La biblioteca a fuoco, botta e risposta Palomba-Capuozzo

| CARAPELLE | La notizia di cronaca è che, nella mattinata di lunedì 4 gennaio, la biblioteca comunale Francesco Nicola De Dominicis, sita nella periferia di Carapelle, è stata oggetto di un barbaro atto vandalico.

 
Ignoti facinorosi, infatti, hanno praticato un foro nel retro dell’edificio e, sfondando le scaffalature adiacenti al muro, si sono introdotti nella biblioteca.
Una volta raggiunta la sala studio, sono stati incendiati diversi tavoli e sedie, e le fiamme poi si sono velocemente propagate verso alcuni volumi e tomi delle raccolte conservate. Stranamente però, così come testimonierebbero gli inventari visionati dai Vigili Urbani, i computer presenti nella sala informatizzata e i numerosi macchinari di video proiezione, non sarebbero stati toccati dai malintenzionati che quindi, a conti fatti, avrebbero compiuto solo un atto teppistico e non dei furti. Adesso la situazione starebbe lentamente rientrando e da due giorni a questa parte, dipendenti del Comune, stanno lavorando per ripulire e bonificare l’intera area colpita dall’incendio.
Andando oltre il fatto di cronaca però, appare sicuramente importante cercare di capire come mai quella biblioteca fosse inutilizzata da circa tre anni; situazione questa che naturalmente l’ha esposta al degrado e al vandalismo degli ultimi giorni. Ricostruendo la storia di questo centro culturale, si viene a sapere che fu fortemente voluto dall’allora primo cittadino, Alfonso Palomba, abile nel riuscire ad ottenere in modo gratuito i volumi, semplicemente partecipando al Bando Regionale Aracne – Per un sistema a rete di Biblioteche Pubbliche Locali, relativo all’anno 2012. Per quanto riguarda la struttura invece, questa fu predisposta e costruita, da Franco Palmieri, un facoltoso cittadino di Carapelle, che sperava di poter riqualificare la zona nella quale aveva intenzione di avviare diverse attività  commerciali. Così non è stato, a quanto pare, e anni dopo lo stesso Palmieri fece causa al Sindaco, per riottenere la somma investita, la quale, di fatto, consentì la realizzazione del plesso senza alcun esborso di denaro da parte del Comune. Al di là  dei successivi contenziosi, l’inaugurazione si tenne nell’aprile del 2013 ma, solo qualche mese dopo terminava il mandato di Palomba e saliva, a Palazzo di Città , l’Amministrazione guidata da Remo Capuozzo, attuale sindaco di Carapelle.
Da allora la biblioteca non è stata più riaperta. «Doveva essere “ ha raccontato lo stesso Palomba “ il traino per elevare il nostro paese sul piano culturale, invece da tre anni a questa parte non è stato fatto nulla. Addirittura è stato tolto l’impianto di allarme che avevamo fatto installare. Le responsabilità  sono tutte dell’attuale Amministrazione che non ama investire nella cultura e non riesce a comprendere come, tenere chiusa la biblioteca, non sia uno smacco perpetrato nei confronti dell’ex sindaco, ma sia fondamentalmente un danno per l’intera collettività ». D’altra parte, una situazione analoga riguarda l’auditorium non molto distante dalla biblioteca, realizzato sempre dalla precedente Giunta e destinato ad ospitare eventi e spettacoli per una capienza di ben 400 posti. Anche questo splendido teatro coperto, finanziato dal Comune e dall’Unione dei Cinque Reali Siti, una volta ultimato, non è mai stato aperto.
«Per portare avanti delle iniziative di questo tipo “ ha spiegato il sindaco Capuozzo “ sono necessari notevoli investimenti in personale che per il momento il Comune non può permettersi. Nello specifico, la biblioteca avrebbe bisogno della presenza di un custode a tempo pieno, ma onestamente mi sembra esagerato per un piccolo paese come Carapelle e per una modesta quantità  di volumi. A dirla tutta sarebbe stato meglio non aprirla; allora fu fatto uno sbaglio, in quanto soltanto dopo abbiamo dovuto constatare che fosse impossibile gestirla al meglio. Per di più oggi con i computer, i libri servono sempre meno e quelli conservati in quegli scaffali, a maggior ragione, visto che sono antichi e ormai obsoleti!».
Tralasciando la discutibile opinione sull’utilità  dei testi più antichi, emerge netta la differenza tra le scale di priorità  tracciate dalle due amministrazioni che si sono susseguite nel piccolo centro dei Reali Siti. La dialettica politica impone delle volte la puntuale smentita e il capovolgimento dei concetti espressi dai contendenti, ma ciò va senza dubbio a discapito di quei, seppur pochi, giovani che avrebbero volentieri voluto accedere al servizio, per poter studiare in un luogo riparato e tranquillo. E’ chiaro che se dai vertici della politica passa il messaggio che quel luogo sia inutile, i primi vandali di turno lo tratteranno alla stregua di un luogo inutile. Anche e soprattutto per evitare ulteriori casi di cronaca, è necessario un epilogo migliore.
Francesco Gasbarro
 

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