Violenta, eclettica, potente e se ne frega dello Stato: la criminalità  cerignolana

“”Cerignola è come Corleone o Casal di Principe. Ma c’è qualcuno che lo sa? Ogni giorno sul nostro mattinale finisce almeno una rapina compiuta da loro””.

 

E’ questo il contenuto di un’intervista rilasciata dal questore Piernicola Silvis a La Stampa, nella quale ripercorre le peculiarità  delle mafie del territorio, da quella garganica alla Società , smembrata in parte dall’operazione dell’antimafia di Bari che ha tratto in arresto esponenti di primo livello del clan Moretti.

Per il quotidiano torinese Cerignola “”è una sorta di capitale europea della rapina in grande stile, con una predilezione per gli assalti ai caveau e ai furgoni blindati. Una specialità  della casa esportata in tutta Italia, da Milano ad Ancona, ma anche fuori dai confini”” grazie alla tenace opera criminale di “”professionisti senza scrupoli, aggressivi e violenti””. Il questore minimizza e, l’indomani, butta acqua sul fuoco sostenendo che quelle frasi sarebbero state fraintese. Ma c’è qualcosa che accomuna il centro ofantino al quartier generale della camorra. Un modus operandi che è tipico della più affamata delle mafie.

Rifiuti smaltiti illegalmente. L’idea che Cerignola poggi sui rifiuti è un sentire comune. Non c’è abitante che neghi la possibilità  di sversamenti, recenti o remoti che siano. Non sono, però, soltanto leggende. Sin dalla fine degli anni 90 inchieste giudiziarie hanno portato a galla rifiuti interrati nelle campagne cerignolane, in località  Pozzo Monaco, dove dal sottosuolo sono affiorati amianto, fusti metallici, parti di autoveicoli, materiale plastico, pneumatici, inerti tombati fino a sei metri di profondità . Tra le persone ascoltate dal giudice, anche diversi imprenditori di primo piano della città  del Tavoliere. Anche allora, secondo una relazione delle fiamme gialle, si scoprì che “”A seguito dei saggi effettuati si evince che è pratica abituale occultare rifiuti di varia provenienza e tipologia classificati anche per trarne profitto ripristinando delle cave senza le prescritte autorizzazioni di legge””.

Come se non bastasse, ad aprile del 2014- a 15 anni di distanza, si aggiunge un’altra inchiesta, Black Land, che svela i rapporti tra aziende campane e cave (senza autorizzazioni) cerignolane. Tombamento di rifiuti in stile Gomorra e, tra gli indagati, anche il nominativo di un trasportatore comparso nella black list che il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone ha reso nel 1997 alla Commissione Parlamentare Antimafia. Che tra il foggiano e la camorra ci sia una certa vicinanza, non solo geografica, è dato anche dalla recente Relazione del Ministero dell’Interno al Parlamento relativa all’attività  svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia nel periodo 2° Semestre 2015. Come a Casal di Principe, l’immondizia è uno dei business più importanti e frequenti per il foggiano: “”Un’ulteriore preoccupante manifestazione della criminalità  organizzata sul territorio è rappresentata da traffico illecito di rifiuti: il dato- si legge nel documento- è confermato da indagini svolte che hanno consentito l’arresto di componenti di un sodalizio criminoso dedito ad attività  organizzate per il traffico illecito d rifiuti speciali, peraltro titolari di siti abusivi e di imprese, soci e autotrasportatori””.

Omicidi. Sembra essere quasi impenetrabile, la criminalità  ofantina. Gli ultimi 5 omicidi (tra cui anche quello di un boss), avvenuti dal 2010 in poi, non hanno responsabili. L’ultimo, in ordine di tempo, ha rischiato di portare dietro di sè una scia di sangue ancora più lunga: a novembre due uomini assassinarono Luigi Mazzilli dandosi alla fuga a bordo di uno scooter, mentre una Fiat Punto faceva da palo. Un mese dopo veniva tratto in arresto il fratello della vittima, che secondo la tesi degli inquirenti di lì a breve avrebbe giustiziato l’assassinio del mese prima. Giustizia fai da te, nessun ricorso alla legge.

Bombe. Sfrontata, potente e violenta, la mala cerignolana sembra non aver paura nemmeno delle forze dell’ordine. Nel 2012 fu piazzato un chilo e mezzo di tritolo davanti alle abitazioni di alcuni poliziotti. L’ordigno era stato realizzato con un tubo in gomma lungo circa 30 centimetri, come quelli utilizzati per irrigare i campi, contenente quasi un chilogrammo di tritolo non puro e cinquecento grammi di detriti. La bomba era collegata ad un timer anche se, secondo quanto evidenziato dagli artificieri giunti sul posto per disinnescarlo, era stato costruito in modo tale da non esplodere. Sei mesi dopo fu data alle fiamme l’auto di un carabiniere di servizio nella vicina Trinitapoli. Fonti interne al commissariato reputano all’ordine del giorno, o quasi, l’arrivo di lettere minatorie anonime ai danni di agenti.

Rapine e furti. Nella provincia si rubano più auto che a Napoli. Con svariati metodi, tecnologicamente avanzati, con la specialità  prettamente cerignolana che è la cannibalizzazione dei mezzi. Solo nei primi sei mesi del 2015 ci sono stati 854 furti e 69 rapine. Ossia 5 furti al giorno e una rapina ogni tre. Numeri sbalorditivi che fanno il paio con l’assalto ai blindati, peculiarità  distintiva dei clan locali che con azioni di guerriglia riescono a rimpinguare le casse delle batterie. Non c’è stato solo l’assalto a NP Service, a Foggia, con il cerchio di camion incendiati in corrispondenza degli accessi al Villaggio Artigiani, ma anche altre operazioni altamente rischiose come quella avvenuta a gennaio 2014, quando la banda si è nascosta per ore in un furgoncino posizionato davanti alla sede del Banco di Napoli, per uscirne- sparando in aria ed in pieno centro- all’arrivo del portavalori.

Simbolismo. Ciò che Cosa Nostra ha fatto con gli attentati dal retrogusto simbolico, a giudici o ai palazzi storici, a Cerignola sembra succedere con gli omicidi. Nel 2014 viene assassinato Antonio Sorrenti, rivenditore d’auto: 10 anni prima ammazzò il boss Taddone perchè stanco delle continue richieste di denaro.  Anche l’assassino Sorrenti non ha ancora un volto, a testimonianza della impenetrabilità  degli ambienti malavitosi.

Arsenale. Il nascondiglio di armi più grande di Italia è stato ritrovato proprio a Cerignola, in un garage preso in affitto da due ignari cittadini. Francesco Russo in quella sala conservava armi lunghe e corte e decine di pistole, kalashnikov,  fucili mitragliatori, fucili a canne mozze, mitragliatrici con il treppiedi da terra, da combattimento in guerra, bombe a mano, giubbetti antiproiettile, 18.000 proiettili. Tutte queste armi erano state catalogate, con tanto di fotografia e prezzo. Nel resoconto tra ciò che l’uomo ha inventariato e ciò che è stato venduto, gli agenti della polizia hanno fatto un’amara scoperta: in quel garage mancava un bazooka, che risulta ceduto. Non si sa a chi, ma sembra certo che quell’arma sia stata acquistata per essere utilizzata.

Mercato della droga. Secondo fonti investigative, il mercato più importante della mala cerignolana è la droga. Quotidianamente il mattinale della questura fa contare arresti per piccole e grandi dosi sequestrate a uomini di tutte le età . I rapporti sarebbero nazionali ed extranazionali (Albania in principal modo). Non c’è solo hashish, ma anche marijuana e quintali di cocaina rivenduti in alcune piazze dello spaccio attive ventiquattro ore su ventiquattro, anche in zone non propriamente periferiche o lontane da occhi indiscreti. Nel 2014 un uomo fu ritrovato a Palermo a bordo di un’auto nel cui portabagagli i carabinieri trovarono 5 kg di cocaina pura.


“”Se la gente si è sollevata a Corleone o a Casal di Principe, perchè non si dovrebbe sollevare anche a Cerignola o a Foggia?””. Il questore Piernicola Silvis sta cercando di mettere in un angolo i clan della Capitanata. Per riuscirci, sottolinea, è necessaria soprattutto una presa di coscienza della società  civile, che al momento manca. Per questo, sul finire dell’anno, lanciò una provocazione indirizzata ai commercianti che non denunciano di essere vittime di estorsioni. “”Certo, la sintesi su Cerignola come Corleone o Casal di Principe è una sintesi un po’ eccessiva, ma a Corleone ci sono state manifestazioni di piazza in cui la gente ha protestato contro Cosa Nostra e a Casal di Principe, invece, è stato eletto, con il 70% delle preferenze, un sindaco che da sempre ha combattuto la camorra. Non vedo perchè questo non debba succedere anche nella nostra provincia. Serve prendere coscienza della situazione grave e di uno scatto d’orgoglio””, dice Silvis a l’Attacco.

A Cerignola le manifestazioni contro la criminalità  si sono rivelate sempre un flop. A marzo scorso, quando anche la Curia s’impegnò nell’organizzazione, i partecipanti furono un centinaio. E le istituzioni cittadine, dal canto loro, sembrano fare poco. Se a margine degli arresti per l’attacco Np Service il governatore Michele Emiliano ha espresso soddisfazione e apprezzamento per l’operato delle forze dell’ordine, in quelle ore il sindaco di Cerignola, attraverso i suoi canali ufficiali, sponsorizzava il suo comizio che sarebbe avvenuto all’indomani. Mancherebbe dunque una vera e propria cultura della legalità .

“”Cerignola ha una specificità  criminale particolare, con delle rapine molto frequenti e gli assalti ai portavalori. Ci troviamo di fronte a fenomeni molto diversi ma non certo meno preoccupanti, anche perchè non c’è una reazione dell’opinione pubblica””, sottolinea ancora il questore. Con questo humus la criminalità  sembra alzare la cresta. Nelle ultime intercettazioni, a Foggia, alcuni uomini della mala hanno preso coscienza di un piano per eliminare l’ispettore Sanna. Attacchi frontali alle forze dell’ordine si sono verificati anche a Cerignola, a cavallo degli anni 2012/2013, ma “”non hanno avuto seguito””.

“”Molto è dovuto al timore di ritorsione da parte della malavita organizzata, ma se si riesce a scuotere, e noi cercheremo di farlo, la società  civile troverebbe in noi un alleato indispensabile. Proprio questo è successo a Corleone e a Casal di Principe, ed è questo che dovremo fare qui””, conclude Silvis.


Il riferimento è al locale commissariato di polizia allocato in via Jesolo, che per entrare in funzione ha dovuto fare i conti con i problemi “”di vicinato”” poichè è stato indispensabile chiudere una strada pubblica per rendere agibile una struttura situata in una viuzza del centro, tra l’altro poco agevole e molto trafficata.

I guai del commissariato di Cerignola iniziano nel 2008, quando un officiale giudiziario si reca nel vecchio edificio di viale San Ferdinando per notificare l’ordinanza di sfratto. La polizia non pagava l’affitto (circa 750 mila euro di debito nei confronti di un privato). Così scatta la ricerca di nuovi locali. E dopo la richiesta di Carota di occupare il vecchio tribunale (lì la giunta- pur sollecitata in tal senso- vorrebbe creare una biblioteca comunale) , il Commissariato ritorna in una angusta via con condomini che si affacciano sui garage in cui vengono depositate le auto degli agenti. Nonostante questo “”l’attività  della polizia di Cerignola continua speditamente, pur tra mille difficoltà , grazie all’impegno di ottimi investigatori, come testimoniano le recenti operazioni””, dice Carota.

Michele Cirulli


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