Ecolav, l’autorizzazione che imbarazza Metta e Lionetti

Al di là  di eventuali altre irregolarità  nel procedimento amministrativo che si è concluso con la concessione dell’AIA, l’infrastruttura potrebbe non essere compatibile con il piano regolatore generale comunale “ PAP con il quale si caratterizza la nostra zona industriale. Il Comune dovrebbe accertarsi di non essere incorso in qualche disattenzione normativa nel concedere approvazione alla collocazione dell’impianto in quella zona.

 
Esprimono preoccupazione i Grilli di Cerignola in merito all’impianto Ecolav, che è ubicato nella zona industriale che accoglie e sterilizza rifiuti sanitari con finalità  di smaltimento. I dubbi sulla locazione della struttura nascono all’indomani della concessione, da parte della Regione Puglia, dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata il 27 luglio scorso, dopo che nel 2013 era stata rilasciata la Valutazione di Impatto Ambientale grazie alla quale Ecolav ha potuto sterilizzare i cosiddetti rifiuti D9 attraverso trattamento fisico-chimico che dia origine a composti o a miscugli eliminati con messa in discarica o in altri luoghi regolati dalla legge.
Con le ultime varianti al Piano Regolatore Generale, approvate in regione nel 2014, sostengono i grillini, l’ubicazione di quell’impianto potrebbe essere non a norma. A sollevare qualche recriminazione anche l’atteggiamento del Comune di Cerignola e dell’assessore all’ambiente Antonio Lionetti che, pur sollecitato dalla regione ad esprimere un parere (positivo o negativo) sull’AIA a Ecolav, ha inteso non rispondere spianando, di fatto, la strada alla concessione delle autorizzazioni.
Gli altri soggetti coinvolti nel presente procedimento, in particolare il Comune di Cerignola e la Provincia di Foggia, pur regolarmente invitati alle sedute della CdS, non hanno inteso partecipare nè trasmettere un proprio parere, si legge nella delibera regionale del 27 luglio scorso con la quale si approvano le ultime documentazioni per Ecolav. Un procedimento che fila liscio come l’olio “ stando anche alla mancata partecipazione delle controparti- e che riscontra soltanto parere favorevole con prescrizioni dell’ARPA Puglia.
Inoltre, precisano dall’ufficio regionale AIA di Modugno (Bari), il Gestore potrà , in caso di emergenza o indisponibilità  di impianti di recupero energetico, destinare a smaltimento il CSS prodotto. Tuttavia, il Gestore non potrà  accettare in ingresso al proprio impianto rifiuti i quali, a causa delle caratteristiche merceologiche, chimiche o formali definite dal produttore, siano, ab origine, non idonei all’attività  di recupero.
L’allarme è scattato perchè proprio in zona industriale si trovava un altro impianto, Ecocapitanata, che pur diverso (inceneritore) aveva destato scandalo sia perchè fu chiuso non appena si scoprì che le emissioni superavano di 17 volte le quantità  garantite per legge, sia perchè “ proprio gli allora oppositori cicognini- trovavano scandaloso che strutture simili si trovassero a pochi passi da aziende, come la Ladisa, che si occupano di preparazione dei pasti per le mense delle scuole elementari di Cerignola.
Per questo sono scese in campo anche le associazioni L’airone, AmbientiAmo Cerignola, Cittadinanza Attiva, Capitanata rifiuti zero. Tenuto conto della importanza e rilevanza che sotto il profilo della sicurezza ambientale e della salute riveste la presenza di una attività  di sterilizzazione dei rifiuti sanitari e la produzione di CSS, gli ambientalisti “ sotto la guida di un consulente qualificato – chiedono conto al Comune delle ragioni per cui l’amministrazione abbia inteso non partecipare e non esprimere alcun parere nella Conferenza dei Servizi. è il tasto dolente, quello della mancata partecipazione del Comune al tavolo tecnico perchè “ spiegano le associazioni- il parere risulta vincolante nel procedimento di attribuzione dell’AIA.
Le associazioni chiedono inoltre lumi sulla mancata pubblicizzazione del procedimento e sulle eventuali prassi da mettere in campo. L’assessore Lionetti ed il sindaco Metta si sono chiusi nel silenzio: stesso destino ha atteso l’intera maggioranza che sul caso Ecolav ha deciso di non parlare così come, più in generale, il riserbo è massimo su tutte le questioni ambientali.
Michele Cirulli
 

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