi del romanzo, dal titolo La Psichiatra, non molti, peraltro, ma che comunque contribuiscono a svelare aspetti poco conosciuti della società  mitteleuropea, di cui ovviamente non potevano andarne così fieri.

Il romanzo narra la discesa all’inferno di Ellen Roth, giovane e abile psicologa organica alla clinica psichiatria dell’immaginario paese di Fahlenberg, alle prese con una corsa contro il tempo per salvare la vita di una donna sconosciuta, affidata alle sue cure dal suo compagno e collega partito per l’Australia. Fra umiliazioni ad opera di un misterioso aguzzino e sequenze oniriche surreali, al vicenda si snoda attraverso una caccia agli indizi che condurrà  la giovane donna a riprendere le fila di un episodio doloroso del passato che credeva di essersi lasciata definitivamente alle spalle. Attraverso la sua ricerca disperata, Ellen si ritroverà  a vivere sulla propria pelle la condizione di alienata mentale, di cui si occupava fino a poco tempo prima dell’inizio delle vicende con distacco professionale, perdendo la nozione della realtà  e finendo per ricredersi profondamente sui propri conoscenti e amici più stretti. Come detto in anticipo, i punti di forza del romanzo sono senz’alcun ombra di dubbio le descrizioni dello squallore degli edifici pubblici menzionati, tra cui la stessa clinica e il commissariato di polizia, nonchè dell’inettitudine e della corruzione delle persone che vi operano, senza glissare sul contorno di teppisti avidi e sfrontati e giornalisti superficiali. Del resto non pare il parto della fantasia di uno scrittore avulso dalla realtà , se si bada al fatto che proprio negli anni in cui è ambientato il romanzo il debito pubblico tedesco, per la rivincita dell’italico orgoglio, è cresciuto in due anni del 27%, quasi il doppio di quello di casa, a cui si aggiunge l’impennata della corruzione e del degrado sociale.
Il romanzo appare fin da subito come un’accusa contro il lassismo e l’indifferenza regnante nella società  moderna, che ha finito per spostarsi dai centri urbani più grandi per contaminare le ridenti cittadine di provincia, che un tempo si ritenevano oasi felici nel deserto dell’animo umano contemporaneo. Ellen è una donna altruista, generosa, che non distingue nella sua cortesia fra donne vittima di violenze d infimo grado sociale e animali, ma che si troverà  a scontrarsi contro un mondo che sembra inevitabilmente contro i suoi sforzi, e che chiude gli occhi di fronte alle grame condizioni delle fasce più deboli della popolazione. Suggestiva è la rievocazione delle condizioni dei malati di mente degli inizi del secolo, in uno dei passi migliori del libro, in cui la dottoressa, finita negli scantinati della clinica, si ritrova a ripercorrere sulla propria pelle la durezza dello shock termico e della terapia elettroconvulsivante, che costituivano la prassi medica nella cura dei disabili mentali degli inizi del secolo. Del resto, la figura dello psicopatico aleggia per tutta la durata del romanzo, come se fosse uno spauracchio che sembra non risparmiare nessuno, tra medici, malati veri, gente incapace e amici bizzarri. In questo dobbiamo riconoscere lo spirito del tempo, memori della diffusione epidemica del disagio mentale nel mondo, la cui prevenzione stenta ad affermarsi a causa dello stigma sociale impresso dalla società  nei confronti dei diversi, che spinge i più a non rivolgersi alle strutture preposte per ricevere aiuto.

Certo, come c’era d’aspettarsi per un esordiente, l’impianto generale pecca di ingenuità  nella scrittura e nell’intreccio narrativo, non sempre imprevedibile, seppur stemperato da una lieve ironia incombente ad ogni pagina. Gli inserti onirici, venati di orrore fiabesco, alla lunga risulteranno dei semplici riempitivi della trama, per non parlare della virata decisamente soprannaturale che s’instaura nel finale d’opera. Per riassumere’ ora che siamo alle battute finali, La Psichiatra di Wulf Dorn è l’opera prima naif e sui binari classici del thriller, ma che non mancherà  di gettare luce sulle condizioni contemporanee di una Germania che vive al di fuori degli stereotipi diffusi. Buona lettura.
Enrico Frasca
 

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