Pale eoliche e cave, a Ordona non c’è Mafia

Ordona esce dalle grinfie della commissione d’accesso che dal 14 gennaio scorso ha indagato sugli atti amministrativi relativi alla gestione Pandiscia-Formoso per decretare se vi fosse o meno la mano della mafia a guidare la scrittura delle delibere e delle scelte delle giunte comunali.

 

Con  decreto  del  Ministro  dell’interno  del  23  luglio  2015, adottato ai sensi dell’art. 143, comma 7, del decreto legislativo  18 agosto 2000, n. 267, si  e’  concluso  il  procedimento  avviato  nei confronti del comune di Ordona. A costituire il pool, presieduto da Francesco Antonio Cappetta, è stato il prefetto Maria Tirone, su delega del Ministero degli interni, appena insediatasi al posto di Luisa Latella.

Ad essere al centro dell’attività  di controllo l’iter autorizzativo della cava di Gerio Ciaffa, in località  Cavallerizza, e la trafila che ha interessato la nascita di tre parchi eolici autorizzati nei pressi del sito Herdonia. Sulla conclusione delle indagini, però, l’attuale sindaco di Ordona, Serafina Stella, si dice assolutamente sorpresa: “”Non ne sono informata, non ci hanno comunicato niente e a questo punto non so se stiano ancora indagando. Non so nemmeno se siamo tenuti a ricevere delle comunicazioni””, riferisce la prima cittadina.

Ma andiamo con ordine. A dicembre 2014 l’organizzazione criminale guidata da Gerio Ciaffa viene condannata presso il tribunale di Bari: agli imputati è contestata l’associazione a delinquere e lo sversamento illegale dei rifiuti nella cava ubicata in località  Cavallerizza, nei pressi del sito archeologico, dove la DDA e il NOE Carabinieri hanno scoperto 250 mila tonnellate di rifiuti nascosti sotto terra.  La mente di quel sodalizio criminale interregionale, secondo quanto specificato dai pm Renato Nitti e Giuseppe Gatti durante la requisitoria, è Gerio Ciaffa, ordonese e già  coinvolto in precedenti operazioni della DDA nell’ambito dell’operazione Veleno.

A Ciaffa il giudice Galesi ha imposto 3 anni e 9 mesi di reclusione. La cava in cui veniva accatastata tutta la monnezza è stata regolarizzata durante il secondo mandato della giunta di Michele Pandiscia e il primo scorcio della esperienza di Rocco Formoso: autorizzazioni concesse dall’ente Provincia di Foggia. La localizzazione della cava avviene su una particella di proprietà  della zia dell’allora sindaco, nonchè sorella di Gerio Ciaffa, titolare della ditta Edil C, che nelle carte dell’inchiesta Black Land riveste ruolo strategico di fondamentale importanza. E’ stata questa, in sostanza, la motivazione che ha spinto la commissione d’accesso ad intervenire su Ordona, senza esiti positivi in merito allo scioglimento del consiglio comunale.

Ma non c’è stato solamente l’affaire rifiuti ad aver acceso i riflettori del Ministero dell’Interno guidato da Angelino Alfano. Le ricerche e la verifica delle deliberazioni comunali ha interessato i terreni sui quali le amministrazioni comunali hanno dato parere favorevole alla costruzione di tre grandi parchi eolici.
A presentare le domande sono state le ditte Parco Ordona, Eurowind e Ordona Energia. Il nome di Ciaffa- ma questa volta di suo fratello- ritorna anche nell’altra questione che la Prefettura ha inteso sviscerare con l’invio della Commissione presieduta da Francesco Antonio Cappetta.

E’ di sua proprietà , infatti, uno dei terreni su cui la società  Ordona Energia, che fa capo a Luca Fredo e ha sede legale a Milano, ha impiantato il primo parco eolico della storia del centro dei Cinque Reali Siti. Successivamente il Comune, sempre nell’era Pandiscia, ha stretto delle convenzioni con la società  “”Parco Eolico Ordona””, di Onorio Onori, e con la “”Eurowind srl””, rappresentata dall’amministratore delegato Doriana Lomaestro in rappresentanza degli interessi della società  della vicina Ascoli Satriano. Sulle pale, già  nel 2007 e 2008 vi furono altre due inchieste, rivelatesi infruttuose, da parte della Guardia di Finanza e dei Carabinieri.

La commissione d’accesso va via da Ordona: non c’è mafia dietro i provvedimenti. “”Ne ero sicuro dal primo momento”” dichiara a l’attacco l’ex sindaco Rocco Settimio Formoso, “”ma suppongo fosse un passaggio obbligato dopo l’inchiesta penale Black Land. Sia io che il mio predecessore, Michele Pandiscia, ne usciamo puliti ed oggi vi è anche l’ufficialità  che mette il punto ad una triste vicenda della nostra comunità “”.

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