AslFg nel caos: 1 dipendente su 4 è in causa con l’azienda

Quasi un dipendente su quattro in causa con la Asl di Foggia. è questa l’incredibile rivelazione che fuoriesce dai piani alti di Piazza della Libertà  e che prende alla sprovvista il management dell’azienda alle prese con una lunga e complicata ricognizione generale sul numero dei lavoratori impegnati nel settore della sanità  pubblica.

 
Da stime ufficiose si apprende che nella Asl sono circa 3500 i dipendenti che quotidianamente prestano servizio: comparto medico, amministrativo, tecnici, figure di ausilio. Una babele di contratti che non sempre vengono rispettati perchè sommati all’atavica carenza di personale che innesca ondate di ricorsi che sfociano in contenziosi.
Sarebbero numeri eccezionali, quelli relativi alle liti tra azienda e lavoratori. E nella maggior parte dei casi è un giudice a decidere le sorti lavorative in mancanza di un regolamento certo e preciso che rappresenti il perimetro entro cui adeguare le prestazioni lavorative. Come riferiscono fonti auterevoli interne alla Asl, 7 contenziosi su 10 riguarderebbero il personale.
Le situazioni più drammatiche si registrano in particolar modo a Cerignola e a San Severo, ma gli uffici legali hanno il loro gran da fare anche nel capoluogo, dove i ricorsi si concentrano soprattutto sul pagamento degli arretrati, sul riconoscimento delle ferie e sulla corresponsione degli straordinari. In una condizione di emergenza permanente, con la pianta organica ridotta ai minimi termini, non di rado la direzione strategica è costretta a spremere al massimo i propri dipendenti. Magari attribuendo mansioni superiori a quelle previste in contratto senza che a ciò consegua un relativo innalzamento di livello. Così, ad esempio, può capitare che ad un inserviente, per tamponare le criticità  di personale, vengano attribuite responsabilità  da operatore socio sanitario. Può capitare, dunque, che l’istituzionalizzazione di un’anomalia diventi prassi. Una regola tanto strana che porta a ricorsi e agli interventi dei giudici. E i contenziosi crescono in maniera smisurata.
L’altro tasto dolente si chiama pagamento degli straordinari, anch’esso mostro generato dal numero risicato del personale rispetto alle reali esigenze dell’azienda stretta nella morsa del blocco del turnover, delle deroghe a singhiozzo e dei tagli costanti. I fondi annuali previsti per l’erogazione dei servizi e delle prestazioni aggiuntive non sempre riescono a coprire i costi del lavoro effettuato. Ed in sede di contrattazione decentrata i tetti massimi disposti per straordinari o i bonus per i lavori in zone disagiate risultano inadeguati. Soluzione? Aprire un contenzioso con la Asl di Foggia. Drammaticamente spiazzati, gli uffici legali non riuscirebbero più a portare il conto dei ricorsi, anche perchè non vi sarebbe ancora una definizione certa e precisa del numero dei dipendenti assunti nell’azienda sanitaria locale foggiana. La prima vera ricognizione è partita 6 mesi fa, quando per ottemperare alle indicazioni regionali, la direzione strategica ha richiesto ai direttori di strutture complesse report dettagliati su numero e mansioni delle unità  impegnate negli uffici disseminati sul territorio.
In questa situazione di totale incertezza, risuonano attuali, oggi, le parole dell’allora Procuratore capo Vincenzo Russo, quando definiva la ASL un pachiderma senza controllo. Non solo per via delle inchieste giudiziarie, ma per lo scarso controllo sulla vita amministrativa dell’ente. Guardando all’orizzonte il cielo sembra essere poco sereno, anche perchè gli esempi, assai vicini, dimostrano quanto sia pericoloso per le finanze del pubblico abbandonarsi a giudizi della magistratura. Succede a Bari, ad esempio, dove la ASL rischia di perdere 10 milioni di euro a causa dei mancati accordi con le sigle sindacali riguardo al servizio mensa per gli oltre 7500 dipendenti.
Alcune cause “ circa un centinaio- hanno già  ottenuto riscontri favorevoli da parte dei giudici e il pubblico ha dimenticato di impugnare i ricorsi “ informano i sindacati- aprendo una spaventosa e costosissima vertenza con i lavoratori, che potrebbe gravare in modo determinante sui bilanci dell’azienda sanitaria locale barese. Secondo ispezioni ministeriali, a Bari i 5000 dipendenti interessati dalla grana buoni-pasto avrebbero portato via all’ente “ soltanto di spese- circa 5 milioni di euro. Il resto per eventuali risarcimenti.
Al contrario, a Foggia, il bubbone è tenuto sotto traccia: anche perchè, al momento, informano fonti interne all’azienda, non si riesce a quantificare in maniera certosina e chiara il numero di ricorrenti. Di conseguenza non si prevedono stime su eventuali risarcimenti che potrebbero dissanguare le casse della più grande azienda pubblica della Provincia.
Michele Cirulli
 

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